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PER UNA PREGHIERA VIVA

 

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Con la comunicazione del Convegno Nazionale che si tiene i primissimi giorni di Gennaio, abbiamo appreso quale sarà il filo conduttore del nuovo anno che si apre davanti a noi: La Preghiera, ritorno alle radici. Subito affiorano alla mente le parole del nostro Beato Fondatore: “La preghiera prima di tutto, sopra tutto, vita di tutto”. Non possiamo che essere riconoscenti per la scelta di questo tema. Elemento portante della vita spirituale, riconosciamo quanto la preghiera sia bella e insieme faticosa, consolante ed impegnativa, sicuramente inesauribile. Ce lo conferma nel suo ultimo libro – che mette assieme anche scritti pubblicati precedentemente – una delle voci più amate e seguite del mondo cattolico, il Cardinal Martini. In Qualcosa di personale, edito da Mondadori, così esordisce: “Ho ben 82 anni di vita e la malattia e gli acciacchi dell’età si fanno sentire. Ma probabilmente per quanto riguarda la preghiera sono ancora a metà del guado”.
Egli come una guida esperta, ma pur sempre in ricerca, ci accompagna nel clima della preghiera, attraverso le modalità necessarie, per giungere al fondamento e al traguardo della preghiera.
Assai interessante su questo argomento la ristampa dell’editrice Morcelliana di Per una preghiera viva. Riflessioni di Anthony Bloom (1914-2003), Esarca per l’Europa Occidentale del Patriarcato Ortodosso di Mosca e considerato uno tra le più autorevoli figure spirituali del nostro tempo. La preghiera era per lui tutt’altro che estraniazione, ma piuttosto attenzione, rispetto di ogni persona, di ogni creatura, di ogni fatto. Indimenticabile il suo atteggiamento verso i più infelici, i malati di mente, i suicidi. Si è parlato recentemente a suo proposito di “virtù cristiana del particolare, del dettaglio”, che diventa vita ecclesiale autentica.

Egli amava spiegare il Padre Nostro partendo dalla fine, da quel “liberaci dal male” che è il grido dell’uomo di ogni tempo. Poiché il Padre Nostro è l’immagine dell’esodo da compiersi, dalla schiavitù alla libertà dei figli di Dio.
Padre Anthony, semplicemente così voleva essere chiamato, suggerisce come superare le distrazioni e le fatiche che si incontrano nella Meditazione e durante l’Adorazione.
E se come dice la Sacra Scrittura, Dio è un fuoco, allora non è possibile vivere l’avventura della preghiera senza correre qualche rischio. Il rischio di trovarci a tu per tu con il nostro vero io, il rischio di incontrarci con il Dio Vivo e Vero, che è sempre totalmente Altro da quel che noi immaginavamo.
A noi la scelta di offrire noi stessi, e senza riserve, al Fuoco Divino per vivere un’esperienza di preghiera che non delude ma che purifica, libera, guarisce.

Rosaria G.

 

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