L’Istituto di San Gabriele prende il nome da San Gabriele Arcangelo perché vuole formare e avviare i suoi membri ad una vita apostolica di penetrazione nel mondo usando, tra gli altri mezzi, il cinema, la televisione e radio che sono stati posti sotto il patrocinio di S. Gabriele Arcangelo da S.S. Pio XII con l’Enciclica sul cinema Miranda prorsus: l’arcangelo annunziatore dell’Incarnazione e salvezza (a Daniele, a Zaccaria, a Maria Santissima)” (Id, pp. 1302-1303). Possono essere membri tutti i laici, compresi i sacerdoti secolari. “L’Istituto è collegato spiritualmente con la Pia Società San Paolo” (Id, p. 1304).
L’Istituto Maria SS. Annunziata è per laiche: «si abbraccia se vi è gran desiderio di santità ed un grande amore alle anime e alla Chiesa.
È chiamato secondo il primo mistero della redenzione “Maria Annunziata”» (Id, p. 1305).
Nella conclusione il Primo Maestro pone in relazione le attese dei giovani con le risposte che possono incontrare negli Istituti Secolari. Dopo aver descritto la gioventù che aspira alla santità ma non sa dove trovare aiuti validi, il Fondatore scrive: “Queste anime troverebbero in un Istituto Secolare una direzione decisa e sicura, un progresso costante; vivrebbero una vera vita: di santificazione e di apostolato” (Id, p. 1308).
Nei giovani, oltre al desiderio della santificazione, vi è il bisogno dell’apostolato, “un apostolato ordinato; ma si sentono soli, si sconfortano per gli insuccessi, passano il tempo a lamentare e piangere su uomini e circostanze… Non sentono la forza che viene dall’unione ben organizzata” (Id, pp. 1308-1309).
2.2. L’argomento degli Istituti Secolari è ripreso nel San Paolo del maggio 1958.
Il Primo Maestro riporta alcuni pensieri di Pio XII, tra cui: “Niente impedisce che a norma del Diritto (can. 492, III) gli Istituti Secolari, per speciale concessione, possano essere aggregati agli Ordini o ad altre Religioni ed in diverse maniere essere da loro aiutati od anche moralmente diretti” (CISP, p. 1310).
Descrivendo il fine specifico degli Istituti da lui ideati, Don Alberione precisa: “Si noti che il secondo fine degli Istituti S. Gabriele Arcangelo e Maria SS. Annunziata è molto ampio; si può dire che vi è compreso ogni apostolato dalla unione delle anime vittime all’azione politica del cristiano. Ecco degli esempi: apostolato del cinema (produttori…), apostolato della stampa (scrittori, tecnici, propagandisti), apostolato della radio, apostolato della televisione, apostolato della scuola. In primo luogo apostolati di cooperazione alla Pia Società S. Paolo (traduttori), alle Figlie di S. Paolo (biblioteche parrocchiali), alle Pie Discepole (es. adoratrici); alle Pastorelle (catechiste), al Regina Apostolorum (laboratori per aspiranti)” (Id, pp. 1311-1312).
Segue poi un lungo elenco di apostolati per dare un’idea dell’immenso campo degli apostolati possibili ai membri di tali Istituti fuori di quello strettamente esercitato in Chiesa (cfr. Id, pp. 1312-1314).
Segue una illustrazione sulla pratica dei voti nei due Istituti pensati da Don Alberione, che si conclude con le preghiere, rispettivamente, a San Gabriele Arcangelo e a Maria SS. Annunziata.
2.3. Il San Paolo del giugno-luglio 1958 tratta di Clero e Istituti Secolari con l’affermazione iniziale: “L’apostolato nelle diocesi avrà grande vantaggio se parte del Clero entrerà negli Istituti Secolari: sia per la vita di maggior perfezione; sia per la più devota collaborazione e dipendenza ai rispettivi Vescovi; sia per un nuovo e più generoso slancio di zelo; sia ancora per le nuove forze che susciterà tra il laicato” (CISP, p. 1320).
