La fede si può paragonare alla radice di una pianta, la quale succhia dalla terra alimenti che la nutrono e la fanno crescere e producono a suo tempo i frutti. Il tronco della pianta è costituito invece dalla speranza cristiana. La speranza è necessaria come è necessario respirare per vivere. Chi non spera non può andare in Paradiso. Vi sono delle animucce le quali credono quasi di fare un atto di presunzione a desiderare il Paradiso. Errore gravissimo! Dobbiamo sperare. Noi non ci basiamo sull’incerto, ma sulla promessa di Dio.
Chi si salva, si salva per la speranza, la quale è fondata sulle divine promesse. Il Signore ha promesso il Paradiso a chi è fedele, ha promesso le grazie a chi prega: “Chiedete e otterrete, picchiate e vi sarà aperto”. Gesù ripete molte volte: “Tutto quello che chiederete al Padre in nome mio, l’avrete, poiché chi chiede ottiene”, e rimprovera gli Apostoli: “Voi non avete chiesto ancora nulla in nome mio. Chiedete e otterrete”.
La preghiera di chi esercita l’apostolato è onnipotente presso Dio. Chi è fedele ai doveri dell’Istituto è più potente a ottenere, ma chi è negligente, trascurato, chi compie l’apostolato con indolenza, avrà poca forza. Gesù infatti ha detto: “Vi ho eletto perché produciate frutti, e frutti abbondanti, affinché tutto quello che chiedete al Padre in nome mio, l’abbiate”. L’apostolo che è fedele alla sua missione, è potente presso Dio, e se lavora con amore e dedizione per le anime, è potente nell’ottenere per esse le grazie di cui hanno bisogno per la salvezza e la santificazione.
Non è sufficiente che la preghiera sia completa nella durata, ma deve essere completa nella qualità, nelle disposizioni che devono accompagnarla. È necessario avere nella preghiera fiducia e confidenza di ottenere le grazie che chiediamo, il perdono dei peccati, l’aumento delle virtù, dei doni dello Spirito Santo e di quanto è necessario per la salvezza dell’anima. Chi prega senza fiducia non speri di ottenere.
Quando Gesù inviò gli Apostoli a predicare in tutto il mondo, non promise la riconoscenza degli uomini, non gli onori, le ricchezze umane, ma promise loro l’assistenza per produrre frutti di santità e il premio per le loro fatiche. Anzi sulla terra avrebbero dovuto soffrire persecuzioni e oltraggi per la salvezza delle anime, ma avrebbero poi avuto un premio grandissimo in Cielo. Non dubitiamo delle divine promesse. Dio è fedele e per i suoi meriti e la sua onnipotenza darà un premio eterno per il nostro poco lavoro.
Si potrebbe obiettare: Ma io sono indegno, non merito più misericordia... È vero, l’umanità peccatrice non avrebbe potuto ottenere misericordia, ma Dio buono ci mandò il Riparatore. Non siamo noi che meritiamo le grazie, ma le meritò Gesù Cristo. Presentiamoci a Dio tenendo in mano il Crocifisso, rivolgiamoci al Padre offrendogli i meriti e il sangue di Cristo. Confidiamo in Dio anche quando ci pare di non aver fatto nulla per il Cielo; ciò che importa è avere buona volontà e fiducia nei meriti di Gesù.
Gli Apostoli, partiti dal cenacolo, cominciarono a predicare e si sparsero nelle varie parti del mondo per evangelizzarle. Dovettero faticare per vincere difficoltà e ostacoli in un mondo pagano, ma vinsero per la speranza in Dio e nel premio loro promesso.
Quante anime sulla terra lavorano nel nascondimento e nel silenzio per l’acquisto della virtù! E che cos’è che le sorregge nelle difficoltà se non la speranza del cielo? E tutte le persone consacrate perché rinunciano a se stesse, alla libertà, a tanti piaceri, si sottopongono a un regolamento, si sacrificano per le anime? Per la speranza. La speranza deve sostenerci ovunque.
Qualche volta ci stanchiamo di fare il bene. Quelle giornate sempre uguali, quei doveri che ripugnano al nostro gusto ci portano una certa noia, un certo scoraggiamento, ma solleviamo lo sguardo al cielo, pensando che si avvicina il premio. Chi non ha speranza non ha coraggio. Lavorare per puro amor di Dio è più perfetto, ma bisogna pur sostenerci con la speranza della ricompensa, perché l’amore puro non è altro che unione con Gesù e l’unione perfetta con Gesù si avrà solo in Paradiso.
