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AMARE MARIA

 

Riportiamo – dal libretto Maria Nostra Speranza I, Mese di Maggio, pag 8-14 – una meditazione del Primo Maestro sulla bellezza, l’importanza e il significato della devozione alla Beata Vergine. Afferma don Alberione: “L’amore filiale di compiacenza, di riconoscenza, di benevolenza verso Maria, ci porterà un vero amore a Gesù Cristo e sarà un amore operoso, schietto, ardente”.

Lodare la Vergine Madre

“Dignare me, laudare te, Virgo sacrata: Fammi degno di poterti lodare, o Vergine Santa”. Lodare Maria significa: imitare Dio Padre che la creò più eccelsa fra tutte le creature; imitare Gesù Cristo che aveva per Lei il più riverente affetto filiale; imitare lo Spirito Santo che effuse in Lei i più singolari doni di grazia e di gloria. Lodare Maria è dovere di uomini: poiché la poesia, l’architettura, la pittura, la

scultura, la musica cantano le sue glorie. È dovere di cristiani poiché da Lei ci venne Gesù Cristo, la vita, ogni grazia. È dovere di cattolici: poiché la Chiesae consacra belle festività, funzioni solenni e devote preghiere. Lodare Maria è bisogno di riconoscenza ed amore, l poiché ci ha corredenti ed accettati per figli; è condizione necessaria poiché Maria è la distributrice delle grazie e noi siamo tanto miseri; è istinto del nostro cuore che cerca conforto, pace, Paradiso e Maria è speranza nostra.

Predicare Maria

L’amore difficilmente si può comprimere o nascondere. Perciò è ben scarso l’amore verso Maria in coloro che raramente ne parlano o poco pensano a farla amare. I veri devoti La pregano dovunque; in ogni occasione ne parlano o scrivono; con la parola e con l’esempio incoraggiano tutti ad amarLa. Sentiamo i Dottori della Chiesa: afferma S. Bonaventura: “Coloro che si impegnano a pubblicare le lodi di Maria sono sicuri del Paradiso”. Riccardo di S. Lorenzo dice che l’onorare Maria SS. equivale ad acquistare la vita eterna: “Honorare Mariam est thesaurizare vitam aeternam”. La SS. Vergine glorifica in Cielo chi l’ha glorificata in terra: “Honorificantes se in hoc saeculo honorificabit in futuro!”. La Chiesa pone sulle labbra di Maria le parole dell’Ecclesiastico: “Qui elucidant me vitam aeternam habebunt: Coloro che m’illustrano avranno la vita eterna” (Sir 24,31). Esulta, anima mia, diceva S. Bonaventura a se stesso, rallegrati in Maria, poiché molti beni sono preparati a coloro che La lodano. Tommaso da Kempis così fa parlare Maria a Gesù: “Figlio, abbi pietà di chi mi ama e mi predica”. E S. Bonaventura aggiunge: “Audite, qui concupiscitis regnum Dei: Virginem Mariam honorate, et invenietis vitam aeternam: Udite voi che desiderate il regno di Dio: onorate la Vergine Maria e avrete la vita e la salute eterna”. Da questa devozione verranno i più grandi frutti: S. Alfonso dice che essendo Gesù passato da Maria per arrivare al mondo, in Maria tutti troveranno Gesù Cristo. È noto il detto che esprime una dottrina ed un’esperienza: “Per Mariam ad Iesum”. Se da Maria passa ogni grazia, i popoli che trovano Maria sono prossimi alla sorgente delle grazie. Dal predicare Maria e dalla confidenza in Maria dipende la salvezza di tutti. S. Bernardino santificò l’Italia, S. Domenico convertì la Francia, S. Bernardo cambiò il suo secolo, e così altri scrittori e predicatori con la devozione e con la divulgazione del culto a Maria.

