Per introdurci subito nell’argomento, diciamo: lo spirito di fede è una profonda convinzione delle verità rivelate; è l’esercizio pratico e costante della fede; è quello che deve improntare tutti i sentimenti, tutte le parole nostre. Il cristiano, il sacerdote, il consacrato, con lo spirito di fede, ragiona secondo i principi rivelati. Tutto vede sotto questo aspetto; negli studi mette sempre in accordo la scienza con la fede. Lo spirito di fede santifica ed eleva i pensieri, santifica la volontà, santifica il cuore. Esso deve illuminare questa nostra mente e se, per natura, la ragione è tanto potente, per lo spirito di fede il cristiano si eleva sopra la ragione; vede sopra i tempi l’eternità, sopra ciò che è terreno il soprannaturale.
Lo spirito di fede anima la volontà. Deve farci operosi, deve ispirare le parole, deve accendere lo zelo. Lo spirito di fede eccita nel cuore i sentimenti soprannaturali. Il primo sentimento è un desiderio vivo del Paradiso. Lo spirito di fede è più che la fede.
Ma che cos’è la fede? È credere. L’atto di fede esprime il nostro consenso alle verità rivelate da Dio e dalla Chiesa a noi proposte.
La fede è il primo dono spirituale che ci dà Dio nel santo Battesimo; da esso dipendono la speranza e la carità; perciò se vogliamo che in noi crescano queste virtù, chiediamo prima al Signore l’aumento di fede.
Crediamo che Dio è eterno, che ha preceduto i tempi e che è esistito da tutta l’eternità. Credere a questo Dio santo, perfetto, sapientissimo, onnipotente, misericordioso, dal quale tutto fu fatto. Crediamo in Gesù Cristo, Dio come il Padre, seconda persona della SS. Trinità, che si incarnò nel seno purissimo di Maria, prendendo una natura umana alla quale unì la sua natura divina nell’unità della persona. Crediamo allo Spirito Santo; egli è come il Padre, Dio di amore, che discese su Maria SS. e sugli Apostoli nel giorno di Pentecoste, che illumina e rende infallibile la Chiesa, che vivifica e santifica le anime, che, per sua grazia, opera nei sacramenti e comunica alle anime la vita eterna.
Nella vita spirituale la fede è la radice e noi cresceremo nella virtù, nella santità, nella speranza, nell’amore vero del Signore tanto quanto avremo di fede. Un’anima che ha fede viva e che pensa: “Dio mi vede”, quanta vigilanza userà per non peccare.
Per la fede l’uomo è elevato ad un piano immensamente più alto; Dio elevò l’uomo all’ordine soprannaturale, conferendogli la grazia divina, dono gratuito appunto perché è grazia. Essa è massimo bene: è principio dell’eterna salvezza, fondamento e radice della giustificazione e della grazia. La fede è fondamento positivo di ogni virtù; il principio di vita cristiana, la porta ai sacramenti. Per arrivare alla santità, che è il perfetto amore di Dio, bisogna avere una proporzionata profondità di fede. Ogni vera virtù e ogni vera pietà si fonda sopra la fede. Per la fede vediamo in tutti gli uomini dei figli di Dio e dei fratelli nel Padre Nostro, dei compagni di viaggio verso l’eternità e se ne deducono i doveri di mutuo aiuto.
La fede non è un ricordo sterile di una verità che si recita in qualche circostanza, ma luce e costitutivo di sapienza eterna. Non è come l’ombrello che si prende allorché piove, può venire
dimenticato per molti mesi; no, la fede deve sempre rimanere accesa: è lampada ai passi miei la Tua parola, è luce al mio cammino (Salmo 118,105). La fede ci fa partecipi della sapienza di Dio e ci unisce a Dio; per essa la luce con cui Dio conosce se stesso diviene luce nostra, la sua vita nostra. Se si vuole arrivare alla carità bisogna che ci sia sempre l’atto di fede. Fede profonda.
Il divino Maestro insegnò: “Chi non crederà verrà condannato” (Mc 16,16). Quindi ogni uomo è obbligato ad accogliere l’insegnamento della fede e piegarsi a credere per ricevere il dono della grazia divina. Almeno di tanto in tanto ogni cristiano deve fare qualche positivo atto di fede; ma specialmente in punto di morte, nei pericoli e nelle tentazioni contro la fede.
La fede è sorgente di meriti, poiché è già merito ogni atto di fede. Dà un’intenzione retta alle nostre buone opere; inoltre la fede è tanto più meritoria quanto più siamo esposti al pericolo di perderla.
Avere fede in Cristo Giudice. Dovrò rendere conto di tutte le grazie ricevute, di tutte le Comunioni, delle Messe, delle preghiere, delle prediche, dei consigli, delle esortazioni. E allora l’anima si mantiene vigilante e attenta per corrispondere e per non lasciare infruttuosa nessuna grazia.
