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ESERCIZI DI FEDE, AMORE E PIETA

 

Queste meditazioni prese da Ut perfectus sit homo Dei (Vol. unico pag. 78,98-102) hanno come tema gli Esercizi spirituali. Essi, secondo lo spirito paolino, sono divisi in tre parti (Verità, Via, Vita) e tendono ad un rinnovamento integrale della persona (mente, volontà, cuore). Fondamentale, secondo don Alberione, è la disposizione dell’anima al lavorìo interiore, a quella volontà di meditare, esaminarsi e lavorarsi per una piena conformazione a Cristo.

Le tre parti degli Esercizi

I Ss. Esercizi, secondo il nostro spirito, sono divisi in tre parti: Verità, cioè credo, con prevalenza, i novissimi; Via, parte morale, comandamenti, virtù, uffici, doveri; Vita, cioè preghiera liturgica e personale (pratiche di pietà).
Gli Esercizi sono infatti per vivere sempre meglio il cristianesimo: ora la religione cristiana è dogma, morale, culto, che richiede perciò: fede, speranza, carità; sia che si tratti di semplici cristiani, o religiosi, o sacerdoti.
Si ha da partecipare sempre meglio ai frutti della Redenzione. Questa consta di tre elementi: redenzione dall’errore, mediante il magistero di Gesù Cristo, che è Verità;

dal peccato e vizio, mediante gli esempi di Gesù Cristo e il suo insegnamento morale; dalla morte e superstizioni, per la morte di Gesù Cristo che riacquistò la vita della grazia e ristabilì il degno culto a Dio. In questa via:
1. Si accresce in noi la fede, prima virtù, finché si arriva allo spirito di fede: iustus ex fide vivit [Il giusto vive mediante la fede. Cfr. Rm 1,17].
2. Si accresce in noi la speranza, seconda virtù, per cui noi speriamo il paradiso e le grazie per conseguirlo mediante le buone opere (virtù, doveri), che si devono e vogliamo compiere: quærite primum regnum Dei [Cercate prima di tutto il regno di Dio. Cfr. Mt 6,33].
3. Si accresce la carità verso Dio, l’unione con Lui di tutta la mente, tutto il cuore, tutta la volontà, e la carità verso il prossimo, amandolo come noi stessi: Diliges Deum tuum; hoc est primum et maximum mandatum [Amerai il tuo Dio; questo è il primo e il più grande comandamento]; il secondo precetto simile al primo: diliges proximum tuum sicut te ipsum [Amerai il prossimo tuo come te stesso. Cfr. Mt 22,37].

Lo spirito degli Esercizi

Come ogni pratica di pietà contenuta nel libro delle preghiere ha uno spirito paolino, secondo la devozione a Gesù Maestro, così gli Esercizi spirituali. Essi sono la grande pratica annuale, in casa adatta, in circostanze e vita favorevoli, prolungata per più giorni. La vera pietà investe tutto l’essere per portarlo all’amore di Dio. È il compimento di tutto il primo comandamento: amare il Signore con la mente, il sentimento, la volontà.

Quello che sono gli Esercizi spirituali

Gli Esercizi spirituali sono uno spazio di tempo (tre giorni, cinque giorni, otto giorni, trenta giorni) dedicato ad esercitarsi in atti di fede, di amore, di pietà, onde ordinarci ed unirci a Dio per una vita più santa e la beatitudine celeste. Esercizi “spirituali”: a differenza degli esercizi militari, o di ginnastica, o di canto, o di traduzione, o di aritmetica e simili. L’unione con Dio si stabilisce nel Maestro Divino, Gesù Cristo Via, Verità e Vita.
Vi sono Esercizi spirituali di conversione, altri di perfezionamento, altri per la vocazione, altri per la vita religiosa e vita sacerdotale. Ma la loro funzione generale è sempre di portare un rinnovamento integrale nella pratica della religione, sia interiore e sia esteriore, in privato ed in pubblico. Si mira infatti a santificare tutto l’uomo: mente, volontà, sentimento; secondo il proprio stato o vocazione o ambiente: perciò si devono meditare dogma, morale e culto.
Gli Esercizi spirituali si possono dividere perciò in tre parti: nella prima si risvegliano e approfondiscono i princìpi fondamentali della fede, che sono contenuti nel Credo, onde pensare come Gesù Cristo (dogma); nella seconda parte si meditano i princìpi fondamentali della retta vita umana, cristiana, religiosa, sacerdotale, i comandamenti e i consigli evangelici, onde vivere come Gesù Cristo (morale); nella terza l’anima si innesta in Cristo con la preghiera nel senso più largo: “tu cum olivaster esses, insertus es... in bonam olivam” [Tu, che eri oleastro, sei stato innestato... su un olivo buono. Cfr. Rm 11,24], come la buona oliva si innesta sull’olivastro portando vita e fruttificazione nuova che è la carità (culto). Si otterranno i due frutti della purificazione e l’orientamento pieno della vita in Cristo: “mihi vivere Christus est” [Per me vivere è Cristo. Cfr. Fil 1,21].

