Arrivare a quel punto che ricorda san Paolo: vivit vero in me Christus: Gesù Cristo vive in me (Gal 2,20). Questa è la via più perfetta. E, d’altra parte, anche le altre due accennate, in certo modo poi, si risolvono in questa, perché non c’è altra santità e salvezza che in Cristo (cfr. At 4,12) , non c’è altra santità. […] Oh, la santificazione sta nel crescere quotidianamente in questa santificazione, in questa santità, cioè nella grazia. […] E che cos’è questa grazia? È la vita soprannaturale. Prende vari nomi, e cioè, il nome di grazia perché è un dono che il Signore ha fatto per grazia a noi, per favore a noi; perché Gesù Cristo ha preso sopra di sé le nostre colpe, e aggiunge i suoi meriti e li mette a disposizione. Allora, ecco, questo si chiama grazia, favore, cioè. Per grazia, diciamo, per favore. La grazia può esser chiamata acqua, sì, l’acqua che entra nell’anima: “Io sono la fonte dell’acqua”. “Ego fons” (cfr. Gv 4,14) dice Gesù – la fonte dell’acqua, sì, perché l’acqua ha certe prerogative per cui viene paragonata alla grazia. Si può paragonare la grazia a un innesto che viene nell’anima. C’è una pianta selvaggia: un pero, un pesco, ecc. E noi siam paragonati, nascendo, a una pianta selvatica. L’innesto è la vita di Cristo in noi col battesimo per cui dopo noi produciamo frutti buoni e non più i frutti non buoni o almeno frutti solamente naturali. Dopo possiamo produrre frutti di merito per il cielo. E così la grazia è paragonata alla semente, un seme che viene messo nella terra e si chiama, come paragone: la “semente di Dio”, la grazia, il battesimo. Altrimenti vi è solo l’uomo, ma dopo che il bambino è portato in chiesa e le acque battesimali con la formula lo hanno redento e salvato, allora ecco, questo bambino ha una seconda vita. È necessario nascere una seconda volta, diceva Gesù a Nicodemo, che era andato di notte a incontrarlo per un colloquio (cfr. Gv 3,7). Senza Gesù Cristo niente. [Egli] è la Via unica, ecco. Gesù Cristo vive in noi in quanto è Via, Verità e Vita, e bisogna passare di lì.
È Via. Ci vuole la speranza e i meriti di Gesù Cristo. Noi diciamo sempre: prima la fede e poi la speranza. Ma sotto un aspetto, [viene] prima la speranza […], ma questo sperare nei meriti di Gesù Cristo, la sua grazia. E poi Gesù Cristo è Verità. Fede bisogna avere. Quindi, partecipare ai meriti di Gesù Cristo e, secondo, credere in lui, la fede, cioè le verità che Gesù Cristo ha insegnato, tutto il Credo e il Credo apostolico o il Credo che cantiamo nella Messa, e poi tutte le verità che la Chiesa, come Magistero ordinario, propone e anche come Magistero straordinario. E poi l’amore, l’amore, cioè, la grazia: “Vi amo con tutto il cuore sopra ogni cosa”. È in grazia quest’anima, perché, “sopra ogni cosa”, sopra tutto, è un atto perfetto in quanto che si ama il Signore come sommo bene, eterna grazia e felicità e, di riflesso, amore ai figli di Dio che sono gli uomini a cui dobbiamo portare bene, carità. “Io sono la Via”. Quella è proprio la santificazione: entrare in Cristo, Verità e Vita, sì. La devozione a Gesù Cristo non è mica come un’altra formula, un’altra pratica: o andare in pellegrinaggio o far dei bei canti, oppure attendere ad accendere molte candele, azioni varie, varie pratiche a cui qualche volta si dà più importanza. Noi possiamo solamente ottenere la salvezza se la vita di Gesù Cristo è in noi. Questo è il mezzo fondamentale. E tutti gli altri segni esteriori? Se non c’è la vita di Cristo in noi... Alle volte si dà molta importanza a cose esteriori e meno ai sacramenti, ad esempio. La Messa è la principale azione per offrire al Signore la sua gloria e il ringraziamento e la soddisfazione e la supplica. La Messa è il centro, è il sole della pietà. Intanto alla Messa si accendono due candelette, alla benedizione, è molto meno, e si mettono dodici candele.
