Questa testimonianza mi ha dato la possibilità di rivivere i momenti alati della mia vita e di constatare ancora una volta l’abbondanza di grazie e benedizioni ricevute da Dio. A Lui ogni onore e gloria. Grazie anche perché, seppure a distanza di tanti anni, mi dà la possibilità di esprimere pubblicamente la mia gratitudine all’Azione Cattolica cui devo tanto, tantissimo. Tanta gratitudine e riconoscenza devo a tutti i sacerdoti e dirigenti conosciuti negli anni della mia adolescenza e giovinezza, sia in campo parrocchiale che in campo diocesano e nazionale perché mi hanno saputo trasmettere ardore ed entusiasmo per tutte le cose di Dio. Il tutto alimentato anche dalla lettura di alcuni libri che hanno dato un indirizzo decisivo alla mia vita: La sorella maggiore racconta di Armida Barelli, L’ideale vale più della vita di Delia Agostini, Cristo nei nostri fratelli di Padre Plus.
Eucaristia-Apostolato-Eroismo era il trinomio che ogni membro dell’Azione Cattolica doveva impegnarsi a vivere, “ardere per accendere” il motto del gruppo “giovanissime” (quale gioia quando lessi sul nostro Statuto le parole di Don Alberione che introducono il IV capitolo: “L’apostolato è il fiore di una vera carità verso Dio e verso le anime; è frutto di vita intensa, interiore. Suppone un cuore acceso, che non può contenere e comprimere l’interno fuoco…”!). Cristo regni! Era il nostro saluto abituale e doveva essere l’espressione del nostro amore e dell’impegno nel difendere e diffondere il regno di Cristo.
Sin dall’adolescenza ho cercato di vivere tale programma impegnandomi a scoprire il progetto di Dio in me. Quando leggevo il Vangelo cercavo sempre i brani vocazionali e il discorso escatologico e ne facevo oggetto di conversazione tra le amiche. Con la proposta del suo ideale, con i suoi programmi di formazione e di studio, l’Azione Cattolica ha aperto la mia mente e il mio cuore a Dio e ai fratelli. Era intensissimo in me l’ideale missionario che cercavo di alimentare anche con la lettura di riviste missionarie. Avevo il mondo nel cuore.
Intanto, in attesa di una maggiore luce, mi impegnavo a vivere tale ideale nel mio piccolo mondo, cercando di essere attenta, accogliente e sorridente con quanti avevo intorno o incontravo. Ricordo di avere fatto questo proposito: accogliere con affettuoso sorriso quanti bussano alla mia porta. Tutti gli anni a capodanno, in associazione veniva distribuito a ciascuna un foglietto con il nome del santo protettore e la virtù da praticare. Nel mio c’era scritto: “La gioia illumini ogni tua azione”. Mi andava proprio bene! Era in sintonia con quanto mi ero proposta.
Il mio primo apostolato ufficiale che ha lasciato tracce profonde nel mio cuore, è stato quello svolto in seno alla Legio Mariae a Cagliari durante l’ultimo anno di scuola. Ogni domenica pomeriggio mi univo ad altre due o tre persone adulte e andavamo negli ospedali a trovare persone con problemi morali molto particolari oltre, naturalmente, a quelli fisici. Era un servizio delicatissimo. Ricordo che prima di entrare nelle loro camere, ci si raccoglieva in preghiera e invocavamo l’aiuto del Signore perché ogni nostra parola e atteggiamento portasse luce e conforto a quanti avremmo avvicinato. Era richiesto, per questo servizio, massima riservatezza. Ogni giorno di più mi convincevo che l’apostolo deve essere un calice traboccante. Intensificavo la mia vita spirituale e, approfondivo la conoscenza della proposta che mi faceva l’Azione Cattolica: essere lievito nella massa, animare dal di dentro le varie situazioni di vita per portare a tutti Cristo e il suo Vangelo.
