Home | Chi siamo | Cosa facciamo | Perché siamo nate | Spiritualità | La nostra storia | Libreria | Fondatore | Famiglia Paolina | Preghiere | Archivio | Links | Scrivici | Area Riservata | Webmail | Mappa del sito

 

DIVINO SILENZIO DI NAZARET

 

Riportiamo dei passi di alcune meditazioni tratte dal libro Alle Figlie di San Paolo 1929-1933, vol. I, pp. 87-97, nelle quali il Primo Maestro ci invita a riflettere sul silenzio, virtù utilissima per chi voglia farsi santo. Portando a modello i “silenzi divini” di Gesù e Maria, ci ricorda le tre forme di silenzio che il Signore ci chiede: esteriore, meditativo e operoso.

[…] Il silenzio è virtù? C’è un silenzio che è virtù e un silenzio che è un difetto. Far silenzio perché si tiene il broncio, tacere a scuola quando si è interrogati, non è virtù. Il silenzio-virtù è il silenzio di Maria, di Gesù e di Giuseppe, perché esso era un continuo, abituale governo della propria lingua e delle parole, una continua meditazione e un perenne raccoglimento interiore, anzi, era di più ancora, cioè un continuo atto di amore e di preghiera. Non era il loro silenzio una malinconia, una tristezza nel sopportare il peso dei dolori della vita, ma era un silenzio divino.

Il silenzio esteriore

Cominciamo dal silenzio esteriore: 1) dominio sulla lingua, la quale parla secondo i pensieri che si hanno e secondo le fantasie. Al giudizio il nostro rendiconto comincerà proprio da essi; 2) dominio sopra le tendenze del cuore; 3) dominio sugli atti esterni e tra questi i più numerosi sono le parole. L’apostolo S. Giacomo ha scritto: “La lingua è un piccolo membro, ma è quello che domina il corpo ed esprime i sentimenti dell’anima”. Quante parole si dicono nella giornata e non tutte sante e sagge! Maria parlava poco, santamente e saggiamente. E noi? S. Giacomo dice: “La lingua è una ruota attorno a cui tutto si aggira”.

I peccati della lingua sono infiniti: contro la carità, la fede, la speranza, l’obbedienza, la castità, la mortificazione; e quante parole vane si dicono solo ispirate dalla vanità! Quanti meriti invece può farsi la lingua nell’insegnamento, a scuola, nella preghiera, quando parla per carità, per obbedienza, con parole sagge e dette come e quando devono essere dette! La lingua è uno dei membri su cui dobbiamo aver maggior sorveglianza, perché se è ben dominata, quanti meriti può farsi, ma se va a briglia sciolta, quanto purgatorio va accumulando! Oh, il silenzio di Gesù e di Maria, quello sì era un continuo dominio sulla lingua! Sovente in quella santa casa, si sentivano cantar le lodi del Signore, non discorsi lunghi e vuoti; il discorso più lungo che abbiamo della Madonna è il Magnificat, un bellissimo canto. Le parole di S. Paolo “trattenetevi tra di voi con canti ed inni spirituali”, com’erano messe in pratica da Gesù e da Maria! In quella casa si sentivano sempre discorsi santi: Gesù parlava di Dio e quanto bene! Maria della Sacra Scrittura e quanti esempi bellissimi sapeva trarne! Come sapeva ripeter bene le cose belle imparate da S. Anna sua madre e dal Sommo Sacerdote nel Tempio quando parlava della Sacra Scrittura alle figlie raccolte colà! Ma anche altri discorsi si facevano in quella casa di Nazaret e cioè i discorsi quotidiani necessari di una famiglia, ma tutto in breve, senza raggiri che sono indizio di animo non semplice. “Est, est, non, non”: Gesù l’ha prima praticato e poi insegnato. La semplicità delle parole di Gesù e Maria era realmente ammirabile. […] Veniamo all’applicazione: il silenzio è dunque una grande virtù? Bisogna concepire una grande stima del silenzio che è il distintivo della vita dei santi.
È difficile che la persona linguacciuta si faccia santa. […] Non troverete mai una santa chiacchierona, perché solo le persone che san parlare per virtù e tacere per virtù si fan presto sante. Tutte le volte che c’è da intrattenersi con gli altri, intervenire per virtù, vale a dire quando c’è da cantare, raccontare cose edificanti, farlo, ma quando c’è da tacere, saperlo anche fare: questa è gran virtù e bisogna stimarla. Gesù in croce parlò solo sette volte: ciò è ben poco, quando si tratta, come in quel punto, di lasciare gli ultimi consigli. Bisogna amare e stimare il silenzio, chiedere allo Spirito Santo che ce lo faccia capire e amare: amare le ore in cui non si parla, amare le ore in cui si parla di cose sante, amare i discorsi in cui la carità, la volontà di Dio esigono che parliamo. Quando è lecito parlare? Quando si possono fare dei discorsi edificanti. Quante volte invece si sentono dei discorsi non edificanti, non adatti alle persone! State attente a non parlare mai di cose del mondo, mai di cose che non ci interessino, neanche quando è lecito parlare, perché questo è virtù e mezzo per avanzarsi in essa. Più si ama il silenzio e più si progredisce.
Bisogna amare il silenzio perché in esso si comprendono di più le cose spirituali. Bisogna amarlo, affinché Gesù abbia il conforto che le sue parole siano udite, mentre tanti sordi non vogliono ascoltarle. Amarlo come mortificazione, in unione ai divini silenzi di Gesù, in unione a Maria che anche sulla via del Calvario, incontrandosi col suo Figliuolo, si unì alle sue pene senza parlare, con un semplice sguardo, in unione alla Madonna che stette tre ore sotto la croce, col cuore gonfio, impietrita dal dolore, ma in silenzio. Il silenzio è una grande espiazione. Quindi osservate il silenzio e parlate solo quando è necessario o per difendere la carità o in chiesa quando si prega o si canta. Parlate al confessionale, parlate con le Maestre aprendo tutto il cuore schiettamente. Ma quello che è grazia interiore, lumi, non raccontatelo a tutti, né parlate di cose che riguardano la vostra famiglia o cose sentite o fatte fuori. Rispettate sempre i tempi prescritti dal silenzio; anche in ricreazione, parlate sempre per ultime, ascoltate prima le altre e non andate via senza aver fatto alcune mortificazioni della lingua. Le parole che direte siano sempre pesate e pensate, perché di ogni parola, anche detta per ricreazione, dovremo rendere conto. Il silenzio è d’oro, mentre la parola è solo d’argento.

