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MA CHE COSA HO DI DIVERSO?

 

La prima domenica di Febbraio è dedicata da trentuno anni, alla celebrazione della Giornata per la Vita. I Vescovi Italiani nel loro messaggio per questo 2009, propongono alla riflessione dei cristiani e degli uomini di buona volontà, il tema della sofferenza e delle malattie terminali.
Con tenacia e dedizione numerosi volontari dei Movimenti e dei Centri di Aiuto alla Vita sparsi in tutta Italia, si spendono per la difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale. Impegno non facile ostacolato dalla “cultura di morte” che prepotentemente si fa strada. Anche i mezzi della comunicazione se ne occupano per far balzare in prima pagina casi limite, pensiamo ai tristemente famosi casi di Piergiorgio Welby, Terry Schiavo e in ultimo di Eluana Englaro.
Purtroppo non sempre viene dato lo stesso spazio ad eventi altrettanto straordinari come quello avvenuto a Roma il 18 Settembre 2006.
Duecento persone circa in carrozzella avanzano verso Piazza Bocca della Verità. Sono un drappello di disobbedienti, malati di SLA, [Sclerosi Laterale Amiotrofica] che non ci stanno ad essere catalogati in fretta sotto la voce “caso Welby”. Hanno qualcos’altro da chiedere e lo vogliono dire forte: “Non si può chiedere a nessuno di uccidere, di ucciderci.

Perché l’amore vero non uccide e non chiede di morire. La vita è un dono, e che dono: meravigliosa malattia inguaribile!”. Come guida di questo insolito corteo c’è il Prof. Mario Melazzini, direttore dell’Unità Operativa di Day Hospital Oncologico di Pavia e Presidente dell’AISLA, Associazione Italiana malati di SLA.
Nel libro intervista curato da Marco Burini, Ma che cosa ho di diverso?, edito dalla San Paolo, Mario Melazzini ripercorre alcuni fatti significativi, racconta le sofferenze e le attese sue e dei circa 5000 malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica presenti in Italia. Importanti gli obiettivi che l’associazione si pone: promuovere la tutela e l’assistenza dei malati; sensibilizzare l’opinione pubblica; sollecitare le autorità competenti perché provvedano con rapidità e accuratezza ai bisogni dei malati; assistenza necessaria ai familiari.
Un libro che narra il suo percorso umano e spirituale, la sua vera e propria conversione alla vita e a Dio, ma che è anche una testimonianza corporale, un martirio. La storia di Mario e dei suoi fratelli nella malattia insinua domande aperte e lancinanti sul dolore innocente, sulla fragilità umana, sullo sperare contro ogni speranza.
C’è da riflettere. Anche prima che la malattia accada.

Rosaria G.

 

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