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Gesù Maestro

 


 

 

Nelle Circolari dei primi anni dell’Istituto, dal 1958 al 1971, sono presenti alcuni scritti di Don Alberione che non sono nel testo Meditazioni per consacrate secolari. Il materiale è stato raccolto, suddiviso per tematiche e sarà riproposto, nei concetti fondamentali, in questo anno di anniversario dell’Istituto, nella rubrica dedicata al nostro Fondatore. Ringraziamo Maria Cellamaro che cura queste sintesi. Nel celebrare il nostro 50° di fondazione la parola autorevole e sempre attuale del Primo Maestro ci guidi e ci illumini.




Intratteniamoci su una verità che deve essere sempre presente alla nostra riflessione: la devozione a Gesù Maestro.
Gesù è chiamato Maestro non solo perché comunica la scienza, ma perché trasfonde la sua vita nei discepoli, rendendoli simili a sé: li forma alla vita divina e li guida alla vita eterna. Gesù rivela il Padre e in lui tutta la verità, perché Dio è la verità. Questa rivelazione forma la vita eterna. Gesù Cristo è nostro Maestro e ci istruisce per mezzo delle cose che ci colpiscono esternamente, ma di più è nostro Maestro interiore.
Quando si parla di Cristo luce, si intende la possibilità di conoscere le cose. E noi possiamo conoscerle perché Cristo le rende luminose e ci illumina intimamente: ci dà la potenza conoscitiva, l’accresce, la vivifica, la rende più penetrante, in modo che ogni cognizione divenga una illuminazione proveniente da Lui, Divino Maestro.
La devozione al Maestro Divino riassume e completa tutte le devozioni. Difatti, essa presenta Gesù come Verità da credere, come Via da seguire, come Vita della quale dobbiamo partecipare. Bisogna considerare il Maestro Divino completo. Divini sono gli insegnamenti dogmatici di Gesù; santissimi sono i suoi esempi ma occorre ancora la grazia.
Ed ecco che il Maestro ha completato la sua parola e il suo esempio: è morto per noi sulla croce ed è rimasto per noi nell’Eucaristia per darci la grazia di credere e seguirlo. Gesù ci diede l’esempio: attirò a sé gli uomini con la sua vita santissima. Ci ha detto di essere santi come il Padre Celeste, ma noi non potevamo comprendere la perfezione di Dio; perciò egli stesso è venuto a darcene l’esempio. La santità del Padre la vediamo nel Figlio; imitando il Figlio, imitiamo il Padre: “Chi vede me, vede anche il Padre mio”.
Per mezzo di Gesù Cristo e dei suoi meriti arriviamo al Paradiso: egli è la Via, non ce n’è un’altra. Chi non crede in Gesù Cristo non può piacere al Padre; chi non spera in Gesù Cristo, non avrà salvezza.
Gesù c’insegnò anzitutto le due verità che bisogna essenzialmente conoscere e professare: a) che vi è un Dio solo, personale, creatore ecc.; b) che questo Dio è remuneratore, ossia darà il premio o il castigo eterno.
Poi ci insegnò le verità contenute e riassunte nel Credo: “Credo in Dio Padre. in Dio Figlio, in Dio Spirito Santo”. E assieme a questi articoli principali di fede ve ne sono altri: quelli riguardanti la Madonna, la vita eterna, la comunione dei santi, la Chiesa Cattolica fondata da Gesù Cristo, governata dai Pastori stabiliti da lui, ecc.
Così il Signore ci ha messi sulla strada della verità. Per quante filosofie siano sorte, dobbiamo sempre confrontarle con la dottrina di Gesù e accettarle solo se conformi ad essa. Per quanto passino i tempi e per quanto progrediscano gli studi, Gesù rimane sempre il Maestro, la cui dottrina è eminente, certa, indistruttibile. Gesù ha insegnato la sua morale, che si riassume nei due comandamenti della carità, e ha voluto spiegarli con meravigliosi discorsi, riportatici specialmente da san Giovanni. Quando nacque Gesù, la maggior parte del genere umano era nell’idolatria. Con la sua venuta nel mondo, egli abolì anche i sacrifici antichi del popolo ebraico. Rimase soltanto il suo sacrificio, centro del culto nuovo. Il nuovo sacrificio è la Croce, sacrificio che si rinnova continuamente con la Messa. Ecco il Maestro Divino, Maestro di verità, di santità, di culto vero. A lui dobbiamo tutto!
