Il primo apostolato è la vita interiore ben praticata. Chi sacrifica se stesso, contribuisce a tutta la Chiesa, Corpo mistico. Secondo apostolato è la preghiera. Terzo apostolato è il buon esempio: l’esempio è predica silenziosa, che parte dalla vita e va a riformare la vita. Quarto apostolato è la sofferenza. Sul Calvario vi erano due altari: la croce di Gesù e il cuore di Maria. Quinto apostolato è la parola. Maria non predicò, ma parlò certamente con somma carità e prudenza in casa e fuori casa. Sesto apostolato è l’azione: la vita di Maria prima dell’Incarnazione e durante i trentatre anni passati con Gesù è una continuità di opere e lavoro per compiere la sua missione.
Maria, l’Immacolata. Maria, fin dal primo momento della sua esistenza, fu immune da colpa, unica creatura dopo Adamo ed Eva. Il Figlio di Dio non voleva nascere da una madre sulla quale, fosse pure per pochi istanti, il demonio avesse avuto dominio, come lo ha su tutti coloro che nascono col peccato originale. L’Angelo chiama Maria: “piena di grazia”. Questa pienezza significa che in tutta la vita la Vergine Maria fu unita a Dio. S. Elisabetta nel salutare la Madonna disse: “Tu sei benedetta fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno”. Perché il frutto del seno di Maria è il Figlio divino, il Redentore promesso. Maria è la donna predetta come riparatrice del peccato di Eva, secondo quanto Dio aveva detto nel Paradiso terrestre. Maria doveva essere la madre sua: conveniva dunque che fosse immune da ogni colpa. Non poteva prendere una carne di peccato, né abitare in un tabernacolo in cui fosse già stato il demonio. È questa la ragione di tutta la grandezza di Maria: poiché tutti i privilegi, le grazie e i doni le vennero concessi onde fosse degna madre di Dio.
Maria piena di grazia. Maria è detta “piena di grazia” non nel senso che la possedesse tutta, ma nel senso che potè aumentarla di giorno in giorno, di momento in momento. Maria ebbe i suoi giorni di speciale accrescimento di grazia: il giorno dell’Annunciazione fu uno di questi, quando l’Angelo le diede il grande annuncio ed ella rispose con l’«Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum». Allora il Verbo divino s’incarnò in lei e la sua intimità con Dio, la sua grazia, fu tale che non è possibile a nessun uomo né pensarla né raggiungerla. La santità e il cumulo di grazia in Maria crebbe ancora il giorno della Pentecoste. E la grazia raggiunse in lei il colmo al momento in cui chiuse la sua giornata terrena per entrare nella gloria celeste. Allora fu veramente la “piena di grazia”. Maria fu piena di grazia anche perché doveva diventare la distributrice e mediatrice di grazia.
Scrive S. Bernardo: “Il Signore, nella sua infinita misericordia, costituì Maria mediatrice tra Dio e l’uomo e l’arricchì per questo di specialissime grazie... Questa è la volontà di Dio, che tutte le grazie vengano a noi attraverso Maria”.
I meriti di Maria intercedono per noi presso Dio e ci ottengono misericordia. Per mezzo suo Dio dà ai martiri la forza, ai vergini la castità, lo zelo agli Apostoli, la pazienza ai confessori, l’austerità agli anacoreti, la povertà, l’ubbidienza, la castità ai religiosi, ai vedovi la continenza, agli sposi la fedeltà coniugale; a tutti i fedeli i doni, le virtù, le grazie convenienti al loro stato.
Maria nella famiglia. In ogni famiglia cristiana Maria sia la Madre, Maestra e Regina della casa. Entri con materna sollecitudine, come entrò in casa di Zaccaria; sia accolta gioiosamente dai familiari come l’accolse S. Elisabetta; vi rimanga sollecita e benefica come “si fermò in quella casa per tre mesi”. Maria compie in una casa quello che fa la migliore delle madri; anzi, di più, ciò che non potrebbe fare la migliore madre. Maria porta sorriso umano e letizia celeste; anche se là era entrato il dolore. Maria raddolcisce i cuori, li piega al bene, santifica i costumi, diffonde la benevolenza fra tutti; dà comprensione ed affetto tra i coniugi, docilità ai figli, pazienza e operosità in tutti. Per Maria si ravviva la fede, si rafforza la speranza del cielo, si diffonde la carità, si stabilisce la vita cristiana in casa.
