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LE VIE DELLA
NOSTRA SANTIFICAZIONE

 

La via della purificazione dell’anima, così come ci dice il Primo Maestro, sempre a partire dalle nostre Circolari degli anni 1958-71, è il desiderio di cercare solo la gloria di Dio. Il nostro lavoro spirituale consisterà allora nella configurazione a Gesù Cristo. Se vogliamo vivere in Lui, dobbiamo vivere in Gesù come Via, Verità e Vita.

La santificazione consiste nel continuo progresso di un’anima. Quando siamo nati, per la misericordia di Dio, abbiamo ricevuto il Battesimo che ha messo in noi un seme di Dio: la grazia, la vita soprannaturale. La vita soprannaturale deve svilupparsi da quando il bambino comincia ad avere l’uso di ragione. Allora mediante la preghiera, i sacramenti, l’esercizio delle piccole virtù, lo spirito di fede, il seme si sviluppa e si cambia in una grande pianta. Sempre, anno per anno, giorno per giorno, diminuire un poco i difetti e acquistare qualche piccola virtù, gradatamente si progredisce. La virtù più perfetta è la carità verso Dio e verso il prossimo. Si arriva al perfetto amore di Dio quando si fa tutto per la sua gloria.

Prima però di arrivare a questa purezza di intenzioni, bisogna che togliamo l’amor proprio e lo sostituiamo con l’amor di Dio. Dobbiamo arrivare tutti a questo stato. In principio sarà di un gradino infimo, ma poi andrà gradatamente crescendo. Questa purificazione dell’anima, questo desiderio di cercare solo la gloria di Dio, escludendo sempre più l’amor proprio, prepara l’anima all’ingresso in Paradiso.
La via più indicata per la santificazione è la configurazione e la trasformazione in Gesù Cristo. Tutti gli esercizi e le pratiche di pietà sono ordinati alla devozione a Gesù Cristo: la devozione alla Madonna, a S. Giuseppe, all’Angelo Custode, l’esame di coscienza, la lettura spirituale, la meditazione ecc., sono stradette che portano alla strada unica, Gesù Cristo.
Se vogliamo vivere in Lui, dobbiamo vivere in Gesù Cristo come Via, Verità e Vita.
Gesù Cristo è Via in doppio senso: con la sua vita e con i suoi esempi ha tracciato a noi la strada. Imitarlo nell’umiltà del presepio: senza ambizioni; imitarlo nella ubbidienza a Maria e a Giuseppe: docilissimi; imitarlo nello spirito di preghiera: sempre uniti al Padre nella giornata e specialmente quando preghiamo; seguendo il suo esempio cammineremo su una via di virtù, di santità, di opere buone. Gesù prima ha dato l’esempio, poi ha predicato. Prima di predicare l’obbedienza, ha obbedito; prima di comandare l’umiltà, si è fatto bambino umile, docile; prima di invitarci a portare la croce, l’ha portata Lui. Egli, quindi, ha insegnato con l’esempio e con la parola.
In secondo luogo Gesù Cristo è Verità: cioè ha predicato il suo Vangelo. Se leggiamo il Vangelo, veniamo a conoscere quali sono le verità da credersi: l’Incarnazione, la Passione, la Morte, la Risurrezione, l’Ascensione ecc. Ma ciò che dobbiamo considerare in particolare è la Verità che dobbiamo avere riguardo alla nostra vita, cioè pensare alla nostra vita non in modo umano, ma soprannaturale. Siamo usciti dalle mani di Dio creatore: tutto abbiamo ricevuto da Lui e quindi dobbiamo essere figli sottomessi a Dio. Pensare alla vita in senso soprannaturale. Si fanno tanti conti, si pensa a tante cose per la vita presente, ma ciò che è indispensabile ricordare sono le tre verità: creati, usciti dalle mani del Padre; venuti sulla terra per compiere una missione e soprattutto per farci santi; e un giorno dovremo passare all’eternità e portare quello che avremo fatto.
Infine Gesù Cristo è Vita; significa che è grazia nostra. Si ha la vita naturale con la nascita, e la vita soprannaturale col Battesimo. Il Battesimo ci conferisce la grazia di Gesù Cristo, la quale ci rende figli di Dio e quindi fratelli di Gesù. Quindi tutto si riduce sempre a una maggiore intensità e perfezione: vivere i misteri di Cristo.
Vi è una formula di preghiera tanto bella, che viene recitata nel corso della Messa. Dopo la consacrazione, il sacerdote pronuncia le parole: “Per Cristo, con Cristo e in Cristo, o Padre Onnipotente... ricevi ogni onore e gloria”. Queste parole indicano la formula utile per arrivare veramente alla gloria di Dio, cioè alla salvezza eterna. La santificazione, quindi, a cui si arriva vivendo il mistero di Gesù Cristo, si riduce a questo: dare gloria a Dio per Cristo, con Cristo e in Cristo.
Per Cristo, perché tutto ciò che vogliamo e dobbiamo fare di bene, se vogliamo che abbia merito, bisogna che lo facciamo passare attraverso Cristo perché arrivi al Padre.
Con Cristo: tutto con Cristo significa anche fare le cose come le faceva Gesù, operare con retta intenzione per avere il merito. Azione buona, intenzione retta, unione con Cristo: valore incomparabile. Quindi dare massima importanza alla giornata, perché si può arrivare alla sera con un cumulo di meriti. Non sfugga nessun minuto, niente sia inutile, tutto ordinato e offerto attraverso o con Gesù Cristo.
In Cristo: questo è il passo più sublime. L’anima in grazia è unita a Gesù Cristo, ha la stessa vita di Gesù. Quando si parla di “Cristo totale” s’intende: Gesù Cristo più noi; Gesù Cristo non è intero, non è “Cristo totale” se non ci siamo noi assieme. Lui è il Capo, ma, se non ci sono le membra, non può esserci completezza in un corpo. Se le membra sono unite al Capo, si forma un Cristo solo; per cui S. Agostino dice: “il cristiano che è in grazia è Cristo”. Non solo è di Gesù Cristo, ma è Cristo lui stesso: allora quando si fa una cosa, è il Cristo in noi che opera.
