ma anche nella virtù togliendo tutti i difetti.L’ascetica ha questo di pratico: portare le anime ad amar Dio con più finezza, con più delicatezza e a praticare le virtù quotidiane con perfezione. Le anime che non solo vogliono essere buone, ma si studiano di ascendere alla perfezione, trovano grande aiuto nei trattati di ascetica [...]. Ma quest’arte è presa soprattutto dalla sacra Scrittura, perché il primo maestro di perfezione è Dio che ci ha insegnato nel Vecchio Testamento la perfezione cristiana per mezzo dei profeti, dei patriarchi. Nel Nuovo, Gesù Cristo stesso è venuto sulla terra a insegnarci la perfezione cristiana e dopo avercene dati tutti gli esempi ha detto in ultimo: “Imitate me, io sono il modello” (cfr. Mt 11,29). E S. Paolo dopo aver seguito tutti gli esempi del Maestro disse: “Imitate me, come io imito Gesù Cristo” (cfr. 1Cor 11,1). Non è audacia, non è superbia questa? No, egli poteva dirlo con ragione. Io qui non posso spiegarvi come la Scrittura ci dia l’essenza dell’ascetica, non posso mostrarvene tutte le fonti.
Essa ci mostra oltre la vita di perfezione anche i pericoli di questa vita, perché ce ne sono molti in cui possono cadere le anime per le armi del demonio; basta tirar fuori il capitolo del Vangelo in cui è riportato il discorso della montagna che è un compendio mirabile di perfezione cristiana, e ci dà proprio l’arte o la scienza necessaria per giungere alla perfezione seguendo le virtù quotidiane in modo perfetto. Chi legge la Bibbia trova lì il miglior trattato, il più perfetto della via alla perfezione cristiana. [...] Prendendo la Bibbia fra le mani vi troverete una vita nuova, un coraggio nuovo, vi si schiuderanno nuovi orizzonti, e se l’ascetica vi è sembrata da prima una cosa morta, da studiarsi, ma senza vita, nella Scrittura la ritroverete come una cosa viva, palpitante, ne sentirete tutto il calore. Altro è vedere una bella statua di marmo del Salvatore e ammirarla, e altro è toccare l’Ostia santa, altro è sentire il calore del Tabernacolo, appoggiare il capo sul petto adorabile del Salvatore, fonte e rivelatore dei più alti segreti. [...] Vi dico: Prendete il Vangelo, leggete il discorso della montagna, le Beatitudini, meditatele e vi troverete il cuore vivo e palpitante del Maestro, il miglior trattato di perfezione cristiana, l’arte e la via pratica per farvi sante. Tutte potete meditare e capire quel passo del Vangelo, leggetelo dunque alla Visita.
Le anime pie e sapienti hanno dal Signore l’istruzione divina, la vera sapienza, per cui nella virtù come negli studi, non si fermano a studiare mezzi indiretti, trattati da poco, ma vanno subito al sodo, al più importante. Così le anime veramente spirituali non si perdono in tante pratiche o in tante letture secondarie, ma vanno subito all’essenza, al sodo: Eucarestia, cioè Messa, Comunione, Visita al Santissimo; nelle letture, non libri vani, ma i libri che hanno attraversato i secoli, non novità, ma dottrina provata e seguita dai santi. Caratteristica delle anime veramente buone è un grande amore al Vangelo e all’Eucarestia; unendole nel proprio cuore esse si sentono paghe e felici. Il B. Cottolengo [...] fin da fanciulletto amava tanto il Vangelo, e si notava da tutti l’attenzione con cui ne seguiva la spiegazione domenicale fatta dal parroco; sembrava quasi incantato e si diceva: Quel ragazzo quando sente il Vangelo non patisce più il freddo, tanto è acceso in volto. Fatto sacerdote, finita la lettura del Vangelo, prendeva fra le mani il messale e gli astanti si accorgevano che vi stampava un bacione con l’amore che gli traspariva da tutte le parti: era un bacio infuocato e quasi non poteva più staccarne le labbra. Non riusciva a dissetare quell’ardore di fede e di amore, e passava all’Eucarestia, alla Comunione della Messa con le labbra ancora roventi del Vangelo. Così amano le anime veramente spirituali. [...] La Bibbia e la pietà.