Maria regina del Rosario. La Sacra Scrittura dice che si può paragonare Maria a un rosaio, al sole, alla luna, al giglio. In un passo dice espressamente: “Quasi rosa” (Eccl 39,17). Nell’Antico Testamento c’è una profezia che possiamo riferire a Maria, regina del Rosario: “Et quasi plantatio rosae in Jerico” [come le piante di rose in Gerico] (Eccl 24,14). Non preludeva questo al Rosario? Il Rosario infatti è un grande mazzo composto di centocinquanta rose che offriamo a Maria.
La nostra vita deve essere sempre un confessionale e una balaustra ambulanti. Tutti gli atti di devozione, in quanto si riferiscono a noi, si riducono a questi due atti. Se per un po’ di tempo non riflettiamo alla nostra miseria e al bisogno che abbiamo di Dio, la nostra vita spirituale muore. Con la recita del Rosario rinnoviamo questi atti, poiché il Rosario aiuta a togliere il male e a mettere il bene. In ogni mistero c’è un male da detestare e una virtù da imparare.
Nel 1° mistero gaudioso detestiamo la superbia e impariamo l’umiltà di Maria; nel 2° detestiamo l’egoismo e impariamo la carità; nel 3° si detesta l’attaccamento alla terra e s’impara e si chiede lo spirito di povertà ad imitazione di Gesù; nel 4° detestiamo la pigrizia spirituale, l’accidia e impariamo da Maria l’amore a Dio, il culto, il distacco dalla propria volontà; nel 5° detestiamo tutto ciò che ci allontana dal Signore e domandiamo che il peccato non ci faccia più perdere Gesù.
Nel 1° mistero doloroso detestiamo il disordinato attaccamento alla vita e impariamo ad accettare con rassegnazione la morte; nel 2° si detestano le tendenze carnali e si chiede la virtù della castità; nel 3° si detestano i pensieri di superbia e si chiede l’umiltà; nel 4° si detesta l’attaccamento alle comodità e si chiede la pazienza nelle croci e nei dolori della vita; nel 5° si chiede la devozione alla S. Messa, a cui si deve dare la massima importanza, essendo l’atto essenziale della Religione.
Nei misteri gloriosi, poi, in generale detestiamo l’attaccamento ai beni della terra per desiderare i beni del cielo, l’amore al Paradiso.
Il Rosario, dunque, aiuta l’anima consacrata a diventare tutta di Dio, a purificarsi, a riempirsi di grazia; l’aiuta a realizzare in sé il “vivit in me Christus” (Gal 2,20). È una grande purificazione, una grande comunione resa facile da Maria. Se volete un segno di salvezza per la vita futura, praticate con fedeltà la recita del Rosario.
Quando in una famiglia si recita il Rosario, state pur certi che in quella famiglia tutti otterranno di morire santamente. E il motivo è questo: nel Rosario si ripete 150 volte “Prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte”. A coloro che praticano la devozione del Rosario, Maria otterrà, inoltre, il distacco del cuore da tutto ciò che è terreno e la grazia di morire pienamente abbandonati in Dio. Ci otterrà di avere benedizioni, grazie e conforto in morte.
Recitate il Rosario con fede. Crediamo alla bontà di Maria? Crediamo che se tante anime si sono santificate mediante la pratica del rosario, anche noi lo possiamo? Fede nella potenza della mediazione di Maria.
Recitare il Rosario con l’umiltà di Bernadetta e dei tre pastorelli di Fatima. Noi siamo come bambini in confronto a Maria: apriamo dunque il nostro cuore a questa buona Madre.
Recitarlo con perseveranza. Su questo punto penso non vi sia bisogno di insistere. Insisto piuttosto sul modo di recitarlo. Meditare i misteri. Evitare di recitarlo per abitudine e con freddezza. Ogni nuovo Rosario sia più fervoroso del precedente.
Speriamo quindi in Maria: in ogni difficoltà ricorriamo a Lei, come alla migliore delle madri; riceveremo dalle sue mani ogni bene e impareremo a rendere in lei e per lei continue grazie al Signore Dio nostro. Maria è come una nuvola ricca delle incorruttibili acque della grazia; assomiglia alla colonna che precedeva gli Ebrei nel deserto: ella porta Dio nel suo cuore e guida il popolo cristiano per il deserto di questo mondo.
Chi vuol essere santo, sia devoto di Maria, e chi vuol essere molto santo, sia molto devoto di Maria. Chiediamo a Maria la sua bellezza interiore, chiediamole un bel carattere mite, umile, dignitoso. Acquistare un bel carattere è molto importante; avere buona educazione, tratto conveniente, cortesia e dignità. Così era il comportamento di Maria sulla terra, tanto nobile e sublime che San Dionigi, al vederla, si sarebbe inginocchiato ad adorarla, se non avesse avuto la fede nell’unico Dio.
Beato Giacomo Alberione |