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LA PREGHIERA PIÙ EFFICACE


In questa meditazione, tratta dal volume “È necessario pregare sempre” (pp. 9-25) che raccoglie le meditazioni di un corso di Esercizi spirituali tenuto alle Figlie di San Paolo nel 1938, don Alberione afferma che in generale nella preghiera bisogna chiedere la gloria di Dio e la pace degli uomini. Sottolinea inoltre che si soddisfa bene a questo precetto pregando il Padre Nostro e per questo si sofferma a spiegarlo in ogni sua parte. Ai discepoli che interrogavano: Quis ergo poterit salvus esse? “Chi potrà dunque salvarsi?” Gesù rispose: Apud homines hoc impossibile est: apud Deum autem omnia possibilia sunt: “Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile” (Mt 10,25-26). “Niente, esclama S. Giovanni Crisostomo, vince in potenza l’uomo che prega”. In generale [nella preghiera] bisogna chiedere: la gloria di Dio e la pace degli uomini. In particolare poi, si soddisfa a questo precetto domandando quanto è contenuto nel Pater noster. Gesù infatti non ha solo dato precetti e consigli di preghiera, ma ha dato l’esempio ed ha insegnato anche il modo e la formula:

“Quando pregate dite così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male” (Mt 6,9-13). Le domande del “Padre Nostro”, corrispondono a tutti i doveri e i bisogni. PADRE. “Quale onore per noi chiamare Dio Padre!” (S. Cipriano). Pater meus es tu, Domine! “Tu sei il Padre mio, o mio Dio” (Sl 88,27). Il S. Curato d’Ars affermava: “Non vi è nulla di più confortevole nei momenti difficili che il pensare: Ho un padre in cielo che può e vuole aiutarmi, un Padre, il quale anche quando dispone qualcosa di doloroso, lo dispone per mio bene”. […] Dal cielo Egli vede i suoi figli che sulla terra cercano di compiere la sua volontà per salvarsi; Egli è sempre pronto ad assisterli, per sostenerli quando stanno per cadere, per rialzarli se caduti. PADRE NOSTRO. Con questa espressione “nostro” Gesù ricorda che Dio è Padre di tutti gli uomini, quindi siamo tutti fratelli e dobbiamo amarci vicendevolmente. Non si può amare Dio se non si ama il prossimo. Dice Sant’Ambrogio: “Ciascuno prega per tutti e tutti pregano per ciascuno” e soggiunge S. Cipriano: “Gesù vuole che ciascuno preghi per tutti, come egli ci ha portati tutti in se medesimo”. lnoltre questa parola “nostro” ci ispira confidenza, aumenta in noi la speranza di ottenere quanto domandiamo. CHE SEI NEI CIELI. Dio è dovunque, ma in cielo egli regna con gli angeli e coi santi. Con questa espressione ricordiamo la sua grandezza, la sua potenza, la sua bontà. Ricordiamo che Dio è in cielo e là tutti ci attende: quella è la nostra patria; la vita è la prova. Ricordiamo ancora che la terra è l’esilio, è luogo di ingiustizie, di odi, di miserie, il cielo invece è luogo di pace e di gaudio eterno. […]

SIA SANTIFICATO IL TUO NOME. Sit nomen tuum Deus Israel, benedictum: “Sia il nome tuo, o Dio d’Israele, benedetto” (Tb 3,23). Non vi è nome maggiore di quello di Dio. Dio è infinito in ogni perfezione, merita ogni lode e adorazione: Sit nomen Domini benedictum: “Sia benedetto il nome del Signore” (Gb 1,21); Quam admirabile est nomen tuum in universa terra: “Quanto è ammirabile il nome tuo in tutta la terra” (Sl 8,2). […] La Sacra Scrittura è tutto un inno di lode e di glorificazione del nome santo di Dio. Si domanda la lode di Dio, che tutti gli uomini cerchino Dio e la sua gloria. Che il nome suo sia benedetto da tutti: in cielo e in terra. “Che la vostra maestà, o Signore, la vostra grandezza, la vostra potenza, la bontà, la misericordia, la giustizia, la provvidenza ecc. siano conosciute, proclamate, benedette, encomiate in ogni tempo, luogo, per sempre... Ogni uomo vi lodi, vi ami, vi tema, vi ringrazi...” (A. Lapide).

