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C’È POSTO PER TUTTI

 



Fratelli si nasce o si diventa? Se non lo si può definire un dubbio amletico non è nemmeno una domanda ovvia, tantomeno la risposta è così scontata.
Non basta il fatto anagrafico, né il patrimonio genetico per riconoscere e vivere appieno il legame della fraternità. È piuttosto una realtà sempre in divenire, che si costruisce attraverso gli affetti, le scelte e i comportamenti vissuti in ambito familiare.
Il libro di Cesare Pagazzi, Edizioni Vita e Pen-siero: C’è posto per tutti. Legami fraterni, paura, fede, affronta il tema come qualcosa di tutt’altro che ordinario e ovvio.

Interessante vedere come nelle antiche civiltà viene trattato il tema, e insieme la paura, della fraternità. Nella civiltà egizia troviamo la vicenda del re/dio Osiride ucciso dal fratello Seth. La storia di Roma affonda le proprie radici nella vicenda di due gemelli, Romolo e Remo con il tragico epilogo della morte di Remo. E nella mitologia greca la drammatica vicenda del re Edipo, ripresa poi dallo psicoanalista Sigmund Freud nella formulazione del complesso di Edipo.

In ambito letterario, oltre al capolavoro di Dostoevskij, “I fratelli Karamazov”, troviamo ne «I Promessi Sposi» la vicenda della monaca di Monza, destinata dal padre, insieme agli altri fratelli e sorelle, alla vita monastica, per mantenere intatto il patrimonio destinato così solo al primogenito, con tutto il bagaglio di risentimenti e odio che ne consegue.
Anche le Sacre Scritture affrontano, fin dall’inizio, questo aspetto che l’autore qui presenta nella sua ‘non-ovvietà’. Ben lontana dall’enfasi illuministica (unità, uguaglianza, fraternità) e da una certa retorica ‘intraecclesiale’, la Bibbia riconosce alla fraternità innanzitutto la caratteristica della prova: pensiamo a Caino e Abele, a Giuseppe e i fratelli. Dalle pagine bibliche la fraternità appare come ‘pro-vocazione’ alla coscienza, chiamata a decidere se vedere nel fratello il rivale che minaccia l’unico posto a disposizione nel cuore dei genitori e nella vita, oppure aderire al Primogenito, che non si vergogna di chiamarci fratelli.
Credere in quel Figlio prediletto che affrontando la morte ci apre la via alla casa dove si trova il “posto unico” per tutti. Solo aderendo a Gesù troviamo la forza e le motivazioni per riprovare ogni volta a tessere relazioni fraterne, di sangue o spirituali, positive e pacificatrici. Per far questo ci è quanto mai necessario Colui che Paolo VI in un’intensa preghiera invocava così: “Tu ci sei necessario, o Fratello Primogenito del genere umano, per ritrovare le ragioni vere della fraternità tra gli uomini, i fondamenti della giustizia, i tesori della carità il bene sommo della pace”.


Rosaria G.

 

 

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