Il Fondatore esprime i vantaggi di un Istituto Secolare composto esclusivamente di Sacerdoti secolari che, oltre al compito di scoprire nei laici la vocazione agli Istituti Secolari, trovano essi stessi un’opportunità: “Inoltre: dal fatto nuovo si apre al sacerdote secolare la possibilità di entrare in un Istituto Secolare e nello stato di perfezione per rendere più santa la sua vita e più fruttuoso l’apostolato. La Costituzione Apostolica Provida Mater ha messo il sacerdote di fronte ad una via, per lui prima chiusa: lo stato di perfezione, organizzato e regolato dalla Chiesa” (Id, p. 1321).
2.4. Il San Paolo del novembre 1958 dà notizia di un corso di esercizi spirituali per l’Istituto San Gabriele Arcangelo, che si chiude con l’entrata in noviziato di vari aspiranti, e di tre corsi di esercizi spirituali per l’Istituto Maria SS. Annunziata.
Viene riportata una pagina pubblicitaria apparsa su Vita Pastorale per invitare i Sacerdoti secolari a far parte di un Istituto Secolare fondato da Don Alberione, per offrire loro “la possibilità di unire alla vita di ministero la vita di perfezione religiosa, lasciando ognuno al proprio posto” (CISP, pp. 1328-1330).
2.5. Approfondendo i documenti della Chiesa sugli Istituti Secolari, soprattutto la Costituzione apostolica di Pio XII Provida Mater Ecclesia (02.02.1947), il Motu proprio Primo feliciter (12.03.1948), l’Istruzione Cum sanctissimus (19.03.1948), Don Alberione raccoglie come un fatto provvidenziale l’ampliamento della possibilità di una vita di perfezione con i voti religiosi vissuti senza l’obbligo della comunità e nel mondo. Questa nuova forma di vita religiosa si aggiunge allo stile di vita monastica e delle Congregazioni e viene incontro a necessità del tempo.
Le caratteristiche degli Istituti secolari sono: consacrazione perfetta a Dio con la professione dei voti religiosi; un impegno apostolico che traduce in opere di carità l’amore verso Dio e la secolarità custodita dal segreto, vivendo nel mondo ed esercitando una professione.
La vita religiosa degli Istituti Secolari risponde principalmente a due necessità. La prima: vi sono giovani che aspirano alla perfezione ma, per varie ragioni, non secondo lo stile di vita monastico o di una Congregazione. La seconda: un laico o una laica consacrata in forma segreta possono, con l’esercizio della loro professione, prestare un aiuto indispensabile all’opera di evangelizzazione della Chiesa con un’azione di penetrazione ordinariamente impossibile al clero e ai religiosi.
2.6. Nella presentazione dei tre Istituti da lui fondati, Don Alberione li definisce Istituti Secolari, ma l’approvazione pontificia dell’8 aprile 1960 li definisce “opera propria della Pia Società San Paolo”. La volontà del Fondatore è contenuta nella lettera da lui inviata alla Santa Sede per ottenere l’approvazione dei tre Istituti.
Il contenuto del Decreto di approvazione pontificia argomenta in questi termini: 1) la Società San Paolo fin dal suo sorgere si è servita della collaborazione di laici che sono stati raggruppati nell’Unione Cooperatori Apostolato Stampa. 2) Molti di questi Cooperatori hanno chiesto di collaborare non solo come una Associazione di fedeli, ma di abbracciare la vita di perfezione secondo le indicazioni della Provida Mater. 3) Il Superiore generale della Società San Paolo ha costituito una Associazione paolina per Sacerdoti, per uomini e per donne. Tale Associazione, divisa in tre sezioni, è senza autorità propria ed è unita alla Pia Società San Paolo. 4) Tenute presenti le richieste del Superiore generale, il Decreto costituisce quella Associazione, divisa in tre sezioni, come opera propria della predetta Società e ne approva per un decennio lo Statuto.
2.7. Essere “opera propria” della Società San Paolo comporta: 1) Essendo “aggregati”, non hanno un governo proprio, ma l’autorità della Congregazione è l’autorità dell’Istituto. 2) Il fine è concorrere, con la varietà degli apostolati, a raggiungere l’opera di evangelizzazione della Società San Paolo, che è parte della Famiglia Paolina. 3) La spiritualità è quella della Famiglia Paolina. 4) I voti religiosi sono vissuti individualmente nella secolarità.
Benché Don Alberione continui a presentare le tre fondazioni come Istituti Secolari, essi, giuridicamente, non lo sono; ma sono “aggregati” perché così li ha presentati per l’approvazione. Le varie ipotesi che si possono avanzare su questa scelta del Fondatore non possono metterne in dubbio la volontà di non costituire Istituti con governo proprio.
La ragione di fondo che, forse, può spiegare con più convinzione la scelta di “opera propria” della Società San Paolo la troviamo nel costante progetto di Don Alberione di realizzare l’unità delle diversità nella Famiglia Paolina. Negli Istituti aggregati il Fondatore vuole che sia effettiva la collaborazione stretta con la Società San Paolo e con tutta la Famiglia Paolina: parte integrante della Famiglia Paolina, ma aggregati come “opera propria” solo alla Società San Paolo.
I membri dei tre Istituti “aggregati” sono “parte integrante” della Famiglia Paolina sia per la comune spiritualità (Cristo Maestro Via, Verità e Vita, come interpretato da San Paolo) sia per l’impegno apostolico che, realizzandosi in qualsiasi forma, può anche privilegiare quello della Società San Paolo e tutti quegli altri della Famiglia Paolina.
Mentre gli Istituti sono vincolati alla spiritualità paolina come condizione essenziale, per gli apostolati sono liberi nella loro scelta; il Fondatore è consapevole di poter soltanto suggerire a loro, tra le priorità, gli apostolati della Famiglia Paolina. Pertanto occorre prudenza da parte dei rappresentanti del governo della Società San Paolo ai vari livelli di non voler “imporre” o “pretendere” che i membri degli Istituti siano coinvolti di forza nell’apostolato della Congregazione.
2.8. La validità della visione, che soggiace alla scelta della forma giuridica degli Istituti, va ricercata nella convinzione teologica di Don Alberione: oltre al laicato consacrato nella Società San Paolo, alla varietà delle Suore, ai laici Cooperatori, anche i laici consacrati nella secolarità convergono con il loro specifico apostolato a potenziare l’opera di evangelizzazione della Società San Paolo e dell’intera Famiglia Paolina.
Gli Istituti ampliano gli orizzonti sia della spiritualità paolina che degli apostolati paolini. La spiritualità paolina è vissuta anche da laici consacrati nella secolarità; gli apostolati dei laici consacrati o rafforzano quelli già esistenti nella Famiglia Paolina, ma dandone un’applicazione originale, o aggiungono forme nuove, quasi impossibili, per l’evangelizzazione paolina.
La fondazione degli Istituti, conferma l’unità della Famiglia Paolina sia per l’unica spiritualità imperniata su San Paolo, che per la convergenza dei diversi apostolati nello spirito di San Paolo. Anche gli Istituti paolini sono frutto della costante preoccupazione spirituale del Fondatore perché si viva e si proponga una spiritualità integrale, attraverso la cristificazione descritta da San Paolo, e un’ansia pastorale caratterizzata dal “tuttismo” in tutti gli aspetti, fino a tentare un progetto di “sintesi di tutte le scienze” in Cristo, lasciato incompiuto.
Di fronte a questa ricchezza di visione teologica, ecclesiale e pastorale, i Sacerdoti paolini che prestano il servizio dell’animazione presso gli Istituti aggregati, devono riascoltare e meditare il richiamo del Fondatore durante il mese di esercizi del 1960: “Il calore e la luce vitale devono discendere dai Sacerdoti paolini, che hanno qui un grande e delicato ministero. Perciò si impone, in secondo luogo, l’aggiornamento di essi alle diverse istituzioni” (UPS, I, 20).
don Silvio Sassi ssp
|