Il silenzio meditativo

[…] Ricordiamo un silenzio edificante, molto alto: il silenzio eucaristico. Chi abita in quella casettina di legno o di marmo così silenziosa? Il nostro Divin Maestro, il nostro Redentore, il più saggio, il più sapiente, Colui che comunica la scienza a ogni uomo, che governa tutto. Che silenzio attorno al Tabernacolo! Di là Gesù parla col Padre, con gli angeli, si comunica alle anime e tutto opera silenziosamente. Avessimo le orecchie degli angeli per udire i gemiti che da quel Tabernacolo si levano al Padre e le orecchie dei santi per udire le dolci cose che Gesù dice alle anime che sanno ascoltarle! Nessuna anima sarà così eucaristica quanto l’anima silenziosa, perché essa comprende il Cuore di Gesù e i suoi desolati gemiti che partono dal Tabernacolo, comprende l’Apostolato della Stampa e lo ama, mentre le anime vuote non possono capirlo né amarlo. Vi è poi il silenzio meditativo o interiore. Vediamo in che cosa consiste, la sua importanza e quando si effettua tale silenzio. Il silenzio meditativo o interiore è il raccoglimento interno abituale per cui l’anima medita le cose divine che sente, ascolta la voce di Gesù, nel suo interno penetra tutto quello che vuole Gesù e si lascia riempire dei doni dello Spirito Santo. Le anime silenziose, dice Gesù, sentono le mie parole e Io parlerò al loro cuore. Esse comprendono e si lasciano guadagnare dall’attrattiva che ha il Cuore Divino, si lasciano riempire di Spirito Santo e specialmente d’amore, di fervore e di pietà. Silenzio meditativo significa raccogliere dalla bocca delle Maestre, di chi ci parla e predica, dal confessore, dai libri spirituali, tutte le parole di salute, dal Cuore di Gesù tutte le ispirazioni, specie dopo la Comunione; raccogliere gli insegnamenti dai buoni esempi e da tutte le circostanze, anche se cattive, perché l’anima si infervori di amore a Dio e alle anime.
Ascoltare i desideri pii che lo Spirito Santo ci mette nell’anima, far tesoro di tutto ciò che ci vien detto di spirituale, amare le Beatitudini, avere desideri eucaristici, amore alla croce, alla mortificazione e alle anime. Quanto è prezioso l’amore meditativo, il gran tesoro di Maria Santissima che la Sacra Scrittura ci ha lasciato! […] Il male di tante anime, per cui son tanto divagate e non hanno spirito, è dato dal non meditare. La facilità ad effondersi, a distrarsi è quello che rovina tante anime. Guardate, la persona che non medita, in chiesa, in istrada e ovunque, è distratta e disperde ogni parola raccolta. L’abitudine del meditare è il segreto della santità di tante anime; esse fanno come la Madonna, che raccoglieva tutto e tutto meditava. Esse ricevono dalla meditazione e diventano presto capaci di farla ad altre, e che parole infocate hanno! Il silenzio meditativo è la chiave della religione, per esso si formano le vere donne sapienti a cui la Sacra Scrittura dedica pagine e pagine. Badate alla meditazione: che frutto ricavate? Che pensieri e quali sentimenti vi mette nel cuore? L’anima silenziosa annota tutto, vi ritorna sopra nelle preghiere, ci pensa nella Visita per penetrarlo, ricorda il proposito e lo rinnova, trasformando tutto questo in tanti atti d’amore. Qual è lo spirito meditativo che portate alle singole parole, ai consigli, agli avvisi, alle istruzioni e agli indirizzi che vi danno le Maestre? Vi sono figlie che ricevendo avvisi, si umiliano e meditano; altre si mettono sopra, giudicando, e pensano come scansarli un’altra volta. Ricevere un buon avviso in pace è difficile: solo le anime che meditano lo ricevono bene perché la parola di Dio è caduta in un buon cuore; esse si umiliano e ne ricavano frutto perché sanno cercare il meglio.