La pietà è il complesso delle pratiche di devozione, e la vita di pietà è il complesso di amore e di devozione che si manifesta attraverso le pratiche quotidiane, specialmente le preghiere, il rosario, la meditazione, le giaculatorie, l’uso delle comunioni spirituali, ecc. La pietà è utile a tutto: allo studio, all’apostolato, per le cose temporali e specialmente per l’eternità. Ma lo spirito di pietà ha un alimento che è più delle altre pratiche, è la lettura spirituale. Questa consiste nel seguire un libro che vi serva come guida nel cammino della perfezione e tra questi il principale è proprio la sacra Scrittura dalla quale si apprende veramente lo spirito di Dio. Vi è un libro che possa meglio insegnare la pazienza, di quello di Giobbe? Vi è un libro che ci porti più facilmente a pregare, del Cantico dei Cantici? Vi è un libro che ci metta più di frequente sulle labbra l’uso delle giaculatorie, del libro dei salmi? Se uno non sente devozione nel cuore, legga la Bibbia alla Visita e sentirà il calore svilupparsi nel suo cuore. Quando una persona vi dice che non sente che freddezza, chiedetele subito se ha provato già a leggere la Bibbia, vedrete che cambiamento in poco tempo!
Una pagina, o anche meno, della Bibbia, letta quotidianamente e specialmente nella Visita susciterà nel cuore affetti nuovi, fermezza nella volontà, robustezza di propositi; saliranno alle labbra le giaculatorie infuocate. Più ci accostiamo alla fonte della pietà, a Dio, e più avremo di santità. La Bibbia è il libro più alto di lettura spirituale, è la vera fonte della pietà. Quando si fa la Comunione si mangia il corpo di Gesù Cristo, ma quando si legge la Bibbia se ne beve lo Spirito e l’anima lo gusta e se ne inebria. S. Bernardo diceva: “Se leggo e non leggo Gesù, non mi pare di leggere; se scrivo e non vi metto almeno una volta il nome di Gesù, non mi pare di aver scritto; se parlo, voglio parlare di Gesù”. Ecco come si vive dello Spirito di Gesù! Più andrete alle fonti dirette della pietà e più vi avvicinerete allo Spirito del vostro Maestro e ve ne impossesserete. Entriamo ora intimamente in noi stessi e vediamo bene di considerare sempre come principale dei libri di pietà e di lettura spirituale la sacra Bibbia.
Se il vostro cuore qualche volta è arido, o se invece ha bisogno di dilatarsi, di vedere nuovi orizzonti e sentite che nel cuore c’è qualche cosa di nuovo e, pur non sapendo spiegare la causa, sentite che viene da Dio, leggete la Scrittura che dà ampiezza al cuore, che dà impulso ai movimenti buoni, che rischiara le oscurità, che apre nuove vie per ascendere al Signore, che allarga in modo mirabile gli orizzonti sconfinati della santità. Quando sentite nel cuore l’invito del Signore ad ascendere ad una santità più alta, se sentite l’invito, ma vi rimane confuso nel cuore, leggete la Bibbia e vi sentirete illuminate, Dio parlerà chiaro.
Se avete bisogno di ottenere una grazia, fate una novena o un triduo leggendo per nove o per tre giorni un passo della Bibbia o del Vangelo; direte prima un Atto di dolore, poi un caldo bacio al Vangelo e la lettura di un tratto della Scrittura; otterrete dal Signore quello che vi abbisogna, sia lume e fede per la mente, sia forza e generosità per la volontà, sia pietà e calore per il cuore. Chiediamo ora perdono al Signore per aver qualche volta trascurato la lettura della Bibbia.
Beato Giacomo Alberione