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DIVINO SILENZIO DI NAZARET

In questa meditazione tratta dal testo Alle Figlie di San Paolo 1929-1933, Vol. I, pp. 91-97, don Alberione elogia il silenzio come forma di raccoglimento e di solitudine interiore, strada privilegiata che facilita l’unione con Dio ed apportatrice di pace.

Il silenzio meditativo

Il silenzio meditativo o interiore è il raccoglimento interno abituale, per cui l’anima medita le cose divine che sente; ascolta la voce di Gesù; nel suo interno penetra tutto quello che vuole Gesù, e si lascia riempire dei doni dello Spirito Santo.
Le anime silenziose, dice Gesù, sentono le mie parole e io parlerò al loro cuore. Esse comprendono e si lasciano guadagnare dall’attrattiva che ha il Cuore divino, si lasciano riempire di Spirito Santo, e specialmente d’amore, di fervore e di pietà.
Silenzio meditativo significa raccogliere dalla bocca delle Maestre, di chi ci parla e predica, dal confessore, dai libri spirituali tutte le parole di salute; dal Cuore di Gesù tutte le ispirazioni, specie dopo la Comunione; raccogliere gli insegnamenti dai buoni esempi e da tutte le circostanze, anche se cattive, perché l’anima si infervori di amore a Dio e alle anime. Ascoltare i desideri pii che lo Spirito Santo ci mette nell’anima, far tesoro di tutto ciò che ci vien detto di spirituale; amare le Beatitudini; avere desideri eucaristici; amore alla croce, alla mortificazione e alle anime.

Quanto è prezioso l’amore meditativo! È il gran tesoro di Maria santissima che la sacra Scrittura ci ha lasciato. Vi sono due fatti nel Vangelo, che ci ricordano l’amore meditativo di Maria. La nascita di Gesù: Maria nel presepio taceva e meditava nel suo cuore i prodigi visti e uditi [cfr. Lc 2,19]. Le anime silenziose si conoscono da questo, nessuno s’accorge che ci siano, temono di sbagliare, aspettano sempre a dir la loro parola per ultime; esse sono sorelle di Maria, anzi di più, per quello che disse il divin Maestro: “Chi ascolta la mia parola è mia sorella, mio fratello, mia madre”[cfr. Lc 8,21].
Il ritrovamento di Gesù. Maria dopo avergli chiesto: “Figlio, perché ci hai fatto questo?” [cfr. Lc 2,48], non parlò più, ma raccolse le parole udite dal Figlio nel suo cuore, come in un santuario, meditandole amorosamente.
Troviamo Maria tacente e silenziosa ai piedi della croce, senza ribellioni, senza esclamazioni improprie e sciocche, né pianti indiscreti. Accolse poi il Figlio morto, fra le sue braccia, lo preparò per la sepoltura, lo accompagnò fino al sepolcro e poi se ne tornò a casa, per aspettare la risurrezione pregando e tacendo. E così fece nell’Ascensione, nella novena dello Spirito Santo e in tutto il resto della sua vita.
Maria sapeva parlare a tempo di cose sagge e tacere a tempo, meditando. Lamenta lo Spirito Santo: “Il male per cui la terra si è tanto desolata è questo: perché non si medita” [cfr. Ger 12,11 (Volgata)]. Il male di tante anime, per cui son tanto divagate e non hanno spirito, è dato dal non meditare. La facilità ad effondersi, a distrarsi è quello che rovina tante anime; guardate la persona che non medita, in chiesa, in istrada e ovunque, è distratta e disperde ogni parola raccolta. L’abitudine del meditare è il segreto della santità di tante anime; esse fanno come la Madonna, che raccoglieva tutto e tutto meditava. Esse ricevono dalla meditazione e diventano presto capaci di farla ad altre, e che parole infocate hanno! Il silenzio meditativo è la chiave della religione: per esso si formano le vere donne sapienti a cui la sacra Scrittura dedica pagine e pagine.
Badate alla meditazione: che frutto ricavate? Che pensieri e quali sentimenti vi mette nel cuore? L’anima silenziosa annota tutto, vi ritorna sopra nelle preghiere; ci pensa nella Visita per penetrarlo; ricorda il proposito e lo rinnova, trasformando tutto questo in tanti atti d’amore.
Qual è lo spirito meditativo che portate alle singole parole, ai consigli, agli avvisi, alle istruzioni e agli indirizzi che vi danno le Maestre? Vi sono figlie che ricevendo avvisi, si umiliano e meditano; altre si mettono sopra, giudicando, e pensano come scansarli un’altra volta.
Ricevere un buon avviso in pace è difficile: solo le anime che meditano lo ricevono bene, perché la parola di Dio è caduta in un buon cuore; esse si umiliano e ne ricavano frutto, perché sanno cercare il meglio.
Altro frutto del silenzio meditativo si ha nella lettura dei libri e nelle buone ispirazioni che per essi Gesù fa sentire al cuore. Ci sono figlie che leggono le vite dei santi in tutta fretta, […] e arrivate alla fine, chiudono e via! Ciò fa pensare a quei grandi acquazzoni che per cadere con troppa violenza sulla terra non le portano alcun beneficio, mentre quando la pioggia cade adagio, adagio, penetra fino alle radici delle piante e le vivifica. Bisogna perciò leggere molto adagio i libri spirituali, periodo per periodo, chiedendo luce al divin Maestro; e soprattutto non cambiarne tanti, perché non è il numero di essi che giova, bensì il modo in cui si leggono.
Quante volte Gesù parla alle anime invitandole alla mortificazione, al distacco da certe cose, ecc. Vi sono anime sorde a queste voci, ed altre sensibilissime che ascoltano la voce di Gesù, chiedono consiglio e fanno molto frutto. […]
Entrate nel silenzio meditativo di Maria; prendetevi l’esempio del divino Maestro nel Tabernacolo!
Quanta sapienza, quanto amore possiedono certe anime meditative che san fare silenzio e ascoltare le ispirazioni di Gesù, le sue voci che vengono dal Tabernacolo!

