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MARIA NEGLI SCRITTI APOCRIFI CRISTIANI
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Accostarsi alla persona di Maria come descritta dagli apocrifi ha il suo fascino, ma anche i suoi limiti. Cercheremo pertanto di capire cosa siano gli apocrifi, cosa contengano e quale sia il loro valore effettivo, per soffermarci poi su alcuni episodi riguardanti Maria. Gli scritti apocrifi L’aggettivo “apòcrifo” (dal greco apòkryphos) attribuito ad un testo “genericamente religioso”, significa “nascosto, segreto, arcano, occulto, non autentico, di dubbia fede”: il vero autore è ignoto, anche se lo scritto porta un nome. Il termine apocrifo venne usato per la prima volta dagli gnostici. Questi erano convinti di possedere i libri segreti rivelatori di verità occulte, non comprensibili dalle masse dei fedeli e perciò riservate all’istruzione superiore degli adepti alla setta. Gli gnostici si esprimevano in un linguaggio ermetico, ricco di simbolismi e di criptogrammi (scritto o testo cifrato). La Chiesa rifiutava questi testi come eretici e non ne permetteva la pubblica lettura. “Apocrifi” indica quei libri che dal titolo o dalla materia trattata presentano affinità con la Bibbia. Essi fanno riferimento come protagonista, a un personaggio illustre al quale attribuiscono la paternità dell’opera (fenomeno della pseudonimia). I testi apocrifi fiorirono soprattutto dal 200 a.C. al 200 d.C. e, per quanto concerne il contenuto sono divisi in apocrifi dell’AT e del NT. In questi quattro secoli la quantità di scritti fu piuttosto elevata e variegata nei contenuti tanto che, a partire dal V sec. d.C., cominciarono ad apparire delle “liste” al fine di non accogliere testi apocrifi come parola di Dio. Queste opere, pur non ispirate, vennero però apprezzate al punto da essere oggetto di varie traduzioni giunte fino a noi in greco, etiopico, copto, armeno e slavo. Negli apocrifi dell’AT troviamo, ad esempio la “Vita di Adamo ed Eva”, l’ “Apocalisse di Mosè”, i “Testamenti dei Patriarchi”, i “Salmi di Salomone”, il “Terzo e Quarto libro di Esdra”, il “Libro etiopico di Enoc”. Nel NT abbiamo, tra l’altro “I Vangeli apocrifi” che descrivono con ricchezza di particolari infanzia, giovinezza e risurrezione di Gesù; “Atti degli Apostoli”; “Lettere apocrife di Apostoli”; “Lettere apocrife” e “Apocalissi apocrife” che parlano in modo piuttosto fantastico delle sofferenze degli ultimi giorni e dell’aldilà. I “Vangeli apocrifi” in particolare sono una delle testimonianze più vivaci del cristianesimo nascente e sono molto importanti per la conoscenza della Chiesa primitiva. |
| I cristiani sentivano il bisogno di conoscere tutto del proprio Maestro e, con una certa ingenuità, elaborarono una fantasia piena di tutta la tradizione ellenistica e orientale, arricchita dalla freschezza del “mondo nuovo”. Nacquero così i racconti della nascita di Gesù, la sua infanzia nella casa di Nazareth, i misteri che accompagnarono e seguirono la sua morte. La natività di Maria e la sua vita e morte sono i temi che ci interessa trattare. A quale scopo gli apocrifi parlano di Maria? Maria è presa in considerazione da prima del suo concepimento, nella sua nascita ed infanzia, nella divina maternità, nella vita con Giovanni dopo la morte di Gesù e nel suo “transito” al cielo. Il motivo di tanto interessamento era dovuto al desiderio di mettere in rilievo, confermare ed esaltare la sua eccezionalità: “nata” da una donna sterile, “riservata” nel tempio fin da bambina per la sua missione, “custodita” da Giuseppe (presentato come vecchio), “concepisce” e “partorisce” restando vergine, “incorrotta” nel suo corpo. Questi scritti con evidenti spunti dal NT contengono un linguaggio a volte “fortemente romanzato” e, esaminati scientificamente, possono rendere preziose testimonianze circa la fede, il culto, gli interrogativi nei confronti della Madre del Signore. Il genere letterario definito “narrativo-apocrifo” si esprime soprattutto con simboli, immagini e descrizioni artistiche. Prima di esporre i contenuti vediamo in sintesi i titoli degli apocrifi che parlano o anche solo accennano a Maria. Protovangelo di Giacomo (o “Natività di Maria”), opera di un giudeo cristiano del II sec. d.C.; Odi di Salomone (Ode 19, vv.6-10), opera di un giudeo cristiano della prima metà del II sec.; Oracoli Sibillini (Libro VIII), scritto prima del 180; Ascensione (o visione) di Isaia (Cap. XI); Lettera agli Apostoli (3,14), composta tra il 160-170; Atti di Pietro 7, redatti verso il 190; Atti della Passione di Andrea del III sec.; la Storia di Giuseppe il falegname; il Transitus Virginis o Dormitio Mariae, composto nel IV sec. comprende parti originali risalenti al II sec.; gli Atti di Pilato 2,3,4, databili alla fine del I o inizio del II sec.; il Vangelo di Filippo che accenna al tema Eva-Maria. La “catechesi” su Maria Abbiamo testimonianze autorevoli che la catechesi su Maria iniziò molto presto tra i cristiani, già da quando furono composti i vangeli canonici (I sec.) e la testimonianza di discepoli ed evangelisti era ancora viva. Ad Ignazio di Antiochia (+110 d.C.) bastava