La preghiera è un’elevazione della nostra mente, del nostro cuore a Dio. Chiedere al Signore le grazie necessarie per vincere il demonio, per evitare le occasioni pericolose, per ottenere il perdono dei peccati, le grazie per santificarci. La preghiera è necessaria come l’aria per respirare, come il cibo per conservare le forze; è necessaria in modo assoluto per salvarsi. Può avvenire che in un certo tempo della vita, specialmente in gioventù, ci ripromettiamo di fare tante cose da noi, perché c’è impegno, abilità, ci si trova in un ambiente favorevole. Ma anche se si può ottenere qualche cosa di momentaneo, o anche passare gran parte della vita con certi successi, se non si prega non è possibile salvarsi. Dice S. Agostino: “La preghiera è la potenza dell’uomo e la debolezza di Dio”. Dio si piega all’anima umile che prega e le dà la sua grazia, perché è fedele alla sua promessa di ascoltare chi prega.
È necessario pregare per due motivi: per evitare il peccato; per compiere bene la volontà di Dio.
Sappiamo bene come siamo circondati da molti nemici. Il demonio gira sempre attorno a noi cercando vittime. La nostra lotta non è con la carne o col sangue, ma contro le potenze delle tenebre. Poi abbiamo tanti nemici in noi: l’avarizia, la superbia, la lussuria, l’attaccamento alle cose della terra. ecc. E allora preghiamo: Signore, salvaci in questa tempesta, perché stiamo affondando. La funzione della preghiera nella vita è di ottenere gli aiuti per compiere la volontà di Dio, e quindi credere, operare santamente per corrispondere alla vocazione. Non c’è tempo in cui sia esclusa la preghiera. Preghiamo per strada, in viaggio, durante le opere di apostolato, durante il compimento dei nostri doveri.
Le condizioni della preghiera sono specialmente tre: l’umiltà, la fiducia in Dio e la perseveranza.
L’umiltà, perché la preghiera dell’umile sale a Dio e ritorna in benedizione su chi ha pregato, 1’umiltà è il riconoscimento vero, sincero della propria debolezza. La fiducia perché la preghiera è come il grido del bambino alla mamma; è la voce del povero che si rivolge al ricco; è la domanda dell’ignorante per avere luce. La perseveranza è la condizione più difficile. Bisogna chiedere, chiedere senza mai stancarsi.
Bisogna fare una distinzione: vi è la preghiera fatta di formule, lo spirito di preghiera e la vita di preghiera.
Si ha la preghiera fatta di formule quando si recitano le preghiere del mattino e della sera riportate nei vari libri di pietà; lo spirito di preghiera si ha quando interiormente si parla con Dio, si conserva l’unione con Lui e gli si dicono cose sentite. Lo spirito di preghiera è un sentimento interiore di umiltà e di fiducia in Dio; si sente il bisogno e ci rivolgiamo al Signore. La vita di preghiera si ha quando si riesce a trasformare la vita in preghiera. Ci esorta S. Paolo: “Sia che mangiate, sia che beviate, o facciate qualunque altra cosa, fate tutto a gloria di Dio” (1Cor 10,31).
Nello statuto si insiste tanto sulle pratiche di pietà. Senza la pietà la vita consacrata non può reggersi: l’esame di coscienza, la visita al SS. Sacramento e la meditazione.
L’esame di coscienza bisogna prima conoscerlo e poi farlo; esso si definisce la presa di conoscenza delle nostre posizioni. Dopo tanti anni che il Signore ci ha concesso, dopo tanti aiuti, come siamo? La nostra condotta è tale da dare buon esempio dappertutto? C’è la sottomissione docile a chi guida? Cerchiamo di dare aiuto a tutti? Quando si fa bene l’esame di coscienza, si scoprono nell’anima certe deficienze che facilmente sfuggono a coloro che non sono abituati a farlo bene. Chi cura se stesso, non va facilmente a cercare i difetti negli altri; sarà anzi incline a compatire e, per quanto è possibile, a pregare e ad aiutare tutti.
La seconda pratica di pietà molto raccomandata nell’Istituto è la meditazione. Fine della meditazione è rafforzare la volontà. La lettura spirituale è quasi come la scuola: illumina la mente, ma la meditazione deve completare la lettura spirituale, deve portare la volontà a risolvere, a proporre e soprattutto a comunicare la fortezza, perché i propositi non siano vuoti. Il dono della fortezza aggiunge quell’entusiasmo, quel fervore per cui si intraprendono cose importanti con gioia, oppure si sanno sopportare dolori, pene interne ed esterne con gaudio.