VENGA IL TUO REGNO. Regnum tuum, regnum omnium saeculorum: “Il tuo regno è regno di tutti i secoli” (Sl 144,13). Con questa domanda preghiamo che si estenda il Regno di Dio su tutta la terra. Il Regno di Dio è la Chiesa e si prega che questa Chiesa raccolga tutte le genti, salvi tutti i popoli, estenda a tutti gli uomini la verità e la giustizia. Tutti si stringano al Sommo Pontefice e si formi un solo ovile sotto un solo Pastore. Et fiet unum ovile: “E si avrà un solo ovile” (Gv 10,16). […] Dio ci cerca, ci sostiene, ci mantiene in vita, ci guida in tutto; e gli uomini con insipienza e superbia innominabile affermano: “Dio non esiste”. Dixit insipiens in corde suo: Non est Deus: “Lo stolto dice nel suo cuore: Dio non esiste” (Sl 13,1). Per il ritorno di tutti questi erranti preghiamo: Adveniat regnum tuum: “Venga il tuo regno”. “Cercate anzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte le altre cose (le materiali) vi saranno date in aggiunta” (Mt 6,33).

SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ COME IN CIELO COSÌ IN TERRA. Tutti gli uomini osservino i comandamenti di Dio; da tutti si abbracci la verità di Dio; si seguano gli esempi di Gesù Cristo, si usino i mezzi di grazia. La volontà di Dio è questa: che ci facciamo santi: Haec est voluntas Dei, sanctificatio vestra (Ts 4,3). E nella volontà di Dio sta tutta la perfezione e santità. Non importa che si tratti di cose piccole o grandi, avverse o prospere; non importa ci vengano manifestate dai superiori o dipendano da eventi e circostanze; ciò che conta è la volontà di Dio. Nunc Domine, secundum voluntatem tuam fac mecum: “Or dunque, Signore, fa’ di me secondo la tua volontà” (Tb 3,6). Nella volontà di Dio tutto riceve il suo valore e il merito eterno. “Il riposo, la pace, la gioia, la santità, la perfezione del cristiano consistono nel rinnegare la propria volontà per uniformarla a quella di Dio, sia nell’avversa che nella prospera fortuna, e nella sanità e nelle malattie, e nella vita e nella morte” (A. Lapide). […]

DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO. Dopo la gloria di Dio domandiamo le grazie per la pace degli uomini e prima di tutto il “pane quotidiano”. Con queste parole si intende chiedere: 1) il pane della Parola di Dio; 2) il pane eucaristico; 3) il pane materiale. 1. Il pane della Parola di Dio. Non in solo pane vivit homo, sed in omni verbo quod procedit de ore Dei: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio” (Mt 4,4). Tutti possano sentire bene la Parola di Dio e praticarla. […] 2. Il pane Eucaristico. L’Eucaristia è il vero pane dell’anima. […] L’Eucaristia ripara le forze perdute: è robustezza nella lotta, è medicina nelle infermità, è conforto nel dolore, è viatico ai morenti, è “la vita”. Non timebo mala: quoniam tu mecum es: “Non temerò alcun male perché tu sei con me” (Sl 22,4). Chiediamo qui la divozione alla S. Messa, la frequenza alla Comunione, il fervore nelle visite al SS. Sacramento; e preghiamo perché l’uso della comunione e il culto eucaristico si estendano sempre più. 3. Il pane materiale. Anche questo chiediamo ogni giorno per la necessità presente; lo chiediamo quotidiano, attendendo la Provvidenza di ogni giorno, senza affanni e preoccupazioni per il domani. Chiediamo il pane per mantenerci nel servizio di Dio. Dio vuole che chiediamo questo pane non perché non voglia darcelo, egli è provvido, ma perché lo meritiamo con la preghiera e con l’opera. Lo merita chi, potendo, lavora. […]

RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI CONE NOI LI RIMETTIAMO AI NOSTRI DEBITORI. Il Signore vuole che sempre chiediamo il perdono dei peccati, nelle confessioni, nelle visite al SS. Sacramento, negli esami di coscienza... perché così si dimostra di odiare sempre più il peccato, e di amare Dio. Questa è una protesta di fedeltà a Dio. Un altro motivo ancora ci spinge a fare questa domanda: ogni giorno manchiamo, dunque ogni giorno dobbiamo chiedere il perdono. […] Ed in che misura la remissione? “Come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Ecco la condizione alla quale Dio lega il nostro perdono. Saremo perdonati come perdoniamo. Se perdoneremo completamente... completamente saremo perdonati. […] “Perdonate e sarete perdonati... perché sarà a voi rimisurato con la stessa misura colla quale avrete misurato” (Lc 6,37-38). Per conseguenza, chi pronuncia queste parole del Pater, mentre nutre in cuore pensieri di odio o desideri di vendetta e non cerca di scacciarli, pronuncia la propria condanna. Nulla deve turbare la pace col prossimo, né dividere gli animi. […]

NON C’INDURRE IN TENTAZIONE. Vi sono tante tentazioni cui possiamo andare incontro. Alcune sono tali che senza aiuto speciale di Dio non potremo vincerle. Vi sono tentazioni violente, prolungate, umilianti, ostinate. Vi sono tentazioni che vengono da noi, dalla fantasia, dal cuore, dalle passioni; altre vengono dal mondo, dal demonio. Da tutte abbiamo bisogno di essere liberati. La liberazione può essere duplice: o non permettendo la tentazione o non permettendo la caduta. […] La tentazione non è mai superiore alle forze, ma proporzionata anche quando, per vari motivi, si scatena violenta. […] “Dio è fedele e non permetterà che voi siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione darà anche il modo di trarne profitto, dandovi la forza di poterla sopportare” (1Cor 10,13). […] Non si deve credere che le persone meno tentate siano più perfette, anzi: quia acceptus eras Deo, necesse fuit ut tentatio probaret te: “Siccome tu eri accetto a Dio fu necessario che la tentazione ti provasse” (Tb 12,13). […] La tentazione per sé non è peccato. L’unico male è il consentirvi. La tentazione anzi giova sotto certi aspetti: mette alla prova l’uomo, ne eccita la vigilanza, lo porta a diffidare di se medesimo, a fuggire il pericolo, a staccarsi dalla terra, a pensare al cielo. È occasione di grandi meriti per coloro che combattono; i grandi santi furono ordinariamente i più tentati. […]

MA LIBERACI DAL MALE. Da tutti i mali ci liberi il Signore. Il sommo male è il peccato nella vita presente e l’inferno nella vita futura. Chiediamo anche di essere liberati nella volontà di Dio dai mali temporali, dalla morte improvvisa, dalle disgrazie sulle persone e cose nostre, dalle malattie, dalle guerre, dalla carestia, ecc. Che se invece vorrà il Signore permettere sofferenze e tribolazioni a nostro riguardo, domanderemo di sopportarle con pazienza e rassegnazione, ricordando che Gesù pregò: […] “Padre, se è possibile passi da me questo calice, peraltro non come io voglio ma come vuoi tu” (Mt 26,39). Fu liberato Gesù? No, ma Dio gli mandò un Angelo per consolarlo, per sostenerlo nella durissima prova e Gesù sopportò: l’agonia, l’abbandono, il tradimento, la flagellazione, l’incoronazione di spine, gli sputi, gli schiaffi e gli scherni di ogni genere, il viaggio al calvario, la morte di croce. […] Alla sofferenza corrisponde la glorificazione: Proposito sibi gaudio sustinuit crucem, confusione contempta, atque in dextera sedis Dei sedet: “Propostosi il gaudio, sopportò la croce sprezzando l’ignominia e siede alla destra del trono di Dio” (Eb 12,2).

Beato Giacomo Alberione