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UN DIALOGO FRANCO COL MAESTRO

 

Il nuovo anno liturgico avrà come vangelo guida quello di san Matteo, e nell’ascolto di esso cercheremo di accrescere, rinnovare e confermare la nostra fede nel Maestro di Nazareth, con la consapevolezza e gratitudine per la sua presenza nella nostra storia. Alcuni anni fa, però, la lettura di questa stessa opera era stata occasione, per un ebreo credente e osservante, di asserire con lucida e rispettosa convinzione che “se fossi vissuto nella Terra d’Israele nel I secolo, non mi sarei unito ai discepoli di Gesù!” L’autore di questa frase è stato più volte citato anche da Papa Benedetto XVI nel suo libro “Gesù di Nazareth”. Si tratta del rabbino ebreo osservante Jacob Neusner e il suo libro, da cui è tratta l’affermazione, è quello che proponiamo come lettura nella Circolare di questo mese: Un rabbino parla con Gesù, opera ripubblicata dalla San Paolo a partire dalla prima traduzione, uscita nel 1996, secondo le modifiche apportate nella II edizione americana. Nessuna parola può meglio introdurci alla lettura di questo libro, né comprendere il perchè dell’opportunità della sua conoscenza, se non quelle dello stesso autore. Così nel prologo egli apre con questa provocazione:

“Che cosa c’è in gioco qui? Se avrò successo, i cristiani troveranno un’occasione di rinnovamento per la loro fede, ma rispetteranno pure l’ebraismo. Intendo spiegare ai cristiani perchè io credo nell’ebraismo e ciò deve aiutarli a riconoscere i motivi fondamentali che li conducono in chiesa ogni domenica. [...] Credo che, quando ciascuna delle due parti comprende allo stesso modo i problemi cha la dividono dall’altra ed entrambe sostengono su fondate ragioni le loro verità, allora tutti possono amare e venerare Dio in pace, consci che è davvero l’unico e il solo Dio che essi venerano insieme, nella differenza.
Così questo è un libro religioso sulla differenza religiosa: una discussione su Dio. Intendo aiutare i cristiani a diventare cristiani migliori, perchè possano giungere, attraverso queste pagine, a una più chiara percezione di ciò che essi affermano nella loro fede; e voglio aiutare gli ebrei a diventare ebrei migliori, perché essi comprenderanno qui – così io spero – che la Torah di Dio è la Via (non solo la nostra Via, ma la Via) per amare e servire l’unico Dio, Creatore del cielo e della terra, che ci ha chiamato a servire e a santificare il Nome di Dio. [...]
Voglio sapere come avrei reagito io se mi fossi trovato ai piedi della montagna dalla quale Gesù pronunciò le parole che furono chiamate il “Discorso della Montagna”.
E così, con un salto nel tempo, ecco un rabbino del XX secolo inserirsi all’interno del contesto del Vangelo di Matteo, immaginando di dialogare con Gesù di Nazareth attribuendogli il più alto gesto di rispetto per un ebreo, cioè la disputazione, mediante un onesto dibattito, sulla natura dell’unica verità di Dio.
Spiega come mai il Discorso della montagna non lo avrebbe convinto a seguire Gesù e come mai egli avrebbe continuato a seguire la Torah di Mosè. Esplora le ragioni in base alle quali i cristiani credono in Gesù Cristo e nel Regno dei cieli, mentre gli ebrei continuano a credere nella Torah di Mosè e nel regno della santità degli uomini qui sulla terra.
La Legge, la santità, l’amore a Dio e al prossimo sono evocati da Gesù con autorità rispetto ai maestri del suo tempo, ma,Neusner si domanda, lo fa nella direzione giusta?
“Scrivo per i cristiani credenti e per gli ebrei osservanti; essi conoscono Gesù attraverso i Vangeli... Il Gesù di Matteo si avvicina alla descrizione di Gesù che un ebreo credente e osservante potrebbe comprendere in termini di ebraismo. Matteo descrive Gesù come un ebreo fra altri ebrei, come un israelita a suo agio in Israele.
Una discussione con il Gesù di Matteo è credibile perché, avendo davvero in comune la Torah, noi possiamo essere ben d’accordo sul punto principale e possiamo dissentire sul resto.
Questo libro intende sfidare la fede cristiana, esponendo i problemi che mi sembrano dividere in particolare l’ebraismo e il cristianesimo e questa sfida ha in sé l’invito a rispondere.
Spero e credo che i cristiani risponderanno riaffermando sinceramente la propria fede, ben sapendo quali sono i problemi; se io contribuirò a far vivere la vita cristiana in maniera sincera e non come una mera abitudine, avrò servito una buona causa”.
La lettura di quest’opera ci auguriamo porti alle conclusioni a cui è giunto il Papa: mi ha aperto gli occhi sulla grandezza della parola di Gesù!



Rosaria G.

 

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