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IL SEMINARIO INTERNAZIONALE SU SAN PAOLO
Quando mi è stata fatta la proposta di partecipare al Seminario Internazionale su san Paolo, in verità non sapevo precisamente di cosa si trattasse. |
Internazionale su San Paolo era nata prima che Benedetto XVI annunciasse l’Anno Paolino. Il Seminario è nato nel solco dell’VIII Capitolo Generale il cui tema e obiettivo è: “Essere San Paolo oggi vivente”, quale iniziativa operativa e attuativa del Capitolo. L’indizione da parte del Papa dell’Anno dedicato a san Paolo è parsa una conferma e uno sprone a realizzare questo progetto anche a nome di tutta la Famiglia.
La sera ci siamo ritrovati per la cena e in modo naturale e spontaneo si è creato un clima di Famiglia. Era bello vedere persone tanto diverse accomunate da un medesimo carisma, da una stessa passione, la passione per l’annuncio di Cristo all’uomo di oggi con i mezzi di oggi, sull’esempio del nostro Fondatore. Giapponesi, coreani, russi, polacchi, colombiani, indiani, americani… Ciascuno rivolgeva all’altro domande sulla provenienza e sul proprio apostolato specifico, e ahimé, lo dico con vergogna, il tutto era facilitato dal fatto che la maggioranza conosceva e si sforzava di parlare l’italiano. Una bella lezione per me che a stento mi sforzo di ricordare il mio inglese scolastico! Nella prima settimana, come vi dicevo, abbiamo avuto relazioni al mattino e al pomeriggio. I temi trattati sono stati molteplici, dall’identità di Paolo al suo genio nel campo della evangelizzazione, fino a toccare il ruolo delle donne nella tradizione paolina o più ancora il contesto storico e sociale di Paolo, nonché i temi principali della sua teologia e delle sue lettere. Soprattutto è stato stimolante capire l’approccio a partire dal quale ciascuno studioso aveva approfondito e studiato la personalità di Paolo. Ognuno di loro aveva un punto di partenza, una chiave attraverso la quale si era accostato alla figura dell’Apostolo e ne aveva interpretato la personalità, facendo ricorso a studi sociali o storici. Per cui c’era chi partiva da un approccio marcatamente sociale, chi più storico, chi aveva una posizione più moderata, e chi ancora sulla base degli imponenti studi sull’influenza giudaica in Paolo, come il teologo J. Dunn, è giunto a fondare una “nuova prospettiva” nel campo dell’interpretazione biblica e della riflessione teologica. Le relazioni si susseguivano ed era interessante cogliere come la riflessione su questo Santo e Apostolo abbia fatto passi da gigante. Alle volte accadeva di sentire alcune affermazioni e poi di sentire affermazioni che contraddicevano quanto detto dagli altri studiosi. Ciò accadeva proprio perché ciascuno muoveva da convinzioni ed approcci differenti che potevano portare a conclusioni divergenti. Nessuno aveva la pretesa di offrirci la verità su Paolo, ma tutte insieme le relazioni avevano lo scopo di allargare il nostro orizzonte, la nostra comprensione di san Paolo. Molto spesso l’idea che abbiamo di lui è troppo cristallizzata, ferma a poche convinzioni le quali sono forse anche un po’ sbiadite e non danno forza, forma e vigore al nostro apostolato. Nella seconda settimana, ci è stato chiesto di ripensare a come poter rilanciare il carisma, il contenuto apostolico nella pastorale e nella spiritualità della Famiglia Paolina, alla luce di tutto quanto avevamo ascoltato. Infatti, così come ci ha ricordato il Superiore Generale don Sassi, sebbene l’intuizione che sta alla base del carisma e della spiritualità della Famiglia Paolina, non muta e non deve mutare, è pur vero che le risposte che don Alberione ha dato, sono le risposte del suo tempo, le quali non possono essere le medesime di oggi. Questo significa attualizzare il carisma in una fedeltà creativa. C’è bisogno – ha detto con una espressione davvero indovinata – di idee con braccia e gambe, altrimenti rischiamo di fossilizzarci e di morire. Così, in questa seconda settimana che possiamo definire di attualizzazione dei contenuti, mentre al mattino si succedevano altri relatori – i quali facendo parte della F.P. cercavano di mettere in relazione le conoscenze con il nostro specifico, fornendoci delle piste, delle tracce sulle quali riflettere – al pomeriggio ci incontravamo in piccoli gruppi per condividere. Ogni giorno avevamo un aspetto su cui concentrarci e sul quale confrontarci. Si elaborava una piccola sintesi del lavoro di gruppo e si condivideva poi in Assemblea. Ciò ha poi portato all’elaborazione di un messaggio finale nel quale abbiamo cercato di far confluire la riflessione di tutti i gruppi mettendo a fuoco gli elementi comuni emersi e quelli più significativi (chi volesse può consultare nel sito paulus.net questo messaggio finale insieme a buona parte degli interventi e delle relazioni). Tante sono state le cose belle. Anzitutto la presenza per tutta la durata del Seminario del Superiore Generale, la sua parola ferma, chiara, illuminante. Ci ha richiamato all’unità come Famiglia Paolina e ad una mutua e reale collaborazione tra le varie Congregazioni e Istituti. Quando don Alberione – ci ha ricordato don Sassi – definisce l’insieme degli Istituti che compongono la F.P. “San Paolo vivente oggi in un corpo sociale” intende considerare con una visione soprannaturale l’obiettivo di tutta la sua opera fondazionale. Come corpo sociale la FP ha una spiritualità comune e apostolati convergenti. E ancora le ricche Celebrazioni eucaristiche, ogni giorno in una lingua diversa. La bellissima comunione e apertura di cuore che si è respirata. La presenza discreta e solare di Francisco, il gabrielino proveniente dal Messico. L’accoglienza e l’organizzazione che sono state impeccabili, ma anche frutto di attenzione e di delicatezza. Eppoi su tutto: san Paolo. Inarrivabile, ineguagliabile, ma pur sempre nostro Padre, modello e ispiratore del nostro apostolato. Entrando nella cappella di Ariccia, guardavo la statua di san Paolo e ogni giorno mi sembrava sempre più alta, e io sempre più piccina. Il cuore di Paolo, l’ardore di Paolo, mi verrebbe da dire la follia di Paolo, sono ben lungi dall’essere formativi nella mia vita, nella mia spiritualità e nell’apostolato. Ma non dispero. Questa esperienza è stata come una scampanellata da parte dell’Apostolo, il quale mi ha ricordato la sua paternità e la necessità di guardare un po’ di più a lui. Avrei da dire tantissime altre cose, ma non è possibile condensarle tutte. Ringrazio Don Vito e l’Istituto che mi hanno dato l’opportunità di fare questa bella esperienza; ringrazio il Signore per quanto mi ha dato, per san Paolo e per la mirabile Famiglia Paolina.
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