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BEATA VERGINE MARIA DEL MONTE CARMELO

 

Ultimamente la Rubrica dedicata a Maria, così come riportato nel mese di aprile del 2008, sta affrontando la presenza della Madonna nella liturgia attraverso le feste, le memorie e i titoli più significativi della Beata Vergine nel corso dell’anno liturgico. Attraverso questo viaggio scopriamo come le varie feste e devozioni mariane scandiscano il nostro tempo e ci rendano presente Maria come Madre premurosa il cui primo e maggiore scopo è quello sempre di condurci al Figlio.

Cenni storici

La memoria della Beata Vergine Maria del Carmelo, meglio conosciuta come la Madonna del Carmine, è una festa dell’Ordine dei Carmelitani, approvata nel 1226 dal Papa Onorio III. La devo­zione alla Vergine del Carmelo trae origine dal seguente episodio dell’Antico Testamento. Nell’anno 860 a. C. il profeta Elia, mentre pregava sul Monte Carmelo (Alta Galilea) durante una disastrosa siccità che aveva colpito la terra d’Israele, vide salire dall’estremità del mare verso il cielo, una nuvoletta, piccola come una mano d’uomo, che rapidamente si allargò e presto coprì la vol­ta celeste, sciogliendosi in un’abbondante piog­gia ristoratrice.
In questa “nuvoletta”, apportatrice della vivificante pioggia, tutti i mistici cristiani hanno sempre visto una profetica immagine della Vergine Maria, che all’Annunciazione, “adombrata” dalla Potenza dell’Altissimo (cfr. Lc 1,35), concepisce in sé il Verbo Divino, dando al mondo vita e fecondità. Già nel V secolo Crisippo di Gerusalemme salutava la Vergine con queste parole: “Ave, nuvola della pioggia che offre bevanda alle anime dei santi”.

Secondo la Tradizione, dopo la pioggia caduta miracolosamente dal cielo, il profeta Elia si ritirò sul Monte Carmelo, per pregare per la futura nascita della Vergine. Attorno a lui e dopo di lui fiorì una scuola di profeti ed eremiti che onoravano e pregavano la Vergine Maria.
Nel 93 d. C. un gruppo di questi eremiti chiamati “Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo”, costruirono, vicino alla fontana del profeta Elia, una cappella dedicata alla Vergine. Ad essi, verso il 1210, Sant’Alberto, Patriarca di Gerusalemme, dette una “Regola Primitiva”. Nacque così l’Ordine di Nostra Signora del Monte Carmelo, i cui membri si affidavano alla protezione di Maria e la prendevano a modello della loro vita contemplativa. L’Ordine non ha quindi un fondatore vero e proprio, anche se considera il profeta Elia (IX secolo a. C.) come suo patriarca e modello.

Santo Scapolare e Privilegio Sabatino

Verso il 1238, la Terra Santa, invasa oramai dai Saraceni, diveniva inospitale ai frati rimasti vivi dopo le persecuzioni, che iniziarono, pertanto, a trasferirsi in Europa dove fondarono diversi monasteri diffondendo il culto di Colei alla quale “è stata data la gloria del Libano, lo Splendore del Carmelo e di Saron” (Is 35,2). Ma le difficoltà religiose e sociali del tempo rendevano gravosa la sopravvivenza dei nuovi arrivati e i Carmelitani rischiavano di essere soppressi. Il loro superiore generale, San Simone Stock, pregava ogni giorno la Madonna che proteggesse l’Ordine e i frati che portavano il suo nome con queste parole: “Fiore del Carmelo, vite feconda splendore del cielo, Vergine pura, singolare, Madre fiorente, d’intatto onore, sempre clemente, dona un favore, Stella del Mare”.
Il 16 luglio 1251, mentre ripeteva questa preghiera con grande fervore, la Santa Vergine Maria gli apparve circondata dagli Angeli, con il Bambino Gesù in braccio e con in mano il Santo Scapolare che gli consegnò dicendogli: “Questo è il privilegio che io concedo a te e a tutti i Carmelitani, chiunque morirà con questo scapolare non patirà fuoco eterno”.
Lo scapolare detto comunemente “abitino” si compone di due piccoli rettangoli di stoffa di saio, recanti immagini della Beata Vergine Maria, pendenti sul petto e sul dorso mediante due nastri o cordicelle. La visione fu confermata diversi anni più tardi – nel 1322 – dal Papa Giovanni XXII il quale raccontò di aver avuto una visione in cui la Vergine prometteva la “salvezza dal Purgatorio” il sabato successivo alla morte per chiunque avesse indossato piamente il Santo Scapolare. Questo secondo privilegio fu chiamato Privilegio Sabatino approvato con Bolla Pontificia (Bolla Sabatina). Lo Scapolare o Abitino non rappresenta soltanto una semplice devozione a Maria, ma è anche una forma simbolica di “rivestimento” dell’abito carmelitano. Pio XII ha affermato che “chi lo indossa viene associato, in modo più o meno stretto, all’Ordine Carmelitano”.

Spiritualità mariana dell’Ordine Carmelitano

La spiritualità mariana dei Carmelitani consiste essenzialmente nel loro sforzo di identificazione con la Santa Vergine Maria. Tale identificazione consente di entrare a far parte della famiglia di Gesù, composta essenzialmente da chi ascolta docilmente il Maestro. I Carmelitani si impegnano dunque a diventare fratelli, sorelle di Maria, imitandola nel “meditare giorno e notte la Legge del Signore”, nel custodire nel loro cuore gli avvenimenti e le parole di Figlio suo.
I Carmelitani amano ripetere che il “Carmelo è tutto di Maria” (Cfr. Costituzione dell’Ordine) la quale li precede e li accompagna nel cammino della sequela di Cristo. Di qui la vita mariaforme (modellata su Maria) della tradizione carmelitana, la quale raggiunge la perfezione quando l’anima si lascia guidare dallo spirito di Maria fino ad essere trasformata in Lei.
Da un punto di vista dottrinale i Carmelitani sono stati sempre difensori del privilegio della Immacolata Concezione della Vergine nelle controversie del Medioevo, sia a livello di teologia che di pratica con l’introduzione della festa nel calendario dell’Ordine. Di qui l’insistenza degli autori carmelitani nella filiale contemplazione della Vergine Purissima e nell’impegno di imitarla in questa attitudine spirituale espressa simbolicamente dalla cappa bianca dell’abito dell’Ordine.
La Beata Vergine del Carmelo è la bellezza e la magnificenza del Carmelo. Il Monte Carmelo è visto come simbolo di grazia, di benedizione e di bellezza a motivo della sua ricca vegetazione. Infatti il termine ebraico KaremEl vuol dire giardino, vigna di Dio. Maria è il giardino di Dio, il suo Paradiso, la sua delizia, la sua fonte sigillata, limpida e pura. Ella è la bianca nuvoletta, la candida colomba del Signore che ci ha portato Gesù, il quale ha ridato vita alla terra riarsa della nostra anima.

Qualche riflessione

Ogni devozione particolare a Maria è un dono che avvicina i fedeli alla Mamma celeste. La devozione alla Vergine del Carmelo è vicina a noi in quanto il profeta Elia vide prefigurata nella bianca nuvoletta la Vergine che, adombrata dalla Potenza dell’Altissimo, concepì il Figlio di Dio. Questo ci fa ricordare l’Annunciazione. Don Giacomo Alberione ha scelto di chiamarci “Annunziatine” e ne spiega il significato con queste parole: “Annunziatine vuol dire stare nel centro della storia e nell’inizio della Redenzione” (MCS, p. 180).
Ai Carmelitani la Madonna ha consegnato lo scapolare come segno di protezione materna. A noi Annunziatine don Giacomo Alberione ha consegnato, come segno di appartenenza a Maria, il nome stesso dato al nostro Istituto: “Maria Santissima Annunziata”.
Per i Carmelitani, indossare l’umile segno dello Scapolare, significa rivestirsi dell’habitus Mariae [abito di Maria] per essere rivestiti di Cristo. Per noi Annunziatine portare il nome della Vergine Annunziata significa, similmente, modellare la nostra vita su quella di Maria per essere sempre più trasformate in Cristo.
I Carmelitani, chiamati a meditare notte e giorno la Legge del Signore, scelgono Maria come modello: ella è l’ancella disponibile a compiere la Parola del Signore, la madre e la discepola perfetta di Gesù che medita e custodisce nel suo cuore le parole del Figlio. Come Annunziatine e come membri della Famiglia Paolina, anche noi siamo chiamate, sull’esempio della Vergine Maria e di San Paolo, a mettere la Parola di Dio al centro della nostra vita.

Grazia N.

 

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