Quello che non sono gli Esercizi spirituali

Sarebbe grave errore ridurre gli Esercizi spirituali a letture o ascoltare prediche e fare alcune preghiere; occorre soprattutto riflettere pregando. Meditare, esaminarsi, lavorare e attivarsi interiormente per approfondire, applicare; esercitarsi in atti di speranza, di pentimento, di desiderio, di riparazione, di offerta, di sottomissione a Dio, di domande, di propositi, di preghiere, ecc. Non si tratta né di studio teorico, né di letture per cultura o sollievo; né di un silenzio sdegnoso od ozioso. Non si tratta semplicemente di abbandonarsi all’operazione della grazia; ma di attivarsi, onde preparare il terreno al seme divino; di cooperare al suo nascere e crescere; e di portarlo alla piena maturazione, sempre ricordando che siamo cooperatori: “non quod sufficientes simus cogitare aliquid a nobis quasi ex nobis, sed sufficientia nostra ex Deo est” [Non però che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio. Cfr. 2Cor 3,5]. “Deus est enim qui operatur in vobis et velle, et perficere pro bona voluntate” [È Dio infatti che suscita in noi il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni. Cfr. Fil 2,13]. Quindi intrecciare santamente preghiera ed azione. Si devono mettere in attività tutte le nostre potenze, mente, cuore, fantasia, memoria, lingua, udito, occhi, ecc.: l’essere intero. Si possono fare Esercizi spirituali senza prediche ed anche senza letture; ma non si fanno mai senza questo lavorio nostro. Il frutto di essi è proporzionato al raccoglimento e all’ordinamento delle nostre forze spirituali e corporali verso il fine degli Esercizi: che ognuno deve determinarsi sin da principio. Il grande Protettore degli Esercizi spirituali, Sant’Ignazio di Loyola, dice: “Tanto più si approfitterà quanto più l’esercitante si apparterà dagli amici e conoscenti e da ogni sollecitudine terrena, ritirandosi in luogo ove rimane nascosto quanto più possibile”. Parole che corrispondono a quelle del Maestro degli Esercizi, Gesù Cristo: “venite in desertum locum et requiescite pusillum” [Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’. Cfr. Mc 6,31].
Soli con Dio! Né visite, né lettere, né divagazione dei sensi, né conversazioni di amici; ma solitudine interiore ed esteriore. Il silenzio è come l’anima del raccoglimento: “juge silentium cogit cœlestia meditari” [Il silenzio prolungato costringe a meditare le realtà celesti]. Esso dà la possibilità di parlare con Dio, di sentire Dio e ricevere da Dio; nel pio silenzio l’anima si ripiega su di sé e meglio si conoscerà e meglio si eleverà a Dio. Subirà le divine attrattive, entrerà in intime conversazioni con Lui e pregherà con Sant’Agostino: “noverim me, noverim Te”. [Che io conosca me, che io conosca Te]. Tre vantaggi: la mente si concentrerà più facilmente nelle verità; meglio l’anima si preparerà alla infusione della grazia; e la volontà tutto ordinerà più facilmente al fine degli Esercizi spirituali. “Oh, avessi le ali come una colomba per volarmene via e riposare! Ecco, fuggirei lontano, lontano; e mi fermerei nel deserto. Aspetterei (là) colui che può parlarmi” [Cfr. Sl 55,7-8].

Il ritmo annuale. Anno di spiritualità

Vi è l’anno scolastico, vi è l’anno commerciale, vi è l’anno liturgico, ecc., e vi è anche l’anno spirituale. Questo si estende tra un corso di Esercizi ed il successivo dell’anno seguente. Come per ogni anno scolastico il maestro si prepara un programma che svolgerà giorno per giorno e mese per mese sino al completamento: così l’esercitante in un corso di Esercizi si prepara il lavoro spirituale interiore ed esteriore di un anno, sempre incastonato o come parte del programma di vita: la salvezza in Cristo e nella Chiesa: “vivo ego iam non ego, vivit vero in me Christus” [Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Cfr. Gal 2,20]. In questo sta la perfezione cristiana, religiosa, sacerdotale. Stabilirsi totalmente in Gesù Maestro Via (volontà), Verità (mente) e Vita (sentimento); anzi, arrivare alla suprema altezza della nostra personalità: io che penso in Gesù Cristo, io che amo in Gesù Cristo, io che voglio in Gesù Cristo; o Cristo che pensa in me, che ama in me, che vuole in me.

Per la pratica

L’ossatura degli Esercizi e del loro frutto è segnata da Sant’Agostino con queste parole: “L’uomo è un viatore; il punto di partenza è il peccato; il termine è Dio; la via che a Lui conduce è Gesù Cristo”. Ora l’uomo è intelligenza, volontà e sentimento. Per pensare in Cristo occorre meditare le verità da Lui predicate; per volere in Cristo occorre contemplare la sua vita dall’Incarnazione alla glorificazione; per amare in Cristo dobbiamo far nostro il suo cuore; togliendo ogni altro amore e stabilendo in noi il duplice amore di Gesù Cristo al Padre ed agli uomini.

Beato Giacomo Alberione

 

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