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LE GRANDI VERITÀ

Sito Centenario

Nell’opera L’apostolato dell’edizione del 1944 pagg.132-137, don Alberione, parlandoci di Dio dice che “nella natura si mostra Creatore, nella storia si palesa Governatore, nella consumazione dei secoli si svelerà Amore”. Il Signore ci aiuti a rendere la nostra vita una rivelazione di Dio-Amore.

Le verità principali che costituiscono il “Vero nella dottrina” e che l’apostolo deve esporre, difendere e divulgare, sono quelle necessarie a tutti gli uomini e contenute nei principi essenziali della sana filosofia e della teologia. Riguardano: l’origine del mondo e dell’uomo, la provvidenza divina nel governo dell’universo in generale e dell’uomo in particolare, la fine del mondo e dell’uomo. Verità naturali e divine che si possono ridurre a tre: tutto viene da Dio, tutto è retto da Dio, tutto torna a Dio.

Tutto viene da Dio

Dio si manifesta agli uomini attraverso le sue opere: il cielo, lo spazio, il mare, le piante, gli animali, le creature tutte, affermano invincibilmente l’esistenza di un Creatore e ne svelano largamente gli attributi: Invisibilia enim ipsius, a creatura mundi, per ea quæ facta sunt, intellecta, conspiciuntur [Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute]. Ma tutto questo non è che una parte della creazione divina. Opera di Dio è pure il corso della storia naturale ed umana. Difatti, se per mezzo degli esseri sensibili Dio fa conoscere la sua Esistenza, per mezzo della storia egli rivela la sua Provvidenza, dirigendo tutte le cose con forza e soavità al proprio fine: Attingit ergo a fine usque ad finem fortiter, et disponit omnia suaviter [Essa si estende da un confine all’altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa]. Nella natura si mostra Creatore, nella storia si palesa Governatore, nella consumazione dei secoli si svelerà Amore; e quello che oggi si intravede, allora si contemplerà. Creato il mondo per la sua gloria, Dio vi stabilì un ordine naturale e un ordine soprannaturale, retti dalla sua Provvidenza, in modo che entrambi servano al suo altissimo fine. Nell’ordine naturale la Provvidenza di Dio si nota nel lento succedersi delle epoche geologiche, nelle graduali formazioni geografiche, nella distribuzione degli animali, vegetali e minerali. Ma si ammira soprattutto nello sviluppo etnografico per cui, da un padre unico discesero tanti popoli; nel progresso intellettuale, morale e materiale dell’uomo; nel sorgere e

nel cadere dei vasti imperi che si stabilirono, l’uno dopo l’altro, sulla terra.Con la sua Provvidenza naturale, Dio accompagna il mondo dal suo primo esistere fino alla rinnovazione quando vi saranno “cieli nuovi e terra nuova” (Is 66,22), accompagna l’umanità dal paradiso terrestre al giudizio finale, all’eternità. Nell’ordine soprannaturale la Provvidenza divina è una maggior effusione dell’amore di Dio verso l’uomo, uscito dalle sue mani ricco di doni soprannaturali, amico dell’Altissimo, destinato a godere la visione beatifica. Ma l’uomo col peccato infranse il piano creativo di Dio. Allora la divina Provvidenza ne stabilì uno nuovo, più mirabile del primo: il piano redentivo. Lo preparò nel corso di tutto l’Antico Testamento, lo attuò, giunta la pienezza dei tempi, in Gesù Cristo; lo compie nell’umanità e nelle anime col piano santificativo per mezzo della Chiesa. Dio lascia gli uomini liberi. Vuole però la sua gloria; vuole che essi concorrano con lui a costruire la storia e gli siano cooperatori nell’ordine della grazia. Lascia che vivano insieme buoni e cattivi, ma ad ognuno darà poi la giusta rimunerazione: i giusti avranno un premio senza fine e loderanno in eterno la divina misericordia; i cattivi, al cospetto di tutto il creato, subiranno la condanna e saranno eternamente sottoposti ai rigori della divina giustizia. Il giudizio universale sarà l’epilogo della storia in quanto è provvidenza di Dio e in quanto è cooperazione dell’umanità.

Tutto è retto da Dio

Anche sotto questo aspetto si debbono distinguere due elementi: l’elemento naturale e quello soprannaturale. Il naturale serve al soprannaturale, come lo Stato alla Chiesa, come il corpo all’anima, come il temporale all’eterno. Ambedue poi servono alla gloria di Dio, perché tutto quello che avviene in questo mondo deve risultare a gloria del Signore. Nel corso della storia, come nella natura, non solo tutto viene da Dio, ma tutto è retto, ordinato, conservato e sostenuto da lui. Perciò la storia è, insieme con la natura, la maestra della vita: maestra nel campo della verità, della giustizia e del culto. Tutta la dottrina cristiana, la rivelazione primitiva fatta da Dio ai nostri progenitori, la Rivelazione mosaica, la Scrittura, la Tradizione e tutti i dogmi della Chiesa cattolica, nel corso della storia sono guidati da Dio. Il Cristianesimo, predicando l’amore del prossimo quale espressione massima della moralità, ha capovolto i concetti della civiltà pagana. [...] Riconoscendo la coscienza giudice intimo del bene e del male, la morale cristiana ha posto un contrasto tra carne e spirito, tempo ed eternità, mondo e Dio, contrasto ignoto al pensiero antico. [...] Il cristiano mira ad un fine che non è temporale soltanto: la pace dell’individuo nelle sue relazioni personali, sociali, internazionali, ma ad un fine soprannaturale: la visione beatifica di Dio, il regno di Dio, la salvezza del genere umano. L’uomo, le sue opere, le sue istituzioni, l’umanità intera vengono proiettate verso l’eterno, verso Cristo, verso Dio. Guidata parimenti da Dio fu la vita di Gesù Cristo; i suoi sublimi insegnamenti, i suoi esempi, la sua passione, la risurrezione e la gloria, l’istituzione della Chiesa e la discesa dello Spirito Santo. Così la dottrina degli Apostoli e della Chiesa, dalle 14 Lettere di San Paolo ai Concili ecumenici, alle ultime definizioni. [...]

Tutto termina a Dio

Dio sta al principio, nel corso ed al fine di ogni cosa: Ego sum alpha, et omega [Io sono l’alfa e l’omega]. Alla fine ogni cosa sarà rinnovata: Ecce ego nova facio omnia [Ecco io faccio nuove tutte le cose]. La creazione sta ansiosamente aspettando la rivelazione dei figli di Dio – dice San Paolo – e non soltanto le creature, ma anche noi che abbiamo le primizie dello Spirito, anche noi sospiriamo dentro noi stessi aspettando l’adozione dei figli di Dio, la redenzione del nostro corpo, essendo noi salvati in speranza (Rm 8,23). Saremo glorificati in Gesù Cristo. Piacque infatti al Padre di restaurare tutto nel suo