Il silenzio operoso

[…] Silenzio operoso vuol dire parlar poco, ascoltare assai e meditare. Il Signore ci ha dato due occhi per vedere bene, due orecchie per sentire il doppio, ma una bocca per parlare la metà e in essa, la lingua circondata dalle labbra, da due file di denti a guisa di siepe, perché non si effonda all’esterno. Vi sono persone che sarebbero abili a tutte le cose, ma non sanno dirigere la lingua; è beato invece colui che sa guidare la propria lingua, perché le molte parole impediscono di sentir parlare. [...] Le anime interiori hanno le loro ricchezze tutte nell’interno come la Madonna che all’esterno era come tutte le altre: aveva il capo ricoperto da un semplicissimo velo, un vestito più povero fra i poveri, i calzari come le più umili donne del popolo, non anelli, non orecchini rari, ma tutto semplicità e della più comune. Era invece la Regina degli Angeli, il Figlio di Dio la chiamava Madre, il Padre Figlia diletta e lo Spirito Santo sua Sposa. [...] Se penetraste in un cuore che medita, che diligenza, che disciplina negli affetti e nei sentimenti! Frutto di vita interiore. L’anima che vive intensamente la vita interiore, anzitutto cura l’esame di coscienza, guarda all’interno, senza sentimentalità o sfoghi; in secondo luogo ha amore puro e idee esatte. Infine le sue opere, che vengono a manifestarsi, sono piene di zelo pronto, ma allo stesso tempo moderato, di carità, di attenzione continua, perché ovunque si fugga il peccato e si acquistino tutti i meriti possibili e si compia molto bene. Queste sono anime che è difficile conoscere all’esterno; la loro ricchezza sta tutta nell’interno e si manifesta solo quando esse non ci sono più, come Maria Santissima. Quando la persona sa tacere a tempo e parlare a tempo e bene, sa meditare ed amare, diventa la vera apostola. Nella dissipazione e nelle chiacchiere non c’è quell’amor di Dio di cui ci è esempio la Madonna. Più le figlie divengono riservate, meditative, interiori, operose e più diventano efficaci. Che belle scuole esse fanno, che bell’esercizio di virtù continua, che edificazione portano ovunque si trovano! Oh, come esse somigliano alla santissima Vergine! […] Le lunghe chiacchierate o le lunghe lettere non dimostrano che la vanità e il vuoto. Quando c’è l’amore operoso, l’esame di coscienza, la pratica delle virtù, anche l’esterno si mostra bello e le parole delle anime interiori sono sagge, non fanno chiasso; ogni parola è ben meditata. Costoro riescono bene in tutto anche con poca intelligenza. Nell’apostolato non si scoraggiano, nei loro uffici trovano le mille industrie della carità, perché tutto vada bene. C’è più virtù in una loro parola che non in cento di persone esteriori; nelle loro parole ed azioni si trova sodezza, virtù e amore vero. […]

Beato Giacomo alberione

 

 

torna su