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Ebbene le Annunziatine hanno proprio questo compito di risvegliarci, attraverso i moderni mezzi di comunicazione sociale, dal torpore delle nostre “dorate abitudini” senza significato, sollecitandoci alla consapevolezza di essere figli di Dio, amati da Lui e chiamati ad essere Suoi testimoni. Con questa consapevolezza e mandato personale, anche quest’anno, molte giovani e meno, sono stati invitate a vivere il ritiro, dal 7 al 9 dicembre, presso la Casa delle Annunziatine a Roma. È questa una Casa “speciale” come speciali sono le sue abitanti “guidate” dalla sapienza del Delegato, Don Vito Spagnolo che, rispettando la libertà di ognuno, ha il gran carisma di aiutare chiunque incontra, a fargli scoprire che la vita è un dono “d’amore” ed in quanto tale non può che essere vissuta come donazione agli altri. L’uno per altro,”tanti piccoli fili d’oro” che se intessuti di umiltà e fede, sono capaci di diventare un gioiello prezioso di “Carità Fraterna”. Questo nuovo incontro ha avuto come Madre, la Vergine Maria; Colei che è stata la Missionaria per eccellenza, avendo portato al mondo il Verbo Incarnato: Gesù Cristo. Così Ella stessa ha chiamato molte di noi a fermarci ai Suoi piedi per donarci la fiducia necessaria per diventare discepole del Figlio suo come Lei. Sono stati giorni intensissimi che si sono avvicendati tra riflessioni e preghiera, tutte insieme nella gioia di un incontro per confrontarsi anche nel silenzio. Mentre scrivo ho ben impresso il volto di ciascuna: Rosa Maria, la bontà fatta persona, Silvia, così raccolta a dare tutta se stessa al Santissimo, Elisa con occhi spesso lucidi per l’emozione dei momenti vissuti, le due Rosanna, tanto loquaci quanto profonde nelle loro meditazioni, Santina, così teneramente silenziosa, Anna, molto riflessiva, Silvana, tanto dolce quanto piena d’amore per il prossimo e poi Laura, sempre più vicina ad “imbracciare” le armi della Luce ed ancora M. Veronica, la gioia di Dio e Teresa, il canto di Dio. Che dire poi di Vanessa e M. Teresa? Due giovani Annunziatine, piene d’amore per il Santissimo, traboccante dalla melodia del loro parlare. Che dire ancora delle “due sorelle” Caterina e Anna Maria? Dire che loro, insieme a Don Vito, sono eccezionali, è dire poco! Ci hanno condotto a ritrovar le radici della nostra speranza, alcune volte schiacciata dal vivere stesso. Speranza che riapre il cammino, offrendo orizzonti nuovi, facendo percepire e vivere diversamente anche le situazioni più difficili, in cui per motivi diversi tutti ci veniamo a trovare! Ci hanno fatto comprendere la bellezza del Vangelo in cui trovare la “molla dell’audacia, della vittoria dalla paura, dell’uscita dal ripiegamento su se stessi, per urlare a tutti che il dolore, la tristezza, la noia, l’angoscia, il male di vivere, non sono l’ultima parola sul senso della vita”! Non posso non ricordare le altre due sorelle: Lella, molto attenta e precisa a che l’incontro riesca al meglio anche sotto il profilo organizzativo ed ancora Enza la cui simpatia è motivo di letizia per chiunque ha la fortuna di incontrarla. Le sorelle Maria, Ninuccia, Rosa, Marcella ed Ida, così delicatamente premurose a dare la loro accoglienza nei momenti di convivialità, vissuti come una gran festa, in piena armonia, sentendosi unite le une alle altre. E poi non posso non citare Giustina, fisicamente assente ma virtualmente presente, grazie ai cenni affettuosissimi che di Lei ha fatto la nostra M. Veronica. Questo è stato il nostro incontro in cui veramente il Signore “si è seduto” in mezzo a noi, anche “a tavola” perché come dice Lui: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sarò con loro”. E così è stato, è arrivato e ci ha preso per mano accompagnandoci alla scoperta dell’umiltà e del coraggio, dapprima, attraverso una figura storica: Abramo. Egli, quando Dio gli si è rivelato, ha avuto l’umiltà di fargli spazio e il coraggio di avere fiducia in Lui. E poi attraverso il racconto della vita di S. Paolo e di Don Alberione. San Paolo: “il discepolo che conosce il Maestro Divino nella sua pienezza: egli Lo vive in tutto, ne scandaglia i profondi misteri della dottrina, del cuore, della santità, dell’umanità e divinità; lo vede Dottore, Ostia, Sacerdote, ci presenta il Cristo totale come già si era definito: Via, Verità e Vita”. Quanta emozione abbiamo provato, quando tutte insieme, guidate dalle premure di Anna Maria e Caterina e dal discreto silenzio del paolino Duilio, abbiamo intonato, sotto lo “sguardo” del Nostro Gran Santo, all’ingresso della Sua Basilica, l’Inno alla Carità scritto da una nostra Annunziatina, pregando, vicino alla Sua Tomba. Poi Don Alberione: “umile, silenzioso, instancabile, sempre vigile, sempre raccolto nei suoi pensieri che corrono dalla preghiera all’opera… sempre intento a scrutare i segni dei tempi, cioè le più geniali forme di arrivare alle anime…”. Tre figure vissute in ere diverse, accomunate da un unico filo conduttore, l’amore per Dio in cui hanno riposto la loro fiducia! Quella stessa fiducia che ha preso per mano le postulanti che hanno pronunciato il loro primo “Eccoci” affidandosi a Maria.A questo punto non posso proprio non soffermarmi su M. Veronica e Teresa, due giovani che attraverso il loro Sì, hanno portato alla luce la preziosità della loro giovane età ma anche di ognuno di noi, creati per amore di Dio. La loro giovinezza è il “vero motore dell’impegno cristiano, ma anche sociale e morale”. Certo parlare di Vangelo oggi e viverlo non è facile, ma è possibile ed entusiasmante mettere la propria mano in quella di Gesù e lasciarsi condurre da Lui. Allora iniziamo questo viaggio a conoscere quel “Qualcuno” che ci attende, per fare amicizia con noi...: non ci aspetta da sole, però! Bisogna passar parola! Auguri di Buon cammino, con un forte abbraccio a M. Veronica e Teresa. Con affetto saluto tutte Voi care Annunziatine e le altre compagne da ultimo incontrate! Anna Maria M. |