Noi non abbiamo, alle volte, il giusto modo di vedere le cose, e cioè, tante devozioni. Ma c’è una devozione, le altre devozioni sono per aumentare la fede in Cristo, accrescere la speranza in Cristo, nei suoi meriti, e l’amore al Padre celeste, come il Figlio ha amato il Padre, amore sopra ogni cosa. Attraverso il Cristo amare il Padre. Occorre che noi entriamo in questo. “Esporremo le linee fondamentali della dottrina cristologica in relazione alla vita spirituale e prenderemo come punto di partenza le parole del Vangelo dette da Gesù: «Io sono la Via, la Verità e la Vita» (Gv 14,6)”. Questa è la devozione.
Le altre devozioni o agli Angeli Custodi o a san Giuseppe e anche alla stessa Vergine: perché noi viviamo in Cristo, Via, Verità e Vita. Quella è la devozione, le altre sono devozioni per andare alla devozione. Sempre perché Gesù Cristo viva in noi, arrivare al punto che Gesù Cristo viva in noi, e allora: la glorificazione maggiore alla Trinità, e la santificazione maggiore per noi. Gesù Cristo è Via. E san Paolo ci vuole spiegare: la santificazione è nella vita cristiana, ma noi diciamo anche qualche volta “paolina” in quanto che san Paolo ce l’ha spiegata meglio la vita cristiana e ci ha spiegato il mistero di Cristo che vive in noi. Il suo lavoro era rivelare al mondo il mistero di Cristo che vive in noi, cioè Cristo in noi, che vuol dire quello che dice san Paolo altrove: “Cristo è il Capo, la Chiesa, cioè noi, le membra, ecco. Questo significa che Gesù Cristo è come la testa in noi. Ed è la testa che comanda alla mano di muovere, al piede di muovere, e prende le risoluzioni ecc. Così Gesù Cristo è in noi, ma lavora nelle membra. E come lavora? Adora in noi il Padre, noi adoriamo con lui. Egli glorifica il Padre e lo ringrazia di tutto quel che ha fatto per l’umanità. Ora, ecco, egli, Gesù Cristo, glorifica il Padre in noi, lo ringrazia. Gesù Cristo continua a pagare per i nostri debiti, è il riparatore in noi, delle nostre colpe. E poi, è Colui che ottiene le grazie della santità per noi, cioè è santificatore. Quindi è in noi: adoratore, glorificatore, riparatore e santificatore.
È in noi, sempre, viviamo proprio in Gesù Cristo, nella sua grazia. Qui sta il mistero, fino a questo punto, che finisce – lui la seconda Persona della Santissima Trinità increata, voglio dire, santissima Persona della Santissima Trinità che si è incarnata, ecco – finisce quella Persona, il Figliuolo di Dio incarnato, finisce col dominare la nostra personalità. Allora: vivit vero in me Christus. Non è più il mio pensiero, non è che io devo più giudicare. Come è il pensiero di Gesù Cristo? Come giudica Gesù Cristo adesso? Se fare questa cosa o lasciare quella cosa o farla meglio, ecc. È il mistero operante. C’è proprio un corpo spirituale, soprannaturale: il Capo è Cristo e noi siamo le membra. Lì, più avanti, è spiegato bene e sarebbe buono che in questi giorni le Visite fossero fatte tutte sopra questo estratto, perché fareste un grande progresso. E il desiderio è questo: che arriviate a glorificare Iddio, al più alto livello. Oh, perciò, se noi vogliamo andare al Padre, passiamo attraverso il Figlio, Gesù Cristo. Nessuno va al Padre, cioè al paradiso, se non per me, ha detto Gesù Cristo (Gv 14,6b). Non c’è apertura per il paradiso, non c’è porta. E quella è Gesù Cristo (cfr. Gv 10,7). È la Via. E poi san Giovanni dice: il Padre ha mandato il suo Figliuolo affinché noi avessimo la vita, cioè la salvezza per mezzo di lui: ut vivamus per eum (cfr. 1Gv 4,9).
