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LA SACRA SCRITTURA

 

Nel volume Per un rinnovamento spirituale (pagg. 89-99) sono riportate alcune meditazioni tenute da don Alberione nel marzo del 1952. Egli, riflettendo sull’importanza della Sacra Scrittura, dice: “Dimmi che cosa leggi e ti dirò chi sei”. E aggiunge: “Se leggi le cose che ha fatto scrivere Dio, penserai secondo Dio; se leggi le cose mondane, vuote, diventerai mondano; penserai come i mondani”.

Che cos’è, quale culto le dobbiamo, come leggerla

Ieri abbiamo avuto altre benedizioni e intronizzazioni del S. Vangelo nei vari locali. Questa mattina vediamo che cosa sia la S. Scrittura; quale culto dobbiamo alla Sacra Scrittura; come leggere la Sacra Scrittura. 1. La Sacra Scrittura è il grande Libro dell’umanità: l’Autore principale è Dio; gli agiografi sono autori secondari: come nella Messa, in cui vi è il Ministro principale, Gesù Cristo, e il ministro secondario che presta, per così dire, a Lui la sua lingua e le sue mani.
La Bibbia si chiama Libro divino per il suo Autore principale, e poi perché insegna cose divine, adatte a tutti gli uomini. La Sacra Scrittura è Libro ispirato [cfr. 2Tm 3,16]: questo è articolo di fede (Concilio di Trento). Noi dobbiamo mettere e tenere la Bibbia, e particolarmente il Santo Vangelo, nel debito onore: la Chiesa ci fa baciare e incensare il Vangelo. La Chiesa – disse Leone XIII – tiene come sacri i libri della Bibbia perché, scritti sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per Autore: Dio assistette gli Agiografi in modo tale che essi scrivessero solo quello che egli loro ispirava (altrimenti i libri sacri non avrebbero Dio per autore). In una biblioteca, il re dei libri è la Sacra Scrittura. Chi fa l’apostolato delle edizioni, deve tenere la Scrittura nel debito onore, ispirarsi ad essa ed imitarla. Non si può far di meglio che imitare Dio nello scrivere. 2. Quale culto noi dobbiamo alla S. Scrittura? Un culto d’intelligenza, un culto di volontà e un culto di sentimento, di cuore. Credere alle parole della Scrittura, alle sentenze, alle singole sue parti con fede cattolica, con fede cristiana, con fede semplice e forte. Chi avesse letto tanti libri e non avesse letto la Sacra Scrittura, si meriterebbe il rimprovero che Dio fece a S. Girolamo allorché gli disse: “Tu sei ciceroniano, non cristiano”. 3. [Come leggerla? Come interpretarla?] I commenti della Bibbia devono essere condotti secondo lo spirito della Chiesa, perché la Chiesa è la depositaria della verità. Ed è stata destinata da Dio ad ammaestrarci. È vero che leggendo la Sacra Scrittura noi abbiamo dei lumi particolari, ma da soli noi non sappiamo distinguere tra questi lumi quali vengono da Dio e quali no. È la Chiesa che deve dircelo; la guida è la Chiesa:

gli editori non sono ispirati: la Chiesa non lascia stampare la Bibbia da qualunque tipografo. Rigettare quindi ogni Bibbia che non abbia il commento. Questo significa leggere la Bibbia con fede cattolica. Dobbiamo inoltre leggere la Bibbia con fede cristiana: la Scrittura ci parla di Gesù Cristo. Il tratto che dice: Misit me evangelizare pauperibus [cfr. Lc 4,18: “Mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio”], Gesù se l’è giustamente appropriato. Con fede semplice: quando leggiamo la Scrittura, non dobbiamo farlo con spirito di critica, ma con semplicità. Come il figlio che legge la lettera del padre, senza farne l’analisi grammaticale; come si mangia a tavola il pane, senza farne l’analisi chimica: questa si fa nei laboratori. Con fede forte: la Chiesa, durante la S. Messa, ci fa alzare [in piedi] alla lettura del Vangelo, per dimostrare che siamo disposti a confessare la nostra fede, a difendere il Vangelo. Di qui i libri di apologia e di cultura in grande varietà. Attorno alla Bibbia vi è come una raggiera di altri libri. La Bibbia illumina ogni scienza, anche quelle che sembrano da essa lontane. Esame: come teniamo noi il Vangelo? Quale stima ne abbiamo? Come lo leggiamo? Qual frutto ricaviamo dalla lettura di esso? Quante volte il Signore ha parlato ai sordi! Lodiamo il Signore che ci ha dato la Sacra Scrittura.