Il fine principale nostro è dare gloria a Dio; il secondo fine è procurare la salvezza delle anime, innestandole in Cristo perché diano frutti divini. La gemma che dobbiamo innestare nell’anima nostra e nell’anima di quelli a cui dedichiamo le nostre cure con l’apostolato, è l’Ostia. Divino innesto! Questa gemma preziosa trasforma la pianta: prima superbi, poi umili; prima avari, poi generosi e distaccati dalla terra; prima sensuali, poi, se chiamati dal Signore, spirituali fino a desiderare e a praticare la verginità di Gesù Cristo.
“Io sono la vite ha detto Gesù... e voi i tralci”. A poco ci servirebbero i suoi santi esempi e la sua predicazione, se Egli non ci desse la grazia per imitare questi buoni esempi e per credere alla sua predicazione. Ma Gesù, il Maestro perfetto, ci dà questa grazia. E se abbiamo fede, se aspiriamo alla gloria di Dio, alla santità nostra e alla salvezza delle anime, la gemma preziosa, il divino innesto, ha portato i suoi frutti.
Gesù ci comunica la vita soprannaturale specialmente nei santi Sacramenti. Ce la dà nel Battesimo; con la Penitenza ce la restituisce, se l’abbiamo persa; ce l’accresce con la Cresima e l’Eucaristia. Tra i Sacramenti vi è una gradazione. L’Eucaristia è la vera sorgente di grazia; in essa si riceve lo stesso autore della vita. La grazia si attinge maggiormente durante il sacrificio della Messa e nella visita al Santissimo Sacra-mento.
Esaminiamo la nostra devozione al Maestro Divino: pensiamo se lo conosciamo, se ci lasciamo guidare da lui. La devozione al Divin Maestro è devozione alla parola di Gesù e ai Sacramenti. Parola e Sacramenti li riceviamo nella Chiesa, che ha la missione d’insegnare come Gesù, di dirigere le anime nella via del Cielo, di santificarle. Preziosi frutti nel cristiano; più preziosi nella vita consacrata a Dio; preziosissimi nella vita sacerdotale.
Questi frutti ora si possiedono, ma non si godono: ci attendono sulla porta dell’eternità.
Finché si è sulla terra, la nostra vita si può arricchire sempre di più. La gloria in Paradiso dipenderà dalla nostra attuale vitalità soprannaturale, e questa aumenta in proporzione al modo e alla frequenza con cui riceviamo i Sacramenti e ci esercitiamo in opere buone. Quanto più sarà ricca la nostra vita soprannaturale, tanto meglio vedremo, contempleremo, possederemo e godremo Dio in Paradiso.
Gesù ci ha dato gli esempi della sua vita santissima, ci ha ammaestrato con la sua dottrina, e perché non ci accontentassimo solo di ammirare e sentire, ci offre la grazia di compiere opere meritorie per la vita eterna. Ecco il Maestro perfetto. Praticando la devozione al Divin Maestro, noi pratichiamo dunque la devozione essenziale.
Leggiamo la vita di Gesù per conoscere le sue virtù e gli esempi che ci ha dato; leggiamo il vangelo per conoscere gli insegnamenti del Maestro Divino, ma soprattutto preghiamo: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto”.
Tutto il nostro programma sia meditare Gesù ogni giorno, per conoscerlo sempre più, imitarlo sempre meglio, amarlo sempre più intensamente.
L’Istituto professa il culto al Maestro Divino, sia in quanto egli è nell’Eucaristia, sia in quanto risulta dal Vangelo, sia in quanto è presente nella Chiesa; e inoltre come è nella Famiglia Paolina, poiché essa ha l’ufficio di insegnare. A questo riguardo ci rimane ancora molto da fare, perché il mondo è in gran parte avvolto nell’ignoranza. Come membri dell’Istituto abbiamo anche il dovere di fare in modo che nel mondo si propaghi la devozione al Divin Maestro. In questo sta la salvezza: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo”. Se la Famiglia Paolina fa sempre questo, vive una vita spirituale molto elevata.
Prostriamoci ai piedi di Gesù Maestro e preghiamolo affinché ci illumini, ci dia la forza di imitarlo, ricordando che chi riceve il Regno di Dio come un bambino, sarà grande davanti a Dio.

Beato Giacomo Alberione

 

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