La fede è forza e consolazione: essa ci fa considerare il premio eterno: “Non mi resta che ricevere la corona di giustizia” (2Tim 4,8). “La nostra momentanea e leggera tribolazione produce per noi un eterno e sopra ogni modo sublime cumulo di gloria” (2Cor 4,17), dice S. Paolo. E allora si fatica, si combattono le passioni, si zela, si compiono i quotidiani doveri con gioia: “La vittoria che trionfa del mondo è la nostra fede” (Gv 5,4).
Abbiamo fede che il Signore ci ha preparato le grazie per farci santi: “Va’, la tua fede ti ha salvata”. Gesù dà le grazie in proporzione di questa fede, di questa fiducia. Niente nega a chi chiede con fede, né beni spirituali, né materiali. Il popolo ebreo era assetato. Dio disse a Mosè: “Percuoti la roccia, ne zampillerà acqua in abbondanza”. Mosè dubitò un istante, ma poi percosse la rupe e l’acqua venne come era stato predetto. Quella mancanza di fede, però, per quanto breve, spiacque tanto al Signore, che Mosè in penitenza dovette rinunziare a entrare nella sospirata Terra promessa.
Vedete, Dio castiga anche in questa vita la mancanza di fede facendo diminuire l’afflusso di grazia, privando delle sue benedizioni le nostre povere fatiche.
La fede è libera adesione alla rivelazione; perciò occorre il nostro sforzo. Con la preghiera e l’esercizio, la fede diverrà più ferma, più operosa, più semplice, più illuminata. È veramente una fiamma che illumina e riscalda. È cosa divina, ma affidata all’uomo, e quindi la si può perdere come la si può mantenere viva e accrescere.
È la fede che salva, e gli uomini per salvarsi avranno bisogno di credere le verità eterne, la gravità del peccato, la divinità della Chiesa, dello stato religioso. Ecco la necessità della divulgazione della parola di Dio. Il vero cattolico non si accontenta di un godimento ignorante della sua fede, ma la studia, la penetra e ne diviene nel suo ambiente un apostolo. Quando c’è la fede in cuore c’è anche lo zelo per l’apostolato. Abbiate fede nel vostro apostolato, credete che esso salva le anime, non lo considerate in un modo superficiale. La fede che produce la carità e la carità che segue la fede fanno l’apostolo.
Fede che si dimostra con la vita pratica, facendo come se tutto dipendesse solo da Lui! Fede che noi esprimiamo nel “patto” o “segreto di riuscita”, che fa parte delle nostre preghiere. Sono cortissime queste espressioni: “La fede è radice di ogni santificazione, lo spirito di fede è principio della santità. Dalla fede: la speranza, la carità, le virtù religiose. Dalla fede: i frutti dell’apostolato. Chi crede vedrà Dio, perché sarà salvo; chi crede, sa che bisogna correre al Tabernacolo per avere la forza necessaria nell’apostolato. Credete e vedrete verificarsi ciò che fu annunziato. Quando manca la fede, manca la radice, e quando in un albero manca la radice, muore. Quando Dio dà una vocazione, una missione a un’anima, le dà pure tutte le grazie, gli aiuti necessari per compiere quella data missione”. Egli non viene mai meno. Possiamo venir meno noi con la nostra incostanza e debolezza nella fede, ma Dio no: Egli non manca mai.
Troppe volte attribuiamo a noi, anziché a Dio quello che facciamo; troppe volte chiediamo che ci si debba riconoscenza, mentre questa va soltanto a Dio. Col Signore, facciamo un vero “patto”, diciamo ciò che vogliamo dare noi: “Cercare in tutto, solo, e sempre la vostra gloria e il bene delle anime”. Poi diciamo ciò che aspettiamo da Lui: “e contiamo che da parte vostra vogliate darci spirito buono, grazia, scienza e mezzi di bene”.
E la nostra pietà non deve essere una pietà sterile, compiuta solo per sbrigarci di un dovere che ci pesa; deve essere una pietà che ci faccia giungere veramente a una grande santità. Vivere secondo lo spirito del “segreto di riuscita”, recitarlo spesso. Noi ci appoggiamo su di esso: è una base buona, ferma, su cui si potrà costruire e si avranno opere vitali perché in essi vi è Cristo: non avremo opere insufficienti a vivere, non iniziative sterili, inefficaci; non cadaveri da portare ma persone agili che corrono per arrivare al traguardo, per ottenere il premio.
Infondetemi, o Divino Maestro, una fede intima, costante, gioiosa. Essa è il sole della mia vita; la lucerna per il cammino verso l’eternità; un dono della vostra amabile carità. Io pregherò sempre per chi non ha questo dono ineffabile della fede. Perfezionate la mia fede, o Divino Maestro; troppo ho già meritato il rimprovero: “Uomo di poca fede”.
Beato Giacomo Alberione
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