L’altro nostro dovere è la visita al SS. Sacramento per presentare il nostro omaggio di adorazione. La visita è andare a vedere il nostro Maestro, ad ascoltare le sue ispirazioni; egli ci farà imparare sempre meglio quello che insegna nel Vangelo. Gesù vuole comunicare intimamente con noi. Molte anime non danno importanza a questo lavorìo di Gesù, non stanno mai attente alla voce dello Spirito Santo e vogliono invece sentire la voce esterna del confessore, del direttore. Ma è Dio il direttore spirituale, e fa sentire la sua voce a chi la vuol sentire. Il sacerdote ha ben poco da dire. Nella visita purificare la mente, il cuore, la vita nostra, onde amare sempre più Gesù Cristo, che è la nostra vita. Quindi massima importanza alla visita al SS. Sacramento. La nostra Famiglia Paolina, di cui siete parte, è nata dall’Eucaristia la notte del 1900. E ora tutta la vita Paolina è fondata sull’Eucaristia e sulla Bibbia, secondo l’interpretazione che dà la Chiesa.
Allora pregare. Con la meditazione organizzare la giornata; prevedere le condizioni e l’andamento della giornata. Generalmente si conduce una vita ordinaria, quindi possiamo stabilire e fare come un programma fin dal mattino. Prevedere e prevenire come osservare la povertà, essendoci tante circostanze diverse tra persona e persona; come vivere castamente, delicatamente e come praticare l’obbedienza.
Quando al mattino abbiamo fatto un buon rifornimento per trascorrere santamente la giornata, metterci poi al lavoro, dedicarci alle opere a cui siamo chiamati, per vivere veramente bene secondo lo spirito dell’Istituto che vi ha accolto. L’Istituto vi ha posto in un ordine speciale di vita, in una tale ricchezza di grazie e di meriti che vi conforterà tanto in punto di morte. Oh, come sarete felici allora! Come sarete contente di avere abbracciato tale vita, se l’avrete vissuta bene!
La santa Comunione. La natura della Comunione sacramentale si capisce dalle parole di Gesù e dalla teologia cattolica. Gesù verso il termine della sua vita compie due volte la moltiplicazione dei pani e, dopo aver fatto questo miracolo, simbolo dell’Eucaristia, ne parla più chiaramente: “Cercate il cibo che non perisce. La mia Carne è veramente cibo, il mio Sangue è veramente bevanda”.
L’Eucaristia ripara le forze perdute; è necessaria per tutti, ma specialmente per le anime che vogliono tendere alla perfezione. L’Eucaristia per chi ama Gesù ha, tra gli altri, questo effetto: consola. L’anima consacrata, fosse pure triste, stanca, oppressa da tante pene, trova nella Comunione ogni forza e consolazione.
La Confessione è preparazione alla Comu-nione, ma anche tutta la nostra vita deve essere ordinata alla Comunione. Questa, per sé, ha valore infinito, ma da essa ognuno prende quanto è capace di prendere. Dipende da noi prendere quanto vogliamo di grazie, di luce, di meriti, di santità. Altro che cercare chiacchiere, mezzi di qua e mezzi di là, e inventare metodi! Il miglior metodo è quello di fare buone Confessioni e ferventi Comunioni.
Il fine della Messa non è solo il Sacrificio, ma è anche la Comunione. Essa, di per sé, porta frutti infiniti, ma opera in noi proporzionatamente alle disposizioni che abbiamo. Finché le nostre Comunioni, la nostra vita eucaristica non sarà basata su una unione viva, completa, totale di tutto il nostro essere con Gesù vivo e vivificante, finché non lasceremo a Gesù che viene in noi libero campo d’azione nell’anima nostra, finché anzi non sarà la stessa nostra volontà a volere questa trasformazione che Gesù desidera di compiere in noi, non avremo mai una vera, piena, intensa vita spirituale.
Invochiamo da Gesù, Maestro di preghiera, il perdono per le trascuratezze nell’orazione, superficialità nelle confessioni, freddezze o dissipazioni nelle comunioni, meditazioni imperfette, visite senza raccoglimento, dimenticanza protratta di Dio, della sua presenza e del bisogno che abbiamo di ricorrere a Lui.
Se arriveremo allo stato di preghiera, saremo sulla via della santità e correremo; non saremo più in litigio tra il bene e il male, ma andremo speditamente a Dio. A poca preghiera corrisponde poco progresso; a molta preghiera corrisponde l’abbondanza di grazia e, in conseguenza, di progresso.
È buono il Signore! Avere una grande idea della bontà di Dio. Confidate. Questa è la via della santità.
Beato Giacomo Alberione |