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UN DIO DA GUSTARE
Alla malattia e alle tentazioni, per cui si sente già eternamente perduto, si aggiungono per Surin le incomprensioni dei confratelli, che criticano non solo il suo comportamento, ma anche, successivamente, i suoi scritti; scritti che sente come un apostolato affidatogli dallo Spirito Santo, allo stesso modo della predicazione e della direzione spirituale. Nel linguaggio “corporeo” di cui si serve, Surin assegna un posto privilegiato al gusto e al gustare. Quando si riferisce a Dio ne parla come di Qualcuno che si lascia gustare dall’anima; la quale, a sua volta è invitata a gustare Dio, a sperimentare la dolcezza della sua Presenza e dell’unione con Lui. Devotissimo di Santa Teresa d’Avila, associa l’esperienza mistica, il “gustare Dio”, a un’esperienza di suprema libertà interiore: “Siate così libera in Dio da non avere altri limiti se non il male. A condizione che accogliate gioiosamente dalla mano di Dio tutto quanto vi capiterà e che vogliate essergli fedele, vivete, amate e godete in Dio come nel vostro ambiente più spazioso e vasto fino all’infinito”. La tempesta non ha avuto l’ultima parola, la notte si è illuminata ed è stata attraversata, la sua vita e i suoi scritti testimoniano la presenza di Dio: una presenza desiderata e sperimentata, straordinaria e reale, trafiggente e dolce, presenza che mette in crisi e allo stesso tempo sazia e dà gusto. Rosaria G. |