nominare “Maria” nelle lettere dirette alle varie comunità, per avere la certezza che i fedeli avrebbero subito capito di chi parlava. Inoltre le sue spiegazioni dottrinali, sintetiche e prive di particolari, testimoniano che alla fine del I e agli inizi del II sec. Maria era già oggetto di catechesi. Attorno alla persona di Maria cresce interesse, devozione, stima, desiderio di conoscere più a fondo l’eccellenza e la grandezza della sua personalità, la sua funzione nell’opera di salvezza del figlio e il ruolo che da creatura assunta alla gloria celeste, svolge ancora in favore degli uomini. Quelli che hanno conosciuto Maria ormai non sono più in vita e con il passare del tempo si sente la necessità di colmare i “vuoti”, raccontare, giustificare, dissolvere dubbi e curiosità, risolvere insinuazioni e calunnie. Difendere Maria e circondarla di affetto diventerà poi la devozione che conosciamo. Nascono così, sulla scia dei racconti diffusi oralmente e delle scarne notizie dei Vangeli canonici, testi apocrifi mariani che, per avvalorare le tesi sostenute attingono con abbondanza a situazioni e racconti dell’AT. Emerge un’immagine di Maria che in alcuni casi appare reale nella sua personalità, vita e opere, mentre altre volte viene caricata di tonalità fantasiose e variopinte proprie della civiltà ellenica- orientale. L’obiettivo sembra essere quello di soddisfare una certa curiosità religiosa dei fedeli, ma la prospettiva degli scritti è comunque teologica ed intenta ad alimentare la devozione verso la Madre del Signore. Prima di tutto bisognava difendere la fede nella concezione verginale di Gesù e di conseguenza salvaguardare la figura morale e sociale di Maria, poiché tra gli ebrei circolavano voci sull’illegittimità dei natali di Gesù. La reazione dei credenti a questa calunnia è l’esaltazione della concezione verginale e la descrizione della Sua vita perfetta. In secondo luogo si dovevano trasmettere idee e sentimenti sulla Vergine che la comunità giudeo-cristiana sentiva in modo molto forte essendo legatissima alla Madre di Gesù. Si volevano infine colmare i tanti vuoti su Maria lasciati dai vangeli canonici in particolare sulle sue origini, la sua infanzia e giovinezza, la sua maternità divina e la sua morte. Concepimento, nascita e vita di Maria Gioacchino ed Anna, genitori di Maria, devoti e giusti, ricchi e generosi nelle offerte al Signore, non hanno figli e per questo motivo Gioacchino viene umiliato e si ritira nel deserto (Protovangelo di Giacomo, 1,1-2). Anna afflitta, prega e continua il suo lamento di dolore, finché le appare un angelo che le annuncia la maternità, “Concepirai e partorirai, e su tutta la terra si parlerà della tua discendenza” (2.3.4). Anna promette di offrire la sua creatura al Signore, perché lo serva per tutti i giorni della sua vita (4,1). Il testo lascia intendere che Maria fu concepita prima del ritorno di Gioacchino e quindi in modo miracoloso come Gesù. L’anonimo autore voleva trasmettere il messaggio della singolare dignità della Madre del Signore, prescelta da sempre nella mente di Dio, da Lui prediletta e dono di grazia prima che frutto di natura. “Si compirono i sei mesi per Anna […] e il settimo mese partorì” (5,2): l’autore sottolinea nuovamente la straordinarietà dell’evento. “Anna non permetteva che passasse per le mani della bambina nulla che fosse profano o impuro. Inoltre invitò le figlie senza macchia degli ebrei ed esse le facevano compagnia” (6,1). Ad un anno venne benedetta in modo speciale dai sacerdoti (6,2) e al compimento del terzo anno fu portata al tempio per compiere la promessa (7,1-3). Lì visse fino a dodici anni “come una colomba, e riceveva alimento dalle mani di un angelo”: è la “consacrata al Signore”. Il Transito di Maria Il vescovo Epifanio di Salamina, verso il 377 asseriva che la Scrittura non dice nulla sulla fine di Maria e che nessuno sa come avvenne, pur supponendo che doveva essere accaduto allora qualcosa di grandioso. Gli apocrifi del Transito (o Dormizione) di Maria narrano con cura e ricchezza di particolari i vari momenti del suo trapasso. Sono intuizioni di fede elaborate a scopi edificanti e dottrinali: il bisogno di avere un modello di credente capace di superare la paura della morte con la fiducia in Cristo. Nel testo-base Maria riceve da un angelo la notizia della sua prossima dipartita e si prepara sia fisicamente che spiritualmente. Prega il Figlio, convoca i parenti e gli apostoli ed esprime le ultime volontà. Al mattino giunge il Signore a prelevare la sua anima e portarla in cielo. Il corpo viene seppellito in una tomba nuova (come il Figlio): al terzo giorno dalla sepoltura il corpo di Maria viene prelevato da Gesù e dagli angeli e portato in Paradiso, dove si ricongiunge all’anima. Concludendo. La letteratura apocrifa mariana ha una notevole importanza. Ha evidenziato alcune peculiarità di Maria, ha dato lo “spunto” per alcune feste (es. Santi Gioacchino ed Anna, Natività di Maria e Presentazione della beata Vergine Maria) ed ha soprattutto influito sull’iconografia e sul folclore (il presepio). Nadia S.
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