Tutta l’umanità dovrebbe prostrarsi e ringraziare Maria e Giuseppe, eletti a tanto ufficio, per i benefici grandissimi, ineffabili, che attraverso loro vennero agli uomini.
Oh! in cielo quanto sono riconoscenti e quanto mostrano la loro ammirazione e quanto danno di lode a Maria e a San Giuseppe tutti i Santi del Paradiso! Se essi sono in cielo, ecco gli strumenti docilissimi di cui si è servita la Provvidenza per dare Gesù agli uomini. È solo Gesù che ha aperto il cielo coi suoi meriti, ma Maria e Giuseppe prepararono all’umanità Gesù Cristo, Via Verità e Vita.
Anche noi dobbiamo mirare a questo: contribuire alla redenzione del mondo; anche noi siamo cooperatori di Gesù Cristo. Dobbiamo cioè dare Gesù Cristo al mondo, predicando le verità che egli ha predicato, pregando per la salute di tutti, offrendo ostia e lode per la salute degli uomini. E nello stesso tempo mostrare agli uomini quale sia la via del cielo, cosa devono fare per raggiungere il loro fine. Vi sono uomini che dimenticano così facilmente di essere creati per il Paradiso, anzi uomini che negano tutto ciò che sa di soprannaturale, e riducono la vita umana ad una considerazione così misera. Ecco: uomini a cui bisogna mostrare il cielo e la via che ad esso conduce.
Quindi domandiamo la grazia di amare l’apostolato, ringraziando anzi il Signore che ci ha eletti per questo. Non è una grazia che facciamo a Dio, diciamo così, esercitando l’apostolato: è invece un privilegio che ci ha concesso il Signore. Altri son chiamati ad altri lavori, noi al lavoro apostolico. Ciascheduno chieda al Signore, per intercessione di S. Giuseppe, di essere un buon cooperatore nella cristianizzazione del mondo, nell’evangelizzazione del mondo. Ciascheduno poi deve promettere di compiere fedelmente, generosamente il suo apostolato.
S. Giuseppe – e qui è la seconda grazia dachiedere – si rese degno della sua missione mediante l’esercizio di ogni virtù. La parola del Vangelo “Joseph cum esset justus”, [Mt 1,19: “Giuseppe che era giusto”] è ordinariamente ricordata per indicare che egli possedeva tutto il complesso delle virtù. L’uomo pienamente giusto è chi è pienamente virtuoso, santo. “Joseph cum esset justus”: nel silenzio, nell’umiltà, nella preghiera egli era andato crescendo di virtù in virtù. E quando cominciò ad entrare nell’esercizio della sua missione, della sua vocazione, era preparato: come Maria quando ricevette l’annuncio della divina maternità.
Prepararsi all’apostolato, alla vocazione, al ministero, alla missione; prepararsi lavorando interiormente all’acquisto delle virtù, all’aumento delle virtù teologali, delle virtù cardinali, delle virtù religiose; aumento nelle virtù specialmente dell’obbedienza, dell’umiltà, della docilità. E ciascheduno poi ha la propria virtù da coltivare, la virtù di cui ha maggior bisogno. Nel mese di S. Giuseppe chiediamo la grazia di crescere in questa virtù, e ogni giorno poi rinnoviamo il proposito.
S. Giuseppe è da considerarsi come il modello degli operai, come ci indica Leone XIII; è l’amico dei poveri, come il padre di tutti i bisognosi; il Santo della Provvidenza. E allora noi chiediamo a lui la grazia di stimare il lavoro. Egli fu fabbro e maestro a Gesù nell’esercizio di questa professione umile. […]
S. Giuseppe guadagnò il pane col lavoro, ela casa di Nazareth era una casa di lavoro. Che le nostre case non si riempiano di chiacchiere, ma di apostolato, di lavoro. Questa è la grazia da chiedersi. Il lavoro nelle mani di S. Giuseppe, come nelle mani di Gesù, era un lavoro che contribuiva alla salvezza del mondo. Elevare il lavoro: non solo esso è un mezzo di vita, ma è ancora un mezzo di santificazione e un mezzo di apostolato, nelle nostre mani.