Principale mezzo per accrescere le virtù teologali è la preghiera, perché esse sono infuse direttamente da Dio, ma il secondo mezzo è l’esercizio della speranza. Ricordiamo però che la speranza si esercita pregando. Chi si è abituato alla fedeltà nelle pratiche di pietà, a compierle con fervore, a raccomandarsi a Dio in ogni necessità, grande o piccola, ha speranza viva. Dobbiamo rivolgerci tutti i momenti al Signore e chiedere carità, amore di Dio, pazienza, vittoria contro le tentazioni, la grazia di confessarci bene, perseveranza nell’amor di Dio, grazia di dominare la fantasia, di frenare gli occhi, di essere costanti nell’apostolato, grazia di non perdere tempo, di osservare bene i voti, grazia di essere zelanti, industriosi, di allontanare tutti i pensieri inutili per avere sempre il cuore e l’anima protesi verso il Paradiso.
Chi prega non cade o, se cade, non si rivolta nel fango, ma si rialza prontamente, ricorre a Dio e conferma la sua fiducia nella Passione di Gesù. Stare ore e giorni sotto l’impressione triste: ‘Tanto non mi faccio santo’, è mancanza di speranza. Il demonio ha tanti pretesti. Dopo che ci ha indotti a peccare, cerca di toglierci la speranza nella misericordia di Dio. Non lasciamoci spaventare dall’enormità dei nostri peccati, ma leviamo confidenti il nostro sguardo al Crocifisso.
Il principale nemico della speranza è l’affetto disordinato a questo mondo. Vi sono persone talmente attaccate alla terra, che non riescono più a staccarsene. Costoro, dopo la morte, riconosceranno di aver errato: abbiamo errato, abbiamo cercato ciò che aveva termine, e non ciò che era duraturo; ed ora ne scontiamo la pena!
Non così fanno i santi i quali, invece, vivono per il Cielo. Nulla cercano sulla terra; né piaceri, né onori, né ricchezze, ma solo Dio; e lo troveranno.
La speranza degli incipienti... Gli incipienti cercano di stabilirsi nella speranza evitando due eccessi: la disperazione e la presunzione. Lo scoraggiamento che assale le anime, per vari motivi, è una specie di disperazione. Perché si è sbagliato ci si sconvolge. Questa è superbia! Dolore, umiliazione schietta ci vuole, ma non scoraggiamento. Bisogna togliere la fiducia che si ha in noi, per riporla soltanto in Dio. E il Divin Seminatore metterà allora nel cuore una semente celeste, che produrrà frutti divini.
La speranza dei proficienti... I proficienti esercitano la virtù della speranza mediante la filiale confidenza in Dio, quando si tratta di iniziare un lavoro difficile. Se anche vedessimo tutti contro di noi; se tutte le cose ci andassero a rovescio; se insorgessero in noi tante tentazioni; se ci sembra che Dio ci abbandoni, bisogna sempre confidare nell’aiuto del Signore. Forse non verrà subito la grazia, perché dobbiamo esercitare la speranza, ma andiamo avanti egualmente, confidiamo... Verrà certamente.
La speranza dei perfetti... Le anime perfette esercitano la speranza con il totale abbandono in Dio. Nello stato di perfezione si imita Gesù nell’ultimo periodo della sua vita, quando è più perseguitato, soffre la desolazione più veemente: l’abbandono del Padre. L’anima, nello stato di perfezione è completamente abbandonata in Dio, e se chiede qualche cosa, è unicamente questo. “Ancora, o Signore, croci e sofferenze, ma datemi la forza”.
La speranza, come la fede, è infusa e richiede l’esercizio della nostra volontà, perché deve continuamente perfezionarsi, fortificarsi, compiersi fino sul letto di morte, quando scopriremo sull’orizzonte una luce che si farà sempre più chiara: la luce del cielo. In questa luce, mentre vedremo il nostro corpo disfarsi, ci appoggeremo ai meriti di Cristo, alla bontà di Dio che ci ha creato per Sé, alle promesse del Signore che si è impegnato di premiare anche il più piccolo sacrificio.
Bisogna esercitare sempre la speranza la quale ha per fondamento la bontà e l’onnipotenza di Dio. San Paolo la definisce “fortissimun solatium: fortissimo conforto”. E la speranza è veramente il fortissimo conforto della vita. È l’àncora sicura per la nostra anima. Con questa speranza dobbiamo camminare verso il Cielo dove Gesù attende i suoi. La speranza è la vigilia della beata eternità.
Beato Giacomo Alberione
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