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L’INCONTRO

 

Carissime, prima di dirvi quanto ho nel cuore, è necessario che io mi presenti e faccia una piccola premessa. Mi chiamo Mariangela, sono di Potenza e, ‘quasi casualmente’, ho conosciuto un gruppo di ragazze che, almeno fino al 6 dicembre di quest’anno, ho sempre definito “il mio nuovo
gruppo di preghiera”. Ora, che conosco meglio alcune di loro, so con certezza e cognizione di causa, che trattasi delle “Annunziatine”.
Circa venti giorni fa ho ricevuto da loro un invito a trascorrere tre giorni a Roma per riflettere, o meglio “per ascoltare quella parola che il tuo cuore attende da sempre”, così letteralmente era scritto sull’invito consegnatomi, unitamente ad altre citazioni riguardanti San Paolo.
Questa volta, a differenza dell’anno scorso, quando mi era stato rivolto invano lo stesso invito, ho accettato senza pensarci.
E così, arrivato il giorno previsto per la partenza, il 6 dicembre ero sul pullman diretto a Roma. Qui ho trascorso tre giorni belli ed intensi, ho conosciuto, per il tramite di Don Vito, San Paolo o, meglio, una piccola parte della sua vita, ma forse la più significativa: la sua conversione.

Ho guardato quest’Uomo di Dio con occhi diversi, afferrando davvero il suo coraggio, la sua forza, la sua tenacia e la sua totale dedizione al Signore. Così sono trascorse le giornate a Roma, tra la conoscenza di San Paolo e dei frutti delle sue opere, la preghiera, la meditazione e la condivisione.
Nei giorni che hanno preceduto il viaggio avevo un inspiegabile desiderio di partire, ma allo stesso tempo, non vi nascondo che avevo anche un po’ di timore, mi dicevo: “forse ho sbagliato ad accettare, d’altronde non so bene dove vado, cosa farò, come e con chi esattamente trascorrerò queste giornate”. Proprio io, legatissima alle mie cose, ai miei affetti, alle mie abitudini, li lasciavo nei 3 giorni che, essendo festivi, avrei potuto dedicargli senza i grattacapi del lavoro. Ad ogni modo, ormai partita e arrivata a Roma, mi sono trovata con altre ragazze completamente sconosciute con cui, però, ho condiviso, in pochissimo tempo, emozioni e sensazioni in assoluta sincerità e con un’intensità ed una profondità a me, inizialmente, incomprensibili.
Pochi sono stati i momenti di imbarazzo fra di noi, eppure eravamo tutte di provenienza differente, con lavori diversi, abitudini diverse, ma eravamo lì, insieme, nessuna sapeva bene il perché, ma pronte a pregare e a dedicare un po’ del nostro tempo al Signore.
Giunte all’ultimo giorno, siamo state invitate a condividere, tra di noi e con Don Vito, se e quanto di quell’esperienza ci saremmo portate nelle nostre valigie. Personalmente, posso dire di aver concretamente assaporato quanto grande è il Signore nel toccare i nostri cuori, se solo noi fossimo un po’ più disposti all’ascolto… Lui ha una risposta per ogni cosa, dalla più semplice e banale alla più complessa, Lui è lì, sempre accanto a noi, sa tutto, conosce tutte le nostre paure e solo Lui sa cosa è bene per noi, tanto da donarci un’immensa felicità per ogni singolo minuto trascorso con Lui.
Le mie, ve lo garantisco, non sono solo belle parole, ma rappresentano quanto oggi ho nel cuore dopo la mia permanenza a Roma. Prima di conoscere le Annunziatine, vivevo la mia cristianità in maniera apatica, meccanica e programmata: al mattino la preghiera prevista per iniziare la giornata, recitata velocemente, senza fermarsi, tra una cosa e l’altra; la sera idem, quasi addormentata, la preghiera della sera e così via fino alla domenica quando, alle ore 11.30, si va in chiesa e si esce dopo massimo 1 ora e ¼, guai se il sacerdote si dilunga … ho da fare io …! Però ero cristiana e, quindi, tutto ok, ero a posto con la coscienza.
Sempre così fino all’«incontro».
Durante una domenica trascorsa con le Annunziatine, attraverso loro, il Signore mi ha chiesto: “ma io per te chi sono?”; rispondo: “facile, un amico”; poi rifletto: “un amico? Un amico che non ho il desiderio di andare a trovare?
Con cui parlo pochissimo, velocemente e confusamente?
Un amico che non ho mai veramente ascoltato? No, non è possibile, non l’ho mai trattato veramente come un amico”. Così ha avuto inizio la meditazione che mi ha portato a Roma, dove ho avuto, ancora una volta, la prova che il Signore è sempre al mio fianco, che mi parla continuamente, basta aprire le orecchie del cuore.
Ho finalmente imparato a dialogare con Lui attraverso la preghiera che ora è per me un rifugio, un angolino in cui ci siamo solo io e Lui a scambiarci le nostre confidenze, io Gli parlo quando prego, e Lui mi risponde presentandomi una frase da leggere o qualcuno che, anche implicitamente, mi guida. Insomma, ora sì che siamo amici.
Prima ero convinta di essere solo io ad aver bisogno di Lui, adesso so che anche Lui ha bisogno di me, mi chiede attenzione, lo fa con la massima discrezione e delicatezza, mi lascia libera e mi rispetta, ma desidera tanto la mia compagnia e soffre in silenzio se lo ignoro. Lui, per me, è un amico da coccolare, che soffre la solitudine quando me ne dimentico e che, comunque, è sempre disposto a donarmi, gratuitamente, il Suo Amore. Quando ho lasciato Roma, ho portato con me tutto questo ed oggi ho il cuore pieno di gioia e di serenità. Dal mio rientro mi sento con Lui e sento Lui in me che mi accompagna in ogni momento della giornata, è una presenza che mi dà calore, che mi rende forte. Lo vedo nei miei familiari, nei miei colleghi, nei miei amici e provo una felicità diversa da quella solita, una felicità assoluta, piena, completa, invincibile, che nessuno può scalfire. Ora posso dire che il vero incontro con Dio è ciò che dà senso a tutta la nostra vita che, diversamente, sarebbe vuota e triste.
A Roma ho gustato ogni momento della condivisione con le altre ragazze, prima estranee e, poi, unite davanti al Signore che ha legato i nostri cuori con il suo Amore fino a farci sentire appartenenti ad una sola famiglia, certe di ritrovarci nella preghiera e, perché no, di rincontrarci lungo la strada del nostro viaggio, per me appena iniziato, verso Damasco.
Concludendo, se qualcuno dovesse chiedermi, ora, cosa rappresenta per me il soggiorno con le Annunziatine a Roma, gli risponderei che questo, così come qualsiasi altro viaggio il Signore abbia in animo per noi, vorrà significare sempre e solo avvicinarmi il più possibile a Lui per sentirmi davvero a casa.
Sperando di essere riuscita a trasmettervi la gioia che provo nello scrivere del Signore, in modo che possiate tutti beneficiare di quanto mi è  stato da Lui regalato, vi saluto affettuosamente.


Una figlia di Dio

 

 

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