Quindi, se non [si] passa attraverso a Gesù Cristo non c’è salvezza (cfr. At 4,12). E poi in altro luogo: “Nessuno va al Padre, cioè al paradiso, se non per mezzo di me”. Senza di lui non possiamo fare il minimo merito, nulla: sine me nihil potestis facere (cfr. Gv 15,5c) né un piccolo, né un grande merito; niente; anche se uno fosse martirizzato e accettasse un martirio e non avesse la grazia, cioè, non avesse l’adesione a Gesù Cristo: credere a lui e sperare nei suoi meriti e amarlo, non c’è merito (cfr. 1Cor 13,3). Come facciamo noi a produrre dei frutti di santità, di virtù? “Io sono la vite – Gesù Cristo dice – la vite, la pianta, voi siete i tralci”, cioè i rami; i rami portano prima i fiori, poi le foglie e poi l’uva, il frutto. Ma perché i rami portino questo, queste foglie e questi frutti, bisogna che abbiano la linfa, cioè che siano uniti alla vite, perché se son distaccati, vanno solo bene a essere bruciati, i rami. La linfa è la grazia di Cristo, è la vita di Cristo che passa in noi. E se uno non si è ancora messo nella vite perché non riceve il battesimo, eccetto che ci fosse quel caso straordinario del battesimo di amore, ecco, se non ci fossimo innestati come rami nella vite, che è Gesù Cristo, niente, nessun merito. Se invece siamo sempre uniti a Gesù Cristo perché siamo in grazia, allora la linfa divina che è in Cristo passa a noi; riceve, l’anima, la linfa vivificante cristiana. Separata da essa, secca il ramo e viene buttato nel fuoco. Ora, bisogna almeno ricordare [le] parole del Marmion […]: “Dobbiamo capire che noi saremo santi solo vivendo in Gesù Cristo. Dio ci domanda solo questa santità e non ve n’è un’altra e, saremo santi in misura, ecco, in misura che Gesù Cristo è in noi” [Dom Columbia Marmion, abate di Maredsousant, 1858-1923].
Ora, abbiamo da aggiungere: come si sbagliano coloro i quali ritengono la “devozione a nostro Signore” come una delle devozioni o come uno dei tanti esercizi di pietà, come sarebbe l’esame di coscienza, la lettura spirituale, ecc. La devozione a Gesù Cristo è la pietra angolare, la sostanza stessa della nostra vita soprannaturale, la sostanza. In realtà questa è l’ascetica e la vera mistica. E le varie scuole di spiritualità: benedettina, domenicana, salesiana, ecc. le altre sono derivazioni e conseguenze o parte della devozione, della vita cristiana. È la vita cristiana che santifica, cioè quando noi viviamo la vita cristiana. La perfezione cristiana non è prender solamente una parte di Gesù Cristo, ma tutto Gesù Cristo, tutto il Vangelo, e crederlo e seguirlo e viverlo, sì. Perché queste varie spiritualità, che sono una quindicina, hanno una parte, come ad esempio, per le suore Vincenziane: per i poveri, per i malati; per i fanciulli, la scuola salesiana, ecc.; o chi guarda soprattutto la liturgia e chi altri punti. Ma se vogliamo fare il nostro lavoro più perfettamente: la vita cristiana che comprende tutto il Cristo intiero, com’è; non una parte, com’è. “Quindi le anime che desiderano di santificarsi davvero, fanno bene a tenersi lontane dalle dispute, dalle scuole di spiritualità e fare, invece, vivere in una forma più piena e profonda, la vita di Cristo. Se riusciranno a questo, avranno raggiunto le più alte vette dell’ascetica e della mistica e della santità” […]. Allora, concentriamoci lì: tutto in Gesù Cristo. E pensare che la via è quella. […] Come è bella la conclusione di suor Elisabetta della Trinità: “O fuoco consumante, Spirito di amore (prega lo Spirito Santo), discendi in me, perché si faccia nell’anima mia quasi una incarnazione del Verbo! cioè di Gesù Cristo in me. Che io gli sia un prolungamento di umanità, un prolungamento di Gesù Cristo in cui egli, Gesù Cristo, possa rinnovare tutto il suo mistero in me, e allora, tutto a Gesù Cristo. E tu, o Padre, chinati verso la tua povera, piccola creatura – diceva la suora – coprila, questa piccola creatura della tua ombra, e non vedere in essa che il Diletto” […].
Beato Giacomo Alberione