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LA PRIMA LETTERA DI SAN GIOVANNI
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1Gv 2, 18-28: l’anticristo “Figlioli, questa è l’ultima ora”. In maniera lapidaria l’Autore annuncia ai suoi paidìa/figlioli, coloro che sono stati generati alla fede dal suo insegnamento, che è giunta l’ultima ora del mondo. Questa affermazione solleva due problemi, uno interno alla tradizione giovannea, l’altro più legato alla storia della comprensione del testo. Innanzitutto suona strana la definizione di “ultima ora” per indicare il tempo escatologico, visto che il vangelo di Giovanni preferisce parlare piuttosto dell’ultimo giorno (cfr. Gv 6,54). Si può pensare che chi scrive la lettera ama combinare il tema tipicamente giovanneo dell’ «ora» di Cristo con il tratto escatologico dell’ultimo giorno, per mostrare come è nell’ora salvifica della Pasqua del Signore che il tempo giunge a compimento e viene effettuato il giudizio: il giudizio dell’ultimo giorno è infatti anticipato nella storia dalla posizione che ciascuno prende davanti all’Innalzato; il resto della pericope ci mostrerà infatti come gli avversari della comunità dell’Autore siano incorsi ormai nel giudizio avendo fatto la loro scelta che lo Scrivente non esiterà a definire anticristica. E questa visione ci apre alla possibile soluzione dell’altro problema: passi simili del Nuovo Testamento hanno dato buon gioco a coloro che negano l’inerranza delle Scritture, affermando che gli autori neotestamentari si sono clamorosamente sbagliati ritenendo di vivere negli ultimi tempi. Ma già sant’Agostino aveva risposto loro in anticipo: “L’ultima ora ha una lunga durata – egli scrive – ma è l’ultima ora”. Leggendo in sinergia i testi del Nuovo Testamento che parlano degli ultimi giorni o dell’ultima ora, appare chiaro che non si tratta di una notazione cronologica, ma qualitativa. Questa è l’ultima ora nel senso che è l’ora decisiva, l’ora in cui la salvezza piena ed ultima è stata offerta nella Pasqua del Signore annunciata dalla predicazione apostolica, e che la decisione presa davanti ad essa decide della sorte eterna degli uomini. “Quando si parla dell’ultima ora – scriveva s. Girolamo – vuol dire che il giorno è finito e comincia la notte. Ma la frase ha anche un altro significato e cioè: finché siamo in questo mondo non viviamo in piena luce, bensì tra tenebra e nebbia”. E prova di ciò è l’apparizione degli anticristi, definizione senza mezzi termini con cui la Guida della comunità bolla i suoi oppositori. La loro seducente proposta, paradossalmente, è a servizio dell’ultima ora, perché permette ai veri credenti di fare la loro scelta, rifiutando l’inganno diabolico e rimanendo saldi nella verità. Perciò la loro presenza non è sconfitta, ma trionfo della luce e della verità, che, nell’ultima ora, respinge via le tenebre che non possono sopraffarla e risplende in tutta la sua purezza nella fede limpida dei veri credenti. Nel libro dell’Apocalisse, anch’esso legato alla tradizione giovannea, questa divisione accade con l’apparire della Bestia che seduce molti, e così si opera l’ultima separazione per il mostrarsi della Gerusalemme celeste (cfr. Ap 13). |
| Bestia di Apocalisse e “l’uomo iniquo, figlio di perdizione” di 2Ts 2,3-4, ma egli lo demitizza nei molti anticristi; non un essere misterioso e soprannaturale, ma coloro che si lasciano sedurre dal male e dalla falsità e diventano falsi profeti. La forza contraria a Cristo si manifesta così lungo la storia con molti volti e diverse forme, ma è sempre anticristo. La particella greca antì può significare “contro”, ma anche “al posto di” e rimandare all’idea di qualcuno o qualcosa di falso che si spaccia per vero. Anticristo è allora tutto ciò che vuol mettersi al posto di Cristo, un falso salvatore che ha pretese di salvezza che sono rovina, e perciò si oppone al Cristo che è l’unica verità e l’unico bene di salvezza per ogni uomo. Coloro che non hanno perseverato nella retta dottrina sono anticristi, perché propongono una parola che non può salvare, facendosi maestri si sostituiscono all’unico Maestro che è il Cristo, la cui voce riecheggia nell’intimo dei credenti per l’unzione ricevuta, confermata dalla testimonianza di ciò che era al principio, vivente nella catena della tradizione apostolica, e perciò diventano nemici di Cristo; il loro prototipo è Giuda che faceva parte della cerchia dei discepoli, ma nell’ora decisiva, nell’ultima ora, uscì dal gruppo e dalla verità verso la notte, il tradimento e la propria rovina, quando Satana entrò in lui (Gv 13,26.30). E partecipi di Satana sono anche i secessionisti, che si fanno servi della menzogna di cui Satana è padre. 1 B. MAGGIONI, La prima lettera di Giovanni, Cittadella editrice 1996, p.106. 2 GUERRICO D’IGNY, Epifania III,5 PER LA RIFLESSIONE PERSONALE: 1) Quali forze e forme di “anticristo” vedo nella mia vita, nella comunità dei credenti e nel mondo in cui vivo? don Marco Renda |