“Impegno nell’evangelizzazione e presenza nella vita civile alla luce della dottrina sociale della Chiesa”: capivo che vivere la fede e testimoniarla significa anche impegno per la promozione del bene comune, il quale non è qualcosa che si aggiunge alla scelta religiosa che si fa, ma ne è parte integrante. Per questo studiavo il catechismo sociale che riportava sotto forma di domanda e risposta la dottrina della Chiesa espressa nelle varie encicliche sociali. Ricordo di aver studiato la Rerum Novarum e Quadrigesimus annus, documenti che da adulta avrei ripreso in mano per continuare con la lettura dei documenti che sarebbero seguiti: Mater et Magistra, Pacem in terris. Già da giovanissima assistevo ai consigli comunali e mi meravigliavo della superficialità degli interventi da parte dei consiglieri. Ogni volta che ne avevo l’occasione partecipavo ai corsi di formazione indetti dal “Comitato Civico” e dal “Centro Italiano Femminile”. Venivo così a conoscere l’ideologia dei singoli partiti. Ricevevo, poi, l’incarico di andare in qualche parrocchia per far conoscere alle donne, ivi radunate in assemblea, il significato di democrazia, la differenza tra monarchia e repubblica e presentare l’ideologia di ogni partito. Tutto questo perché potessero esprimere il proprio voto coscientemente e responsabilmente per le varie elezioni che venivano indette.
Conseguito il mio diploma mi tuffai letteralmente nell’ambiente parrocchiale. Giorni e anni stupendi! Lavorai in vari settori a contatto con piccoli, giovani e adulti: catechesi, stampa, canto, filodrammatica, cenacoli vocazionali, centri di ascolto della Parola di Dio, sport. Mi diverto ancora quando ricordo che ho fatto l’allenatrice e l’arbitro di pallavolo. Il Signore mi ha fatto sentire la sua presenza e mi ha aiutato a rispondere sempre con molto entusiasmo e gioia, felice di essere nella Chiesa di Dio impegnata nella edificazione del Regno.
Inserita nel mondo della scuola elementare ho riversato in questo campo tutte le mie energie e, consapevole della grandezza della mia missione e della sua delicatezza, cercavo di migliorare sempre più la mia preparazione professionale, di aprire sempre di più il mio cuore agli alunni e alle loro famiglie prediligendo i poveri e i meno dotati, dedicandomi a loro anche in orario extrascolastico. Ero disponibile a collaborare con i colleghi per l’insegnamento religioso. In quasi tutte le classi ero presente con “Il Giornalino”. All’inizio della lezione, tutti i giorni leggevamo un brevissimo brano del Vangelo con la riflessione personale condivisa. Li educavo al senso critico, all’oggettività del giudizio e alla onestà professionale dicendo loro che ogni operaio deve rendere per le ore che viene retribuito per cui, come l’insegnante non può sostare nell’andito durante le ore di lezione, così pure gli alunni devono rendere secondo le loro capacità senza nulla sciupare o sprecare. Li informavo dei vari problemi morali e sociali che di volta in volta si presentavano nella società. Sia a scuola che nei gruppi ho sempre curato anche l’aspetto ricreativo, mi si diceva infatti che far divertire in modo sano gli altri è apostolato. Ed eccomi, al termine dei vari corsi o in altre circostanze a fare il “pagliaccio” e la mattacchiona…
Inserita nel Centro Diocesano per incarico del Vescovo dovetti seguire il movimento delle lavoratrici: sarte, ricamatrici, apprendiste, domestiche, impiegate, operaie. Frequentai corsi specifici di preparazione indetti dal Centro Nazionale Azione Cattolica e, tornata in sede, cercavo di organizzare degli incontri sia a livello diocesano che parrocchiale per donare quanto avevo ricevuto. Per potermi mettere in contatto con le domestiche sparse in tutto il territorio nazionale mi feci dare dalle 52 parrocchie della diocesi, l’elenco delle ragazze che lavoravano fuori e relativo indirizzo. Erano circa 2000.
A questo punto della mia attività apostolica, entra in campo anche Emma Atzori, una sorella Annunziatina defunta qualche anno fa, che si interesserà delle studenti. Da questo momento lavoreremo sempre insieme.
