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SANTI PER SANTIFICARE

Riportiamo una predica di don Alberione alle Pastorelle sulla santità, tratta dal testo Prediche alle suore Pastorelle 1958-59, IX, pp. 79-82. “Dopo che ti sei fatta santa, fai santi gli altri”: in questa breve affermazione del Primo Maestro è sintetizzata la regola suprema, il metodo dei metodi per riuscire a fare del bene alle anime. Esempio fulgido di questo è stato San Giovanni M. Vianney. Riportiamo pertanto anche due stralci, uno preso dal testo Oportet orare, p. 50 e l’altro da Meditazioni per Consacrate Secolari, p. 404. In essi il Fondatore parla della santità esemplare del santo Curato d’Ars e di come essa sia stata una irresistibile calamita per tantissime persone.
1. Per la novena dell’Immacolata avete già messo le vostre intenzioni. Maria è stata Concepita senza peccato originale, è stata santificata nel momento stesso della sua creazione. La vita soprannaturale in lei, dal primo istante della sua esistenza, si è sviluppata sempre in un crescente continuo sino al giorno in cui ha lasciato la terra.

2. La santificazione sta proprio nello sviluppo della grazia battesimale, crescendo ogni giorno in sapienza, età e grazia, come Gesù.Lo sviluppo della grazia battesimale può portare a grande santità. In questa novena domanderete la santificazione e la grazia di crescere in essa. Il primo mezzo è sempre l’orazione.
3. Questa sera volevo dirvi una cosa già detta altre volte, ma che ripetuta, si ricorderà meglio. L’apostolato, come tutto il lavoro esterno, deve procedere dall’amor di Dio. Quanto più un’anima ama il Signore, si santifica ed aumenta la grazia, tanto più opera per la salute delle anime. Si produce il vero bene, quello durevole, in rapporto alla grazia che si possiede. “Ut fructum plurimum afferatis” (Gv 15,8): che andiate e portiate frutto e un frutto che duri; non un entusiasmo momentaneo, ma duraturo.
4. Si cercano tanti sistemi, si suggeriscono tanti mezzi nuovi; oggi c’è tutto un impegno per trovare metodi nuovi per l’insegnamento del catechismo, per le scuole, per tenere relazioni sociali in un piano soprannaturale: tutto questo è buono, ma il metodo dei metodi è la santità. I santi potevano avere più o meno capacità ed attitudini naturali, ma avevano la santità. Così i santi che canonizzeranno il 9 dicembre, hanno lavorato tutti per le anime, ma prima hanno santificato se stessi.
5. Prima di tutto occorre santificare se stessi. Se le nostre parole e le nostre opere procedono dal cuore, dall’amor di Dio, giungono al cuore, vanno alle anime e portano frutto. Se c’è molto amor di Dio, se non si vuole offendere il Signore e se non gli si vuol recare dispiacere, succede quello che succede quando si ama una persona (per esempio la mamma): non si permette che altri l’offendano. Così chi ama Dio non vuole che lo si offenda e quindi lotta contro il peccato.
6. Oh, se amassimo veramente Gesù! Quante parole a volte non procedono da santità interiore. La vita contemplativa per sé è migliore della vita attiva, ma quando tutto ciò che si fa nelle opere procede dall’amor di Dio, la vita allora è molto più santa: il bene che c’è nell’intimo nostro viene comunicato agli altri. Il frutto del nostro apostolato è in proporzione alla santità che abbiamo. Crescere allora!
7. Quando cresce la santità non siamo utili solamente a noi, ma anche agli altri e in primo luogo col buon esempio. Chi è santo diffonde ciò che ha dentro, lo spirito interiore si manifesta perché c’è quel “bonus odor Christi” [buon odore di Cristo] (2Cor 2,15) che si allarga e si diffonde. I buoni esempi sono un continuo apostolato.
8. Quando si cerca veramente Dio, quando si cercano le anime per salvarle, e solo per questo, vi è rettitudine, e questa rettitudine di intenzione aumenta la grazia. Quando vi è l’amor di Dio non ci si scoraggia mai: una cosa non riesce? Si prova in altro modo! E così si ha il progresso nell’apostolato stesso. Gli scoraggiamenti sono esclusi e rimane sempre l’entusiasmo. Del resto, quando c’è questo amore di Gesù, si prende il modo di fare di Gesù e di Maria.
