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LETTERA AGLI EBREI
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Ringraziamo don Baldo Reina – che per i molti impegni in Diocesi non può più continuare il suo contributo biblico nella nostra Circolare – il quale con tanta ricchezza ci ha spezzato il pane della Parola nella rubrica dedicata allo studio. Ci ha offerto, con competenza e passione, chiavi di lettura e di approfondimento, insieme a riflessioni che hanno avuto la capacità di interpellare la nostra vita. Affidiamo alla protezione della Vergine Maria la sua persona, il suo ministero, e tutti i suoi impegni apostolici.

“Usciamo anche noi dall’accampamento”

Vorrei dedicare l’ultimo contributo di commento alla lettera agli Ebrei soffermandomi sui versetti che chiudono il cap. 13. Già lo scorso mese abbiamo presentato il contenuto del capitolo in questione dicendo che in esso l’autore raccoglie le ultime raccomandazioni con l’intento non tanto di sviluppare qualche tema in particolare, ma di offrire suggerimenti pratici per vivere in modo adeguato l’impianto dottrinale suggerito nei capitoli precedenti. La prima indicazione che mi piace sottolineare è quella che dà il titolo a questo articolo: “Usciamo anche noi dall’accampamento”. Poco prima l’autore parlava di Gesù che, per santificare il suo popolo, patì fuori dalla porta della città. Tutta la vicenda di Gesù è caratterizzata da un continuo uscire fuori ‘da sé’ per andare incontro all’uomo. Dall’Incarnazione all’Ascensione, dalla Pre-esistenza alla Resurrezione la scelta fondamentale di Gesù è quella di spogliarsi della sua ricchezza, di farsi povero, per arricchire e rivestire la nostra povertà. Il credente, e in particolare il consacrato, è chiamato a rinnovare e a rivivere la scelta del Maestro: uscire dall’accampamento. Andando oltre una preoccupazione puramente esegetica, leggiamo nell’espressione l’invito ad uscire da noi stessi, dal nostro piccolo guscio, dalle nostre certezze per affrontare l’incerto sentiero sul quale Dio ci colloca per andare certamente incontro a Lui.

La prima esperienza di fede, quella di Abramo, inizia con l’invito a lasciare l’accampamento: “Esci dalla tua terra, dalla casa di tuo padre e va’ verso il paese che io ti indicherò” (Gen 12). Uscire è sempre rischioso, ma è l’unico modo per capire un Dio che decide di lasciare le 99 pecore al sicuro per andare alla ricerca di quella perduta. Qualcuno potrebbe già pensare al movimento fisico che porta a fare qualche esperienza di missione. Non si tratta solo di quello. È innanzitutto un atteggiamento interiore! Avere un cuore ed un animo estroverso che ci porta – come S.Teresina del Bambino Gesù – ad avere a cuore le sorti del mondo anche se siamo costretti a rimanere rinchiusi dentro una cella. Dobbiamo dare ossigeno alla nostra consacrazione. Non possiamo sempre e solo guardare a quello che accade nel nostro piccolo mondo dimenticando che per definizione siamo dei missionari: “Andate in tutto il mondo, annunciate il Vangelo ad ogni creatura” (Mt 28). Il secondo invito che raccolgo dal testo è quello che troviamo al v. 20: “Il Dio della pace… vi renda perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà operando in voi ciò che a Lui è gradito”. È bello questo ultimo auspicio alla perfezione che passa attraverso il compimento fedele della volontà del Padre. Alla fine la parola che ci definisce non è il peccato, ma la perfezione e la santità; e sarebbe un guaio serio se questa parola dovesse uscire fuori dal nostro vocabolario e dai nostri desideri. “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli”. Così Gesù chiudeva il discorso della montagna mettendo davanti ai discepoli di ogni tempo l’anelito più bello e più grande. La perfezione in Dio è ciò che realmente riempie di senso la nostra vita, perché solo una vita santa è una vita vera e bella. E questa santità si costruisce accogliendo la grazia che il Figlio ci ha meritato morendo in Croce per noi e vivendo cercando di compiere ciò che a Lui è gradito. Anche l’apostolo Paolo sul finire della lettera ai Romani affermava un concetto simile: “Vi esorto fratelli ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio: questo è il vostro culto spirituale” (Rm 12,1). La perfezione si va realizzando lentamente attraverso l’esercizio virtuoso che mi porta a scegliere, non con il condizionamento dell’istinto, ma con il discernimento sereno che mi porta ad interrogarmi per capire se quello che sto facendo piace o meno a Dio. Qui i maestri dello spirito sarebbero molto attenti a sottolineare l’importanza dell’esercizio ascetico applicato alle piccole cose. Sì, perché la santità non coincide con un bel momento di entusiasmo spirituale magari a seguito di qualche corso di esercizi o di qualche celebrazione. La santità è grazia accolta all’interno di una coscienza vigilante che cerca di compiere qualsiasi cosa (parole, pensieri, attività fisica, gestione del corpo, amministrazione dei soldi, tempo libero, letture, amicizie…) avendo davanti Dio e orientando la volontà verso ciò che a Lui piace, più che verso ciò che mi è comodo. Vista così la perfezione è gioioso sforzo da applicare all’istante preciso che sto vivendo. “Il Dio della pace vi renda perfetti in ogni bene…”. Consentite anche a me di chiudere con questo augurio che ci scambiamo reciprocamente: io a voi e voi a me. Ci siamo fatti un po’ di compagnia attraverso queste colonne e vi ringrazio per la bontà che mi avete usato leggendo le cose che ho scritto. Adesso insieme chiediamo al Signore che ci accompagni nel desiderio profondo della perfezione e della santità. Mi impegno a pregare per voi e vi chiedo, umilmente, di fare altrettanto. Il Signore ci renda santi! Auguri di santità a tutte voi.

PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

1) Solo una vita santa è una vita vera e bella. La santità rientra ancora tra i miei desideri, o con il trascorrere del tempo è sopraggiunta una sorta di ragionevole rassegnazione, frutto dei tanti propositi spirituali infranti e mai raggiunti veramente?
2) La perfezione si va realizzando lentamente attraverso l’esercizio virtuoso. Quanto lavoro e mi esercito nelle virtù, nella bontà, nell’amore?
3) La santità passa attraverso il compimento fedele della volontà del Padre. Lascio il timone della mia vita nelle mani di Dio accettando, accogliendo tutto quanto Egli mi dona e non rifiutandogli niente di ciò che mi chiede?

Don Baldo Reina