Il lavoro spirituale interiore consiste in due parti: togliere il male, correzione; mettere il bene, acquisto delle virtù. In genere è meglio curare, di più la parte positiva, che quella negativa.
Per acquistare le virtù bisogna prima istruirsi circa la virtù che si vuole acquistare con la lettura di qualche libro di ascetica; e il libro di ascetica più utile è il Vangelo. Vi si trova insieme la dottrina e il modo di praticarla, che ci porta a pregare come ha pregato Gesù. Secondo, lavorare positivamente per l’acquisto della virtù che ci sta a cuore. Terzo, ordinare la pietà a questo. Quindi il proposito sopra le virtù, che abbraccia la mente, la volontà, il cuore, l’attività, la vita. l’opera; e poi il programma, il quale sarà sempre conformato allo Statuto, ma che abbraccia pure la responsabilità, il lavoro da compiere.
Il lavoro spirituale abbia il merito dell’obbedienza, convinti che lavorando sempre di più secondo l’obbedienza, avremo più merito davanti a Dio. Quando si è scelto un determinato proposito, si e fatto un programma particolare, poi si deve mantenere per tutto l’anno. E se non vi basta un anno, ripeterlo ancora negli anni successivi. Bisogna fare attenzione a voler essere fedeli a tutti i costi alla volontà di Dio e a non seguire la nostra volontà, trascinandoci dietro anche il confessore o il direttore spirituale. Un’anima che vuole lavorare spiritualmente, si fa un programma, dei propositi e ha bisogno soltanto di essere aiutata a osservarli.
Uno degli accorgimenti per progredire è questo: rendere conto del proprio lavoro spirituale al confessore almeno una volta al mese. Andando agli Esercizi dovremmo già sapere: “io ho bisogno di questo, voglio lavorare in questo senso, voglio acquistare la docilità, lo spirito di fede e quell’umiltà di cui ho tanto bisogno.
Chiedere al Signore di avere il desiderio della perfezione o santità: è dono dello Spirito Santo. Perciò la nostra preghiera continua di ogni giorno deve essere quella di sentire sempre maggiormente tale santo desiderio. Se siete veramente pie, se sarete veramente distaccate col cuore dal mondo, pur vivendo nel mondo, se sarete generose nell’apostolato, il vostro esempio sarà ricordato e servirà di strada, di via per quelle che seguiranno. Voi vivete nel mondo e la santificazione vostra è più difficile, ma è anche più meritoria. Si può essere santi in una piazza dove c’è ogni sorta di distrazione e cattivi in chiesa con pensieri e sentimenti che non sono di Dio.
Le grazie sono proporzionate alle difficoltà e alle circostanze. Contare su Dio e dire: posso passare anche in mezzo al fuoco. La vita dell’uomo è una battaglia; vivete alla luce di queste due convinzioni: contare sulla grazia, pensare al maggior merito; se corrisponderete, potete farvi maggiormente sante.
Mezzo di santificazione è il corpo, compagno dell’anima nel lavoro spirituale, nell’apostolato, nei meriti e nella gloria celeste dopo la purificazione del sepolcro. È dovere averne cura, cristianamente e religiosamente, tanto più che per l’apostolato l’anima irradia Gesù Via, Verità e Vita, attraverso il corpo.
Usare santamente la lingua, nei doveri verso Dio, cantando belle lodi al Signore, alla Vergine, ai Santi. Adoperare bene la lingua, riguardo al prossimo e, prima ancora, riguardo ai Superiori; buon uso della lingua si deve fare anche e specialmente con le persone con cui si è più a contatto e in confidenza. Quando si parla con delicatezza, si ha riguardo per quelli con cui si parla, allora è facile rilevare che si è in presenza di un cuore che non ammette una imperfezione volontaria. Non che la perfezione consista nel tenere a freno la lingua, ma siccome è facile occasione di tanti peccati, chi riesce a frenare la lingua, si mostra capace di comandare al corpo, ai sensi, alle passioni, e di essere perfetto. Chi ascolta è migliore di colui che sovrabbonda in parole.
Ricordiamo, ancora, che l’esame di coscienza va fatto sui pensieri, sulle parole, sulle azioni. Questo significa che santificare la nostra lingua è cosa ben importante, significa che dominare la lingua è cosa necessaria per tutti; e significa anche che con la lingua si può fare molto bene, ma pure molto male. Parole inutili, vani discorsi che non finiscono più,e non si sa neppure che cosa vogliono concludere. Perché? Perché il cuore è vano, leggero, dissipato.
I nostri discorsi che cosa rivelano? Un cuore pio, un cuore umile, un cuore saggio, un cuore delicato, un cuore generoso? Oppure rivelano un cuore superbo, un cuore invidioso, un cuore iracondo? Siamo persone di carattere? Cioè ci mostriamo sempre uguali con tutti, sia che ci troviamo con persone sante, sia che ci troviamo con persone non sante?
Lo Spirito Santo ci illumini e ci guidi. Dobbiamo chiedere perdono al Signore. E chiediamo questa grazia: essere figli della sapienza celeste e parlare secondo saggezza, notando sempre che da una parte la lingua può commettere peccato e danneggiare noi, e dall’altra parte con le parole possiamo dare cattivo esempio; non solo, ma possiamo recare molto dolore e danno al prossimo.


Beato Giacomo Alberione

 

 

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