Dopo alcuni anni mi viene chiesto di lasciare le lavoratrici per svolgere il mio apostolato tra le giovanissime (14-18 anni). Oltre alle normali attività richieste dal programma annuale, per loro si organizzavano in diocesi due turni di campeggi estivi. Ai campeggi ho partecipato per 11 anni consecutivi. Durante tutto l’anno ero impegnata in centro diocesi col Consiglio diocesano AC per incontri di formazione, confronto, programmazione e verifica. La domenica si visitavano le associazioni o si animavano gli incontri per le mamme con le quali si trattavano problemi educativi, mettendo in evidenza soprattutto la sublimità della loro missione quali collaboratrici di Dio nell’opera creativa e la responsabilità di educare i figli alla luce del Vangelo. A fine anno sociale un’altra bella fatica: esaminare sul catechismo tutte le sezioni per concludere con la gara finale in centro diocesano. Tanta, tanta fatica… ma anche tanta, tanta gioia.
Altro campo di attività: la politica. Mi parve, ormai, giunto il momento di allargare ancora il campo ed esercitare con zelo un apostolato più ampio, orientato ad agire e incidere evangelicamente nella realtà sociale più vasta, come dice Don Alberione. A Emma e a me viene proposta la candidatura per l’amministrazione comunale. Veniamo elette tutte e due ed entriamo a far parte della Giunta Comunale. A me viene affidato l’assessorato alla Pubblica Istruzione e Assistenza. Emma viene nominata assessore supplente. Capitammo in quel periodo a Roma e ci recammo da Don Alberione a chiedere la sua benedizione per il nuovo apostolato. Eravamo animate da tanta buona volontà e col nostro entusiasmo pensavamo di conquistare tutti e sfondare subito tutte le porte, ma presto ci rendemmo conto che proprio facile non era. All’amministrazione venne offerta l’occasione di impiantare in loco una fabbrica di biancheria intima. La minoranza ostacola. La maggioranza non si decide a dare risposta. Prendiamo in mano l’iniziativa Emma ed io. Non ci sembrava vero di poter offrire lavoro a tante ragazze. Trattiamo col responsabile della ditta e ci diamo da fare per trovare il terreno per la costruzione dei locali. L’insegnante per il cucito sarà la nostra Elisa che si recherà a Seriate, per prepararsi a tale compito. Solo qualche mese e tutto è pronto. A scaglioni vengono assunte le operaie e provvisoriamente si lavora nei locali della parrocchia. Con grande gioia possiamo constatare il rientro a casa di tante emigrate. Le operaie sono 130 ed è evidente il miglioramento economico di tutta la comunità. Tutto procederà bene finché non subentreranno i disordini sindacali e la ditta chiuderà.
In quegli stessi anni, per facilitare ai bambini la frequenza al Catechismo, avevamo preso una casa in locazione situata in una zona periferica del paese. Sempre con Emma pensammo bene di utilizzare lo stesso locale per una Scuola Materna rionale sovvenzionata dall’ESMAS. Denominammo la Scuola “Casa Gioiosa”. Nel 1978 venni nominata collaboratrice del direttore didattico. Il clima rovente che si respirava non mi prometteva vita facile. Ebbi molto da lavorare e molto da soffrire. Dovetti vigilare molto per non commettere ingiustizie specialmente con gli insegnanti in graduatoria per le supplenze perché, si sa, ognuno cerca, se riesce, di farsi strada tentando di scavalcare chi lo precede. Io però fui sempre presente e attentissima per cui i tentativi fatti non riuscirono mai nonostante i ripetuti interventi dei sindacati. A chi pretendeva di essere favorito per amicizia personale rispondevo che nessuno ha il diritto di servirsi dell’amicizia per commettere ingiustizie verso il prossimo. Il fatto di non essermi mai prestata a favoritismi in alcun campo di lavoro né a chiederli e l’adempimento scrupoloso del mio dovere mi hanno fatto gustare la gioia di essere libera da ogni condizionamento.
Nella mia vita ho constatato come l’insegnamento di don Alberione non differisce da quello ricevuto in Azione Cattolica. Ringrazio perciò il Signore di avermi chiamata a far parte dell’IMSA che mi ha aiutato ad approfondire e sviluppare, senza alcuna interruzione, quanto già avevo intravisto e vissuto in precedenza capendo sempre di più che le cose di Dio convergono e si completano se noi vogliamo veramente realizzare il suo progetto
Petronilla M.
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