Il culto che le si deve

Sono da considerarsi attentamente le parole di Benedetto XV, il quale si augurava ardentemente che i Santi Libri entrassero in seno alle famiglie cristiane e ivi fossero come la perla preziosa [cfr. Mt 13,45], che tutti i fedeli cercano e custodiscono gelosamente; in modo che alla Sacra Scrittura i fedeli uniformino sempre i loro pensieri e vivano secondo la volontà di Dio. Qui vi è l’esortazione viva a custodire, a leggere, a commentare ogni giorno il Vangelo, per imparare a vivere santamente, in modo conforme alla divina volontà. Al Vangelo si deve un culto di latria [= adorazione], ma solo relativo. Il Concilio di Nicea dice che al Vangelo si deve l’inchino, il bacio, l’incensazione, l’illuminazione. L’immagine di Cristo e il Vangelo richiedono la nostra adorazione, ma solo relativa, come si è detto. Il culto che noi dobbiamo al Vangelo dev’essere: di mente, di volontà, di cuore. La ragione è che la Sacra Scrittura costituisce l’ossatura della Teologia dogmatica, della Teologia morale, della Teologia ascetica e della Teologia pastorale. La Sacra Scrittura è la base del Diritto Canonico, è il nerbo della Liturgia, anzi ne costituisce parte essenziale. Il culto della mente consiste specialmente nella fede; il culto della volontà consiste specialmente nell’obbedienza, nella conformità della nostra volontà alla volontà di Dio, di modo che noi diamo a Dio un amore completo, lo amiamo con tutte le nostre forze. In terzo luogo, alla S. Scrittura si deve il culto del cuore. La preghiera costituisce la parte più importante e essenziale della Sacra Scrittura.
Quanto riguarda la S. Messa, i Sacramenti noi lo conosciamo anzitutto dalla Sacra Scrittura, poi dalle applicazioni, [dai] commenti che ne ha fatto la Chiesa. Il Sacerdote nella Messa, giunto al Vangelo, fa tre croci: sulla fronte, sulle labbra, sul cuore, per significare che vuol vivere in tutto secondo il Vangelo. E quando si benedicono i Vangeli, anzitutto si benedicono le menti, le teste; si benedicono le bocche, si benedicono i cuori. Il Vangelo deve stare, sì, nel posto più onorifico dei nostri locali; ma soprattutto deve stare nel posto d’onore del nostro cuore; deve penetrare nella nostra mente, nella nostra volontà, perché è la direttiva di tutta la nostra vita. La Sacra Scrittura è quella che forma la sostanza del pensiero cristiano; quella che ci presenta i mezzi di grazia e di santità. Dove si troverà un libro di ascetica migliore della Sacra Scrittura, e in particolare dei Libri del Nuovo Testamento? Eppure vi sono di quelli che vanno in cerca di novità. Si devono, è vero, leggere anche gli altri libri, ma preferire sempre ad essi la Scrittura, specie il Nuovo Testamento, il Vangelo e, per noi, le Lettere di S. Paolo. La Teologia morale è costituita nella sua sostanza dalla S. Scrittura, specie per quanto riguarda i Comandamenti, i Sacramenti e la Chiesa. Perciò noi ricordiamo il culto che i Santi avevano della Sacra Scrittura: S. Gabriele dell’Addolorata, ad esempio, ne trascriveva le migliori sentenze su dei cartellini, per averle presenti e praticarle. Ho conosciuto dei Sacerdoti che sapevano tutta la Bibbia a memoria, e ne avevano studiati due o tre versetti per volta. S. Cipriano si trascriveva i brani della Bibbia che riguardavano la difesa della Chiesa e la santità della vita, e al momento opportuno se ne serviva, ricavandone molto vantaggio, specie nella lotta contro gli eretici. Ritorniamo all’esame di coscienza. Il Vangelo è tenuto da noi nel posto d’onore? Gli si dà il culto che si deve? Lo si legge? Si cerca di praticarlo? Esso è il codice della vita cristiana, il costitutivo della vita cristiana. Esso è la principale guida nell’opera della nostra santificazione.