9. Il Vangelo è un grande libro di pedagogia pastorale. Si faccia pure tutto quel lavoro di formazione che si deve fare, perché ci si renda capaci all’apostolato, ma quello che veramente produce è lo spirito. Fare un esame molto largo: che cosa è che ci muove? Che cosa è che ci suggerisce le parole? Che cosa è che ce le fa scegliere?
10. Chi ha pietà profonda versa sugli altri ciò che sovrabbonda. Non si passa ad altro lasciando la pietà, ma si passa ad altro aggiungendo pietà: dopo che ti sei fatta santa, fai santi gli altri. Non lasciate mai la pietà per il troppo lavoro. Rimanga ben fisso nella nostra anima, come regola pastorale suprema, come il metodo dei metodi: si fa del bene quanto si è santi. Abbiate lo spirito di Gesù, che andava in cerca della pecorella smarrita.
11. In questa novena chiedete specialmente la santificazione continuata. Crescere in essa un tantino ogni giorno, crescete in continuità. L’esempio ce lo dà il Maestro divino che progrediva in santità e grazia. Ora ci si prepara all’apostolato e, quando arriva il momento, si versa sugli altri ciò che abbiamo dentro. Comunque sia il futuro della vostra vita, in qualunque luogo andiate, qualunque ufficio abbiate, farete del bene in proporzione alla santità. Amate il Signore per poter operare più abbondantemente sulle anime. Il sacerdote che fa le funzioni santamente, edifica col suo esempio; quando in una chiesa vi è un sacerdote che prega bene; quando in una famiglia il capo di casa dà esempio di preghiera; quando in una scuola il maestro è pio, avverrà che il popolo, che i figli, che gli scolari ne seguiranno, trascinati, l’esempio. Quando il Curato d’Ars entrò nella sua Parrocchia, non destò dapprima grande entusiasmo, tanto più che pareva non avesse doti speciali nella predicazione: parlava in una maniera molto semplice. Ma che cosa avvenne? Che quei bravi contadini, quando ritornavano la sera dai loro campi e deponevano presso la porta della chiesa le loro zappe, i loro badili, entravano qualche momento in chiesa a salutare il Signore, vedevano il loro Curato che pregava: faceva l’adorazione. Le donne, quando venivano a casa da Messa, al mattino, dicevano che il loro Curato era già alla tale ora in chiesa; ed altre che erano andate più tardi, riferivano che alla tale ora era ancora in chiesa. Cominciò così ad entrare in tutti la più grande stima per lui, come di uomo che se la intendeva con Dio, che era potente presso Dio; e credevano di conseguenza che se avevano bisogno di benedizioni temporali, potessero avere fiducia nel loro Curato. E prima le donne gli confidarono i bisogni dei loro interessi, poi i bisogni dei loro figliuoli, dei loro mariti, poi i bisogni di se stesse; quindi incominciarono a parlarne in casa agli uomini e fuori; e si sparse tutt’attorno il buon odore di Gesù Cristo che emanava da quell’anima di Dio, da quell’anima pia: cominciò il pellegrinaggio meraviglioso verso Ars. Dobbiamo confessarci anche davanti agli uomini: ho dato abbastanza buon esempio? al mattino, alla sera, nella giornata? Se le anime a me affidate faranno come io faccio, posso dire che avranno sufficientemente nutrito il loro cuore? provveduto alla loro salvezza? Bisogna che la preghiera che facciamo noi sia sufficiente per farci evitare le cadute e per avanzare nella santità, nell’unione con Dio, nello spirito di umiltà, nella speranza soprannaturale, nello spirito interiore, nello zelo sacerdotale. Questa è la regola. Il Santo Curato d’Ars stava parecchie ore in Chiesa, specialmente in principio quando era parroco ad Ars. Vedeva ogni giorno un certo contadino, il quale posava gli strumenti da lavoro lì davanti alla chiesa, entrava in chiesa e si fermava per un certo tempo; e non muoveva le labbra, ma guardava solo il tabernacolo. Allora gli domandò: “Ma che cosa dici al Signore?”. “Io guardo Lui, Lui guarda me: faccio questo”. Ecco, il cuore di Gesù e il cuore di quel contadino si intendevano fra di loro! Sì, sono anime che hanno già avuto grandi grazie e doni! Che noi possiamo impegnarci tutti i giorni alla Visita, per quanto ci è possibile. E se qualche volta si è tanto lontani dalla chiesa, si fa allora l’adorazione anche davanti al Crocifisso, in casa.

Beato Giacomo Alberione