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TESTAMENTI SPIRITUALI

 

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C’è un luogo che nel mese di novembre si trasforma in giardino, da viale dell’addio a crocicchio di incontri tra persone che si ritrovano nel paese delle proprie origini: il camposanto.
La devozione ai defunti sembra non aver risentito della crisi di fede e partecipazione che ha toccato tanti aspetti della pratica cristiana, e il mese di novembre diventa così tempo di preghiere e di ricordi di quanti ci hanno preceduto nel viaggio della vita.
Come lettura segnaliamo una raccolta di Testamenti spirituali di donne e uomini illustri curato da Lucio Coco per le edizioni Paoline. Non possiamo qui certo fare un riassunto di pagine dense di significato e commozioni, parole che sono come un distillato prezioso di ciò che è stata la vita di: Antonio, Bernanos, Florenskij, Giovanni XXIII, Chiara Lubich, Paolo VI, Carlo Urbani, Annalena Tonelli, Renè Voillaume… solo per citarne alcuni.
Attraverso queste pagine, che molto spesso sono le ultime di un’esistenza, essi hanno affidato a noi il “tesoro nascosto” della loro vita, aiutandoci così a riflettere sull’essenziale visto con lo sguardo di chi si congeda dal mondo.
Sono testi intrisi di una grande carica profetica; essi rivelano lo spessore umano e cristiano, unito a una eccezionale sensibilità di chi li ha scritti. Si pensi al “nulla anteporre all’amore di Cristo” di San Benedetto all’anelito di Dostoevskij affinché “l’animo russo, profondamente umano, sappia abbracciare con amore fraterno tutti i fratelli, e alla fine, dire la definitiva parola della grande armonia universale: la legge evangelica di Cristo”.

Dal ripetersi dei “grazie” che la giovane veggente di Lourdes innalza a Gesù persino per le sofferenze e umiliazioni subite al “io sono senza misura contento di Dio. Una meraviglia!” del Vescovo Vincenzo Savio.
Dagli “auguri di speranza, di gioia, di salute, auguri perché a voi ragazzi e ragazze fioriscano tutti i sogni” di Tonino Bello alla struggente considerazione di Bernanos: “Noi vogliamo tutto ciò che Egli vuole, ma non sappiamo di volerlo; noi non ci conosciamo, il peccato ci fa vivere alla superficie di noi stessi, rientriamo in noi solo per morire, ed è là che Egli ci attende”.
Nella preghiera e nel ricordo di tante persone a noi care chiediamo al Signore per noi, e per quanti ancora cercano il senso autentico del vivere, di pensare alla morte come un “andare a casa; ritornare a Lui, dove Egli è, e da dove tutti noi veniamo” (Madre Teresa).

Rosaria G.

 

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