È per noi protezione e salute

Ricordiamo l’esempio di S. Agostino. In lotta contro se stesso, udì quelle parole: “Prendi e leggi”. Prese la Bibbia e, apertala, gli cadde sottocchio il passo di S. Paolo nella Lettera ai Romani: “Non nelle crapule e nelle ubriachezze e nell’impudicizia; non nella discordia e nella gelosia; ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo” (Rm 13,14). In quel giorno Dio diede alla Chiesa un grande santo. E quale grande missione compì nella Chiesa S. Agostino! Quando noi portiamo il Vangelo, abbiamo con noi una specie di difesa.
1. La Sacra Scrittura è protezione contro il demonio: egli fugge quando si legge la Bibbia. Negli esorcismi la Chiesa fa leggere alcuni tratti del Vangelo. È la virtù del Vangelo che scaccia il demonio: “In nome mio scacceranno i demoni” (Mc 16,17). Quando il demonio tenta, toccare subito il Santo Vangelo.
2. Il Vangelo è protezione contro le tentazioni della carne. S. Ignazio di Loyola, essendo stato ferito e dovendo passare lunghe giornate a letto, lesse delle biografie di Santi e soprattutto il Vangelo. Colpito da queste letture, si convertì, e si mise a servizio del Re divino, stabilì la sua Compagnia, che veramente è una compagnia in lotta, ma in lotta contro il demonio. Si dice che Cristoforo Colombo nei momenti più difficili del suo viaggio leggesse la Bibbia che il Papa stesso gli aveva dato e ne ricavasse conforti per continuare il suo difficile viaggio.
3. Il Vangelo è protezione contro lo spirito del mondo. Noi siamo fatti così: sovente siamo impressionati da ciò che vediamo, o sentiamo nel mondo. “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. Potremmo anche dire: “Dimmi che cosa leggi e ti dirò chi sei”. Se leggi le cose che ha fatto scrivere Dio, penserai secondo Dio; se leggi le cose mondane, vuote, diventerai mondano; penserai come i mondani. Ma noi non siamo del mondo, come neppure Gesù era del mondo [cfr. Gv 17,14]. Così Silvio Pellico leggeva con predilezione la Sacra Bibbia. Nei giorni più torbidi [della prigionia] l’aveva lasciata da parte, e aveva permesso che uno strato di polvere la ricoprisse. Il figlio del custode notò questo fatto e chiamò la Bibbia “libraccio”. Silvio Pellico rimase male, prese la Bibbia e tolse la polvere; apertala a caso, dice egli stesso, “mi caddero sottocchio queste parole: «Guai a colui per colpa del quale vengono gli scandali» (Mt 18,7)”. Fu colpito da quelle parole e cambiò. La Bibbia ha il suo posto: è il “libro per eccellenza tra i libri”. Quando in una biblioteca ci fossero anche mille volumi e mancasse la Bibbia, mancherebbe tutto; come manca tutto all’uomo che non ha Dio. Che cosa avrà nell’eternità? Ma quando un’anima legge la Bibbia, con devozione, con gusto, avrà Dio con sé e si guadagnerà una eternità felice. Perdonaci, Signore, di essere tante volte sordi, [al punto che] possiamo anche dire senza giudizio: abbiamo ascoltato più gli uomini che Voi! Domandiamo perdono per noi e per tutti gli uomini che sono stati incuranti della Parola di Dio.

Beato Giacomo Alberione