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IL SILENZIO AMOROSO E OPEROSO

In questa meditazione tratta dal testo Alle Figlie di San Paolo 1934-1939, Vol. I, pp. 495-501, don Alberione elogia il silenzio: chi tace sente Dio, sa discernere il bene dal male, è attivo nell’apostolato. Chi non percorre la strada del silenzio amoroso e operoso, aggiunge il Fondatore, non eviterà il purgatorio: di ogni parola dobbiamo renderci responsabili.

[…] La silenziosità è virtù quando viene accompagnata dall’amore e dall’attività. Amore, ossia più unione con Dio; attività, ossia più desideri santi, più studio per scoprire e per fare le opere buone. Il vero silenzio non è ozioso; è simile a quello di Gesù e della Santa Madonna: amoroso ed operoso. Bisogna che ci sia unione con Dio, che l’anima senta che è con Gesù, che rioda spesso l’eco della meditazione del mattino, che viva sotto l’impressione e la guida dei propositi. Il vero silenzio è amoroso; fa vigilare sugli occhi, sull’udito, sulla lingua, rendendoci

padroni di noi stessi. Non è oziosaggine ma amore. Ah, lo star sempre su noi stessi, quanto è difficile e quanto importa! A volte ci dicono di non far questo o quello: non si risponderà sempre di sì, ma non si dovrà prendere una decisione solo perché si è approvati o disapprovati. Vi sono persone che perché hanno la lingua non fanno altro che girarla, e non sanno quel che dicono. Poverette, sono senza testa! Che la banderuola in terrazza giri a destra e a sinistra è naturale, ma noi abbiamo un cervello e bisogna che pensiamo prima di parlare! Il Signore creandoci ci ha dato: due occhi per vedere, due orecchie per sentire e una sola lingua per parlare. Bisogna che quel che diciamo esca dalla testa e dal cuore, che sia cioè in sapienza ed amore. Vi dev’essere sempre un controllo prima di emettere la voce. D’ogni parola noi dobbiamo renderci responsabili. Nel silenzio amoroso l’anima che ama Dio non si lascia andare alla tristezza e al pessimismo, ma anzi all’ottimismo. Anche da soli si può servire Dio. Anche per strada si possono compiere atti di amore e d’unione, fare progetti di bene, prepararsi all’apostolato. […] La lingua batte dove il dente duole. Dai frutti si conosce la pianta. Chi ha il cuore pieno di cose buone mette fuori cose buone.

Necessità della silenziosità amorosa ed operosa:

1) Chi tace sente Dio e quindi diviene sapiente della sapienza di Dio e quando non sente i lumi soprannaturali, sente chiaro il dettame della retta ragione. Anime siffatte sono tanto sagge nelle loro parole e nei loro consigli. La Santa Madonna ascoltava tutte le parole che uscivano dalla bocca di Gesù e le meditava nel silenzio (Cfr. Lc 2,19.51).

2) Chi tace sa distinguere il bene dal male.

Dice il Vangelo nella parabola del buon grano e del loglio che il Signore non separa in questo mondo i buoni dai cattivi: “No, egli dice, [affin] ché cogliendo il loglio non sbarbiate con esso anche il grano. Lasciate che l’uno e l’altro crescano fino alla mietitura e al tempo della messe dirò ai mietitori: raccogliete prima il loglio e legatelo in fasci per bruciarlo; il grano poi riponetelo nel mio granaio” (Cfr. Mt 13,24-30). Nel mondo vi sono anime cattive, ma vi sono anche dei secolari buoni come religiosi. Chi è abituato a riflettere, confronta se quanto ha udito nel mondo è conforme ai principi avuti ed alle massime del Vangelo: se è conforme lo approva, se difforme lo condanna. Bisogna essere buoni portinai. Il portinaio lascia entrare chiunque in casa? No. E la nostra anima è una casa dove possono entrar tutte le bestie? Mettete un cancello perché almeno le capre non entrino. La silenziosità, ripeto, facilita l’unione con Dio, è apportatrice di pace e toglie quel turbamento che viene dalla molteplicità delle impressioni.

3) Nella silenziosità si opera molto.

Quanto più si è raccolti, tanto più si è efficaci. Vi sono persone che dicono cento volte: bisogna far questo, quello! E intanto gli altri han già pensato e fatto. Alle volte si sbaglia anche, ma vi è tempo a rimediare. Se però stiamo con le mani in mano a lagnarci del cattivo tempo... No, no, operiamo; se vi sono ostacoli che c’impediscono d’andare innanzi, cerchiamo di rimuoverli o di passare ad altro. Piove? Si sta a casa e si fanno altri lavori. Quel giorno lì non si sprechi in fantasie e in chiacchiere. I santi, in una vita breve conclusero tante cose! S. Tommaso d’Aquino, S. Teresa del Bambin Gesù, S. Giovanni Berchmans hanno avuto una vita relativamente breve, ma quanto bene hanno compiuto! Le [Pie] Discepole specialmente hanno la loro ricchezza nel silenzio; finché taceranno cogli uomini per parlare con Dio saranno sempre ricche. Così anche le Paoline. Si curi che nelle case le Discepole possano osservare di più il silenzio. Per ottenere la grazia di far silenzio invochiamo la Madonna. Chi si fosse avvicinato alla casetta di Nazaret non avrebbe udito discorsi rumorosi. Oh, le sante conversazioni di Gesù, Maria e Giuseppe! Oh, i divini silenzi di quella casa, il divino silenzio del tabernacolo! Gesù amò tanto il silenzio che durante i tre anni di ministero pubblico di tanto in tanto era solito chiamare i discepoli in disparte: “Venite in luogo deserto a riposarvi un poco!” (Cfr. Mc 6,31) e cioè: attendete sì al riposo ma a quel riposo che è un ristoro per l’anima. Nella Scrittura la virtù del silenzio è assai elogiata (Cfr. Sal 37,7; 1Tm 2,11). I santi antichi fuggivano dal mondo e si ritiravano nei deserti per vivere in solitudine, ed i santi d’adesso vivono sì nel mondo, ma la maggior parte della loro vita la trascorrono nell’esaminarsi e nel pregare.
Una gran chiacchierata mette fuori tutto e lo spirito rimane vuoto. Quando si parla molto è difficile che non si cada in qualche mancanza. Nella molteplicità delle parole si frammettono tante stoltezze: In multiloquio non deest peccatum! (Pr 10,19: “Nel molto parlare non manca la colpa”). Quanto Purgatorio accumulano certe anime a causa delle loro parole! Quando si è soliti tacere si parla bene all’occorrenza, ma quando in genere non si tace, non si sa più parlar bene. Povere anime sempre vuote per sé e per l’apostolato! Anime sante, prudenti ed attive quelle che conservano il silenzio! La Scrittura dice pressappoco così: “Scegli l’uomo prudente nel parlare, che cioè prima di parlare ha meditato dinanzi a Dio ed a se stesso le parole che pronunzia” (Cfr. Pr 15,28). Tante parole e poi si va a pregare tutti distratti. Il silenzio avrebbe preparato l’anima a meditare. Ah, i vantaggi del silenzio amoroso ed operoso! Sono tali e tanti che alcune persone potrebbero farne il loro proposito principale.

Beato Giacomo alberione