Il silenzio operoso

“Cum quietum silentium contineret omnia” [Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, cfr. Sap 18,14] venne il Dio silenzioso e nacque nella notte. Nota il Vangelo che i più grandi misteri si operano nel silenzio. In cielo il Padre ammira, contempla ed ama il Figlio nel silenzio. Il Figlio ammira, contempla il Padre e lo Spirito Santo nel silenzio; lo Spirito Santo ammira, contempla, adora ed ama il Padre e il Figlio nel silenzio. E come in cielo si opera tutto nel più profondo ed amoroso silenzio, così i misteri alle anime sono rivelati nel silenzio. Dice Isaia parlando del Redentore: “Non griderà da farsi udire fuori; non si fermerà nelle piazze, ma amerà silenziosamente ed opererà silenziosamente” [cfr. Is 42,2]. Ogni anima che riceve abbondantemente i doni di Dio, li riceve nel silenzio, e non c’è tempo più adatto a ricevere le grazie che quello degli Esercizi, dei ritiri, cioè il tempo di silenzio.
Le anime che parlano molto, lasciano perdere tutto, la grazia del Signore passa senza che loro sappiano accoglierla.
Il silenzio oltre che di lingua, deve essere meditativo, operoso e amoroso. Vediamo che significa questo, cosa importa, come si pratica.
Silenzio operoso vuol dire parlar poco, ascoltare assai e meditare. Il Signore ci ha dato due occhi per vedere bene, due orecchie per sentire il doppio, ma una bocca per parlare la metà, e in essa la lingua circondata dalle labbra, da due file di denti a guisa di siepe, perché non si effonda all’esterno. Vi sono persone che sarebbero abili a tutte le cose, ma non sanno dirigere la lingua e, beato invece colui che sa guidare la propria lingua, perché le molte parole impediscono di sentir parlare.
Le anime interiori hanno le loro ricchezze tutte nell’interno come la Madonna che all’esterno era come tutte le altre: aveva il capo ricoperto da un semplicissimo velo; un vestito più povero fra i poveri, i calzari come le più umili donne del popolo, non anelli, non orecchini rari, ma tutto semplicità e della più comune. Era invece la Regina degli angeli; il Figlio di Dio la chiamava Madre, il Padre Figlia diletta e lo Spirito Santo sua Sposa. Ma che cosa c’è in certe anime? Vita interiore! […]
Vi sono delle figlie che son tutte esteriorità e si danno a Dio così; ve ne sono delle altre che non compaiono in nulla, ma hanno una semplicità, una obbedienza, un amor di Dio che commuove.
Distinguiamo bene la differenza che passa fra la vita interiore e la vita esteriore, poi il Signore che vede nel cuore darà il giusto giudizio.
Se penetraste in un cuore che medita: che diligenza, che disciplina negli affetti e nei sentimenti! Frutto di vita interiore. L’anima che vive intensamente la vita interiore, anzitutto cura l’esame di coscienza, guarda all’interno, senza sentimentalità o sfoghi; in secondo luogo ha amore puro e idee esatte. Infine le sue opere, che vengono a manifestarsi, sono piene di zelo pronto, ma allo stesso tempo moderato, di carità, di attenzione continua, perché ovunque si fugga il peccato e si acquistino tutti i meriti possibili e si compia molto bene. Queste sono anime che è difficile conoscere all’esterno; la loro ricchezza sta tutta nell’interno e si manifesta solo quando esse non ci sono più, come Maria santissima.
Quando la persona sa tacere a tempo e parlare a tempo e bene, sa meditare ed amare, diventa la vera apostola. Nella dissipazione e nelle chiacchiere non c’è quell’amor di Dio di cui ci è esempio la Madonna. […]
Come dovrà essere il nostro silenzio operoso? Dev’essere interiore: far molto esame di coscienza; sorvegliare molto l’interno; vedere come pensiamo […]. Esame di coscienza e penetrazione sono i segni della vita interiore. Vediamo da questo se le nostre virtù sono più interiori che esteriori; se crediamo molto bene, se abbiamo una carità longanime che sa aspettare. Vediamo come siamo.
Le cose di Dio bisogna meditarle profondamente per acquistare le virtù interiori: più raccoglimento, piegare di più la volontà; più umiltà di cuore e mansuetudine. Vi sono delle persone che non lascerebbero mai una Comunione, ma poi la fanno sempre molto superficialmente e distrattamente. Ad esse direi: non molte Comunioni, ma farle molto bene.
La preghiera interiore è la più necessaria: la vera virtù si distingue dall’umiltà, dal basso concetto di sé, dal disprezzo del proprio io, dal desiderio di essere corrette, dalla dolcezza abituale; perciò Gesù dice: “Imparate da me che sono mansueto ed umile di cuore” [cfr. Mt 11,29].
Vi sono persone che non lascerebbero mai una confessione settimanale, anzi ne vorrebbero due per settimana, ma le fanno per abitudine, senza dolore dei peccati; senza un proposito fermo, senza l’amore vivo a Gesù che è proprio quello da cui deriva il frutto della confessione e ciò che porta al dolore interno, al pentimento sincero e forte, alla conversione.
Le lunghe chiacchierate o le lunghe lettere non dimostrano che la vanità e il vuoto.
Quando c’è l’amore operoso, l’esame di coscienza, la pratica delle virtù, anche l’esterno si mostra bello, e le parole delle anime interiori sono sagge, non fanno chiasso; ogni parola è ben meditata. Costoro riescono bene in tutto anche con poca intelligenza. Nell’apostolato non si scoraggiano, nei loro uffici trovano le mille industrie della carità, perché tutto vada bene. C’è più virtù in una loro parola che non in cento di persone esteriori; nelle loro parole ed azioni si trova sodezza, virtù e amore vero.
Ho predicato non per tutte, ma per le anime che hanno deciso di imitare la vita del divin Maestro, la vita nascosta di Maria santissima, donna silenziosa, Regina dei cuori e degli apostoli. Ho parlato per quelle anime che vogliono farsi sante, che hanno già tendenza alla vita interiore e vi son disposte. Procurate almeno di desiderarla tutte. Ci fossero almeno un certo numero di anime che sapessero intendere questa parola: “silenzio”! Esagerate anche un po’ nel silenzio, purché non sia silenzio di superbia, ma un silenzio amoroso, giudizioso e santo come quello di Maria santissima.


Beato Giacomo Alberione

 

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