Lodarla degnamente

S. Paolo scrive: “Fine del precetto è la carità procedente da un cuore puro, da una coscienza buona, da una fede sincera” (1Tm 1,5). Così l’amore e la lode a Maria devono procedere: “de corde puro, de conscientia bona, de fide non ficta”. 1) Da un cuore puro cioè infiammato di amore a Maria ed a Gesù deve partire la nostra lode. “Non mi riposerò, finché non avrò ottenuto un amore tenero verso la mia Madre Maria”, diceva S. Giov. Berchmans. L’amore filiale di compiacenza, di riconoscenza, di benevolenza, verso Maria, ci porterà un vero amore a Gesù Cristo, e sarà un amore operoso, schietto, ardente. La Madonna è Madre del bell’amore: “Mater pulchrae dilectionis”. La freddezza, la tiepidezza, la semplice sensibilità, la verbosità vuota e terrena, sono indizi di un cuore non puro.
2) Da coscienza buona. È buona la nostra coscienza quando si ha una speranza retta. La retta speranza confida di ottenere da Maria la salvezza e gli aiuti necessari a conseguirla, appoggiandosi alla potente intercessione di Maria. In tale fiducia l’anima prega la SS. Vergine e cerca con sforzo costante di fuggire il peccato, praticare le virtù, adempiere i doveri del proprio stato, amare Gesù Cristo. La coscienza non buona invece falsifica la divozione a Maria: poiché mira non ad evitare il peccato, ma solo a difendersi dal castigo e quasi a salvarsi senza merito. La coscienza falsa spera solo grazie materiali; o si attende al più qualche piccola grazia, ma non la santità ed il Paradiso. 3) Da una fede sincera nelle verità che riguardano la SS. Vergine. La fede in Dio è radice di ogni giustificazione; la fede in Maria è principio di ogni misericordia, di gioia serena, di salvezza eterna. Delle verità che riguardano Maria, alcune sono di fede definita, come l’Immacolata Concezione; altre di fede cattolica, come l’Assunzione; altre di fede ecclesiastica come l’apparizione di Maria SS. a Lourdes; altre sono insegnamenti comuni fra i Padri, Dottori, Teologi, altre infine meritano soltanto fede umana. La Chiesa è la nostra guida e Maestra; noi siamo i figli devoti e docili; crediamo alla missione, ai privilegi, alle grazie e agli uffizi che Maria ha verso di noi. Chi ritiene la Chiesa come madre, avrà Dio per Padre. Alla fede si può mancare: quando per negligenza qualcuno trascura d’istruirsi sulle grandezze di Maria; quando si è troppo restii, secondo un senso quasi protestante o giansenistico, ad ammettere le verità onorifiche riguardanti la Madonna; quando si trascura di fare atti di fede nelle verità mariane, specialmente per il suo ufficio di Madre di Dio e di mediatrice di grazie che tanto onorano Maria. Si può anche eccedere quando per una temeraria credulità si credono cose che non sono certe e si insegnano agli altri; come sarebbero false rivelazioni, detti, fatti o forme di divozione non approvate dalla Chiesa. Dice S. Giovanni: “Nolite omni spiritui credere, sed probate spiritus, si ex Deo sint: Non vogliate credere ad ogni spirito, ma provate gli spiriti se son da Dio” (1Gv 4,1).


Sia piena la lode

La vera devozione ha tre atti: ammirazione, imitazione, preghiera. L’ammirazione. L’ammirazione cresce nel nostro spirito considerando i grandi privilegi, le virtù e le grazie da Dio concesse a Maria: la Divina Maternità, la pienezza della grazia, l’alta dignità, la Verginità, l’Assunzione, la Glorificazione, gli uffici di Madre, corredentrice, mediatrice di tutte le grazie. Ammirare e lodare la S. Vergine è ammirare Dio. “Fecit mihi magna qui potens est: Grandi cose mi ha fatto Colui che è potente” (Lc 1,49). Perciò la Chiesa ha scelto nell’anno un mese, nella settimana un giorno, nei giorni un gran numero di feste per onorarla. Vi sono interi volumi pieni delle glorie e preghiere a Maria: così la lodano tutte le creature. L’imitazione. I veri figli di Maria sono gl’imitatori suoi; l’amore si stabilisce fra persone simili, oppure le rende simili; la somiglianza di vita, di fisionomia, di attitudini rivela i figli ed i genitori. Imitarla nella fede, speranza, carità; imitarla nella giustizia, fortezza, temperanza, prudenza; imitarla nella castità, ubbidienza, povertà; ecco le virtù essenziali ed ecco la via per vivere secondo Dio. Infatti si imita la SS. Vergine per ricopiare in noi la più perfetta immagine di Gesù; l’imitazione di Maria è più facile, ma serve come gradino per arrivare all’imitazione di Gesù. La preghiera. Pregare Maria seguendo la Chiesa. La Sacra Liturgia ci è guida; l’Angelus tre volte al giorno; il Santo Rosario o almeno la terza parte; la pratica delle tre Ave Maria e delle giaculatorie; la meditazione e la lettura spirituale; la Visita e la S. Comunione; la Messa ed i Sacramenti; una grande abbondanza di orazioni, di lodi, di invocazioni, ecc., possono costituire una Filotea Mariana. Il devoto di Maria si salva; chi è molto devoto di Maria si fa anche santo. Gesù Cristo si può considerare nella sua persona fisica; ed è Figliuolo di Dio fatto uomo. Inoltre si può considerare nel suo corpo mistico: Egli è il capo ed i Santi sono le sue membra. Considerando Gesù Cristo nella sua persona fisica, gli dobbiamo fede, amore, obbedienza; e diamo un culto anche ad alcune sue membra speciali: le Sante Piaghe, il Volto, il Sangue, il Cuore. Così considerandolo nel suo corpo mistico, diamo culto anche ad alcune membra più degne: ai Martiri, ai Vergini, agli Apostoli, a S. Giuseppe; sopra tutti però alla SS. Vergine Maria. Perciò la Chiesa dà un culto detto di dulia, o venerazione ai Santi; un culto detto di protodulia, o speciale venerazione a S. Giuseppe, un culto di iperdulia, ossia di specialissima venerazione, unica nella sua altezza, a Maria SS. Madre di Dio. Assecondiamo la S. Chiesa: Ella è Maestra non solo di fede e morale, ma ancora di preghiera, di culto, di liturgia sacra. Chi prega la S. Vergine con la Chiesa, nella Chiesa, per la Chiesa, otterrà fede viva e santità di vita.

Beato Giacomo Alberione