Chiedere le grazie per i poveri. Quanti sono i sofferenti: o per bisogni materiali o per bisogni spirituali. Per tutti domandare la protezione di S. Giuseppe. “S. Giuseppe, provvedete; San Giuseppe, pensateci voi”. Le anime che han fiducia in S. Giuseppe ricorrono a lui in ogni necessità. E si accorgono ben presto della sua protezione, della sua preghiera.
Domandiamo poi a S. Giuseppe un’altra grazia: l’intimità con Gesù. La vita di S. Giuseppe fu una vita di raccoglimento abituale, anche quando S. Giuseppe era soltanto nella giovinezza; ma quando nacque Gesù, la sua vita diventò più intima col suo Dio, quel Dio che egli vedeva nella sua casetta, il Dio incarnato: come le intimità che passano fra un padre buono e un bambino caro, un fanciullo santo, un giovinetto docile. E non potremo certo scoprire tutta la soavità che godette S. Giuseppe convivendo con Gesù.
Dice l’inno che avete cantato: “Dopo la morte, i Santi sono ammessi a vedere Iddio, contemplarlo in cielo e trattenersi con Lui”. San Giuseppe ebbe questa grazia anche su questa terra. Prevenne la dolcezza, la consolazione di trattenersi familiarmente con il suo Dio. Domandare la grazia di amare Gesù intimamente: in particolare la divozione all’Eucaristia. Con quanto rispetto e affetto e ammirazione Gesù si tratteneva con Giuseppe e Giuseppe faceva altrettanto nella sua posizione rispetto a Gesù. Intimità nelle Comunioni, nelle Messe, nelle Visite al Santissimo Sacramento.
Inoltre chiedere la grazia di amare la SS. Vergine. Dopo Gesù, colui che amò di più la SS. Vergine fu S. Giuseppe. Egli ne era il custode, come un angelo tutelare. Egli ne era il nutrizio, il difensore. Iddio, che aveva unito queste due persone, comunicava loro grazie particolari. E queste due sante persone vivevano come in una comunione di lavoro e di preghiera, in una gara di virtù e di meriti. Chiedere la grazia della divozione a Maria. Conoscere Maria, imitare Maria e poi sempre più pregare Maria.
San Giuseppe inoltre ha due uffici particolari: è protettore dei morenti e patrono della Chiesa universale. In questo mese recitare in modo particolare la giaculatoria: “O S. Giuseppe, padre putativo di Gesù e vero sposo di Maria Vergine, pregate per noi e per gli agonizzanti di questo giorno”. Custodite i morenti di questa giornata, o di questa notte. Egli, che fece la morte più santa dopo Gesù e Maria, ci ottenga la grazia di ricevere bene i Sacramenti in punto di morte. E ci ottenga la grazia di prepararci ad una buona morte con una santa vita.
S. Giuseppe poi è stato eletto protettore della Chiesa universale. Nel mese, fin d’adesso intendiamo di chiedere: che S. Giuseppe protegga il Papa, l’Episcopato, il Clero, i Religiosi; tutti i cristiani: a tutti dia fortezza per vivere santamente e imitare Gesù. Siamo nella Chiesa militante: occorre combattere contro il male, il peccato. E così un giorno meriteremo di essere incoronati nella Chiesa trionfante.
Ecco le grazie da chiedere specialmente in questo mese: 1) Essere degni cooperatori alla redenzione del mondo. 2) Tendere ogni giorno alla santità con impegno. 3) L’intimità con Gesù. 4) L’intimità con Maria. 5) L’amore ai poveri e l’amore al lavoro. 6) La grazia di una santa morte. 7) La protezione di S. Giuseppe su tutta la Chiesa.
“S. Giuseppe, provvedete; S. Giuseppe, pensateci voi”: due giaculatorie che stanno bene sulle nostre labbra, e certamente vi sono anime che le ripetono frequentemente.
Beato Giacomo Alberione |