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LETTERA AGLI EBREI
(6)

“Avete solo bisogno di perseveranza” (Eb 10,36-39)

Affidiamo la riflessione di questo mese ai versetti conclusivi del capitolo decimo: «Avete solo bisogno di perseveranza, perché, fatta la volontà di Dio otteniate ciò che vi è stato promesso. “Ancora un poco, infatti, un poco appena, e colui che deve venire, verrà e non tarderà. Il mio giusto per fede vivrà; ma se cede, non porrò in lui il mio amore”. Noi però non siamo di quelli che cedono, per la propria rovina, ma uomini di fede per la salvezza della nostra anima».
I capitoli che precedono questi versetti si attardano ad analizzare il tema centrale dello scritto: la superiorità del sacerdozio e del sacrificio di Cristo rispetto a quelli dell’Antico Patto. Con argomentazioni sempre più precise, l’autore, ci ha fatto comprendere che nell’evento del mistero pasquale accade la novità per eccellenza: non viene più offerto sangue di capri e di tori ma, questa volta, è il Figlio di Dio che, entrando nel mondo, offre se stesso come vittima pura, santa e immacolata per la nostra salvezza. Il sacrificio di Cristo ha, per questo motivo, una efficacia salvifica ed universale che passa attraverso l’accoglienza libera e responsabile del credente. Cioè, non basta affermare che Cristo si è sacrificato una volta per tutte per pensare alla salvezza come un fatto meccanico e automatico; la salvezza causata dalla morte e risurrezione di Gesù deve essere accolta in uno spirito di fede, di totale fiducia, come quella del Figlio verso il Padre in occasione della passione. Con gli ultimi capitoli dello scritto, l’autore intende arrivare alla vita dei credenti a lui contemporanei. Sono cristiani che stanno vivendo un tempo non facile e che si lasciano alle spalle un forte e radicato vissuto religioso (quello ebraico), con non poche resistenze ad accogliere in Gesù il Messia. È una comunità travagliata all’interno e perseguitata all’esterno che, probabilmente, sta vivendo una crisi di fede o, se vogliamo, una crisi d’identità a motivo della fede. L’autore non risponde attaccando (come forse avremmo fatto noi) o giudicando, ma dimostra un grande amore ed una sapienza illuminata; prende, quasi per mano la comunità, la aiuta a leggere gli eventi, a capire la complessità di ciò che sta accadendo per poi rilanciare il cammino di fede di ognuno, poggiandolo su Colui che della fede è “autore e perfezionatore”. All’inizio dello scritto ha ricordato alla comunità che, intanto, Cristo è degno di fede perché ha abbracciato totalmente la nostra umanità

(eccetto il peccato)e può essere accolto proprio come Figlio dell’uomo; ma è credibile ancheperché quella umanità, che ha assunto, l’ha inserita pienamente in Dio essendone Figlio. Cristo è il Pontefice, colui che fa da ponte creando una perfetta circolarità tra l’umanità e Dio portando l’una nell’altro e viceversa. Ma Gesù (e questo è il secondo movimento della lettera) è credibile soprattutto perché offre la sua vita. Non ha fatto come tutti gli altri (quelli di prima) che hanno offerto cose esterne alla loro esistenza. Egli, entrando nel mondo, dona se stesso al Padre con l’obbedienza appresa nella sofferenza e ha lavorato per fare la volontà del Padre: che nessuno dei suoi figli vada perduto ma, anzi, riacquisti la vita che il peccato aveva ferito mortalmente. Gesù vero uomo e vero Dio, Gesù Crocifisso e sacrificato per la salvezza del mondo, sono i due pilastri che l’autore colloca a sostegno della vita di fede della comunità alla quale si sta indirizzando. A questa comunità, così provata (come ricordavamo poc’anzi), adesso l’autore indirizza un forte invito alla perseveranza. Certamente è una comunità che crede, ma le prove sono pesanti e il rischio di cedere e di mandare tutto in aria è forte. Ecco, allora, l’invito del nostro brano: “Avete solo bisogno di perseveranza”. Quasi a dire: “So che credete in Gesù e so anche che i tormenti non mancano, per questo perseverate”. Qui l’autore riprende uno degli insegnamenti più cari che Gesù affida ai suoi poco prima di entrare nel vivo della passione: “Con la perseveranza salverete le vostre anime” (cfr. Lc 21,19). Gesù ricorda ai suoi che non sarà lo slancio di un momento a salvarli, l’entusiasmo di un corso di esercizi spirituali, una bella adorazione… ma la perseveranza, la capacità di tenuta, la costanza anche quando arriva la malattia, l’aridità, il deserto, l’abbandono degli altri… una fede con il ritmo e il fiato degli scalatori: passo misurato e deciso per arrivare fino in fondo! Abbiamo solo bisogno di perseveranza (forse anche noi)! Nella dinamica del testo questa perseveranza poggia su due elementi importanti: uno riguarda il presente del cristiano, l’altro il futuro di Dio. Il presente del cristiano è affidato alla sua obbedienza fedele alla volontà di Dio. Ciò che gli compete è fare ogni giorno ciò che il Padre chiede, desidera e vuole e tutto questo con perseveranza e con amore. Il futuro, invece, è affidato alla fedeltà di Dio, alle sue promesse, al suo futuro. Quando si incontrano la fedeltà di Dio e la fiducia del credente lì avviene il miracolo della fede matura e duratura. Una perseveranza che abbraccia lo slancio di fedeltà del credente e che si tuffa nella fedeltà assoluta di Dio non solo è possibile, ma è l’unica strada percorribile per una vita consacrata autentica che rispecchia la bellezza del dono ricevuto e specchia il Volto fedele di Colui che ci ha chiamato.

PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

1) Dinanzi a delle situazioni di crisi, di confusione o di smarrimento che si possono verificare sia nella vita di gruppo che nella vita delle persone o sorelle che ci stanno accanto, so reagire come l’autore della lettera agli Ebrei e cioè con pazienza e illuminata sapienza?
2) La perseveranza è l’altra faccia della fedeltà. Abbiamo noi un passo misurato e deciso per arrivare fino alla meta? Cosa ci ostacola e rallenta di più il nostro cammino?

Don Baldo Reina