Partecipando da alcuni anni al Convegno nazionale, mi rendo progressivamente conto che è sempre un dono grande del Signore: per la comunione che esiste tra le presenti, ma anche con le sorelle rimaste a casa, unite a noi nella preghiera e, spesso, nell’offerta della sofferenza; per l’abbondanza di riflessioni, sollecitazioni, continui inviti a rivedere la nostra vita di consacrate alla luce della Parola di Dio, degli scritti del Fondatore e delle necessità degli uomini del nostro tempo; per la preghiera nelle sue varie forme, che accompagna e scandisce tutto il lavoro svolto da don Vito, dai relatori, da tutte le partecipanti; per la presenza di sacerdoti della Società San Paolo, che ci confortano e ci spronano nel continuare il cammino come Famiglia Paolina.
Quest’anno hanno presieduto le Celebrazioni Eucaristiche don Pottayil (Vicario Generale della SSP), don Galaviz (Consigliere Generale) e don Ampelio Crema (Superiore Provinciale). Il 2008, inoltre, ci riserva doni ulteriori: il 50° di fondazione degli Istituti Aggregati e l’indizione dell’Anno Paolino da parte di Benedetto XVI.
Il primo saluto ci è venuto da Maria, nostra Madre, Maestra e Regina, con la recita del S. Rosario. Subito dopo, con la presentazione del convegno, don Vito ci ha ricordato che siamo chiamate ad annunciare Cristo a chi è lontano, come San Paolo, che cercava di raggiungere il maggior numero di persone a qualunque costo, con i mezzi più celeri del suo tempo e, come don Alberione, che ha usato i mezzi tecnicamente più avanzati: la stampa, la radio, il cinema, ecc. Oggi per noi: internet.
Questi mezzi creano mentalità, incidono sul modo di pensare di molte persone: dovremo saper comunicare la Parola, in modo qualitativamente buono, perché nella comunicazione globale, i giovani possano trovare anche la notizia di Dio.
Abbiamo iniziato i lavori con la relazione di Maria Teresa Anzilotta su: “L’Annunziatina e la comunicazione”, attraverso la quale siamo state interpellate di fronte al fatto che “il cristiano oggi vive, ma non ha coscienza di quello che porta con sé, come un essere addormentato che lascia sonnecchiare nel cuore le energie dello Spirito... che la persona che si è donata al Signore deve sentire dentro di sé il desiderio di generare alla vita in Cristo quante più persone possibile… che apostolo è chi, come il nostro Fondatore, ha il perenne assillo nel cuore della salvezza delle anime… Quante di noi possono dirsi tranquille in coscienza e dichiarare di fronte a Dio, con la medesima serenità di S. Paolo e di don Alberione, di aver fatto tutto quanto era nelle proprie possibilità per farLo conoscere?… All’Annunziatina è data dalla Chiesa l’opportunità di essere, come don Alberione, fantasiosa nell’apostolato, di ricorrere pure a ciò che è nuovo e ardito, con particolare attenzione circa l’uso dei mezzi tecnici e organizzativi moderni per fini apostolici”.
Così diceva il nostro Fondatore alle prime Annunziatine: “Dobbiamo parlare agli uomini di oggi. E se il Signore vi ha affidato apostolati che sono adatti e sono necessari ai tempi d’oggi, amarli, studiare sempre meglio le cose per compierle con maggior perfezione... Tieni sempre presente la tua missione, come la stella del tuo cammino, ideale della vita, ragione della tua esistenza, oggetto del rendiconto nel giudizio particolare. Vivi per essa, pensa, lavora. Con-centra tutte le tue forze nella tua riuscita. Non disperdere altrove intelligenza, tempo, denaro, ingegno, cuore... non lasciarti abbattere da ostacoli, sacrifici, incomprensioni. Nel richiamo della decisione che un giorno hai preso dopo la preghiera, riflessione, consiglio, ritroverai te stesso e forza a perseverare”.
Di fronte a tutto questo il primo sentimento che si è affacciato al mio cuore è stato lo scoraggiamento nel sentirmi mancante in tutto: “nello spirito, nella scienza, nell’apostolato, nella povertà”. Ma davanti al Signore è stato chiaro che, appoggiata a Lui, potevo riprendere il cammino con maggiore chiarezza, con maggiore determinazione.
Scrive ancora Maria Teresa nella sua relazione: «Don Alberione incitava sempre i suoi figli a guardare con fiducia, più che a se stessi e alla propria debolezza, a Dio e alla missione e diceva loro di fuggire due atteggiamenti: l’apatica indifferenza alle opere del male così come la condanna inattiva di tutto ciò che “sa di mondo”… Se teniamo in considerazione le nostre “capacità tecniche” non partiremo mai… Davvero è solo l’amore al Signore l’unica molla che può, a dispetto delle nostre titubanze, farci tuffare nel dinamismo dell’apostolato paolino senza paura di annegare».
Rifacendosi poi allo Statuto, Maria Teresa ha sottolineato che sebbene il nostro apostolato è vera predicazione, cioè un atto salvifico in quanto produce la fede, deve essere sempre frutto di una vita interiore, unito alla propria santità personale. Annota al riguardo che “don Alberione arrivò ad affermare che se i paolini avranno una fede tale da contare più su Dio che su se stessi vedranno meravigliosamente crescere in poco tempo il loro grado di santità e questo perché il Signore è pronto a moltiplicare tutto di loro”.
Il 4 gennaio don Walter Lobina, nella sua relazione su: “La comunicazione nella cultura odierna nella Chiesa e in don Alberione” ci ha presentato l’esito di una recentissima indagine in cui viene indicato come la maggioranza degli italiani preferisca Internet alla televisione: attraverso il computer si può ascoltare la radio, vedere la Tv, fare ricerche a livello mondiale, scaricare musica, ecc.
I giovani tra i 16 e i 24 anni hanno una familiarità estrema con il mezzo tecnologico e stanno cercando da soli gli ideali per una vita migliore di quella proposta dalla generazione adulta. Hanno bisogno di maestri e testimoni visibili, credibili e coerenti.
Don Alberione aveva profeticamente pensato ad operatori santi e professionalmente preparati e alla qualità carismatica degli strumenti tecnici. Non possiamo fuggire, come Giona che si imbarcò nella direzione opposta a quella indicatagli dal Signore: è tempo di mostrarci, di mostrare la nostra vocazione ed il nostro carisma.
Siamo chiamati ad essere accanto agli uomini di oggi con coerenza estrema per donare la speranza che non viene da noi, ma dal Signore, adeguandoci, però, al nuovo linguaggio. Dob-biamo pensare: “Ho qualcosa da dire, uso il linguaggio corrente, ma non mi lascio prendere dalla spettacolarità”.
Occorre riprendere la capacità di osare: dire la verità o i valori che portiamo senza nasconderci, diventando trasparenti: essere maestri per esperienza.
Don Walter ci ha detto che “don Alberione ci sprona a protenderci in avanti: comunicare non è fare o dire, ma essere... essere consacrati per la missione: una persona che rispondendo ad una chiamata, si dona, e donandosi, comunica. Così come Cristo ha comunicato se stesso donandosi. La specificità consiste nell’essere per dare, nell’essere Cristo oggi per comunicarlo all’uomo d’oggi”.
Don Walter ha concluso con forza che siamo chiamate a vivere in continua comunione con Cristo: solo allora possiamo avere il coraggio di annunciarlo.
Nel pomeriggio abbiamo riportato in assemblea la sintesi dei lavori di gruppo. Suddivise per zone abbiamo riflettuto su alcune provocazioni, tra le quali: che tipo di atteggiamento ho nei confronti dell’apostolato della comunicazione sociale (paura, entusiasmo, diffidenza…)? Perché? Cosa posso fare per avere un atteggiamento positivo e attivo, come quello di Alberio-ne? Quali nuove iniziative io o il mio gruppo possiamo attuare in questo anno dedicato alla comunicazione?
Come l’anno scorso sono emerse varie proposte che ogni gruppo è chiamato a valutare, attivandosi con l’impegno di ciascuna sorella per concretizzare una tessera del grande mosaico che il Signore vuole realizzare con il nostro Istituto. Ognuna di noi ricordi che, nell’insieme di una composizione, balza subito all’occhio se manca una tessera, per quanto piccola o marginale possa essere. L’Annunziatina dà al mondo, alle persone d’oggi, Cristo che possiede, anche usando i mezzi della comunicazione sociale, avendo coscienza della necessità di una formazione permanente.
Non c’è autentica comunicazione senza il dono di sé, perché l’annuncio non è solo un sistema di strategia, ma è la nostra risposta profonda alla Grazia, ci ha ricordato con sollecitudine don Galaviz.
Don Ampelio ci ha richiamato all’incontro con Cristo come un dono che non è frutto della nostra intraprendenza o della nostra bravura, non è disperso neppure dalla nostra povertà: è iniziativa di Dio!
Don Pottayil ha sottolineato che siamo in ottima compagnia, con Maria, Madre, Maestra e Regina degli Apostoli, con San Paolo, Maestro e Protettore dell’apostolato della comunicazione e con il Beato Alberione possiamo ottenere grazie speciali. è necessario pregare per il mondo della comunicazione, per le persone che lo utilizzano e per i giovani.
Il 5 gennaio é arrivato velocissimo. Don Vito ci ha comunicato la relazione sull’andamento del nostro Istituto e abbiamo verificato insieme alcuni aspetti della nostra vita di gruppo, come la preghiera per le vocazioni, i team vocazionali, la ripresa delle proposte fatte nel 2007 per migliorare la nostra vita fraterna ed altri aspetti che verranno comunicati a tutti i nostri gruppi.
Ed era già il momento dei saluti e del ritorno alla vita “normale”. Porto nel cuore la frase conclusiva di don Walter: “La certezza che ci deve sempre accompagnare è che siamo santi e amati dal battesimo: abbiate fiducia in voi e in Dio che ha fiducia in voi!”.
Care sorelle che cosa, allora, ci farà paura?
Margherita G.
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