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CONVERTIRSI ALLA GIOIA

 

Stiamo vivendo il tempo della Quaresima, tempo caratterizzato da preghiera, ascolto abbondante della parola di Dio, digiuno e carità. Tempo di conversione per eccellenza. Tra poche settimane celebreremo e vivremo la solennità della Pasqua e avrà inizio un altro “tempo forte”, il Tempo Pasquale, un tempo che ci chiama ad un’altra conversione, forse più difficile, quella da una visione crocifissa della fede, a quella di una Fede Risorta! Un invito a non fermarci al solo crocifisso rischiando di ridurre il sepolcro a un infinito venerdì piangente. Troppe persone pensano a Dio come un cadavere, troppi cristiani si avvicinano alla fede come si entra in un cimitero, con gran rispetto e silenzio, ma col desiderio di uscirne il più in fretta possibile … No, Gesù non è morto. È vivo! Risuscitato e Presente! Da questa consapevolezza nasce la gioia cristiana. Per aiutarci a crescere in questa consapevolezza è indicata la lettura del libro di Paolo Curtar, edito dalla San Paolo, Convertirsi alla gioia, rivisitazione “intrigante” dei racconti della resurrezione. Pensieri sparsi che cercano unità attorno al vangelo della Pasqua e alle apparizioni del Risorto e tracciano un itinerario che ci parla della gioia cristiana. Il libro è permeato da questo sentimento che don Paolo Curtar, parroco di quattro comunità della Valle d’Aosta, va da tempo annunciando nel suo ministero pastorale, con libri e conferenze, oltre che sul sito www.tiraccontolaparola.it. Ma quale gioia? La gioia di essere cristiano, la gioia di sentirsi amati da Dio, la gioia matura, consapevole, profonda anche laddove il cristiano si trova quotidianamente a scalare una montagna di problemi, depressioni, lutti e dolori. Una fatica, un cammino, una conversione appunto, che furono prima di tutto degli Apostoli, di Maria sua Madre, delle donne, dei viandanti di Emmaus e poi di tutti i discepoli veri cercatori di Dio; e ora anche nostri. Se, però, cerchiamo un Gesù morto, sbagliamo clamorosamente indirizzo e l’assenza di Dio che

troppe volte lamentiamo è forse legata al fatto che non lo cerchiamo come il “Dio vivo”. Tutti concentrati su noi stessi, sui nostri problemi, non siamo in grado di riconoscerlo mentre cammina accanto a noi. Sì, la conversione al Risorto è difficile, difficilissima! Chiede di allontanarsi dal nostro dolore, dalle nostre delusioni per aprirci ad un’esperienza personale nuova, che va oltre le nostre idee precostituite su Dio, sulla fede, sulla Chiesa. E allora, forza, “mendicanti di gioia”, corriamo al sepolcro, apriamo il nostro cuore al Signore Risorto, l’Unico in grado di dare una risposta sensata all’immenso e sconcertante mistero che è il nostro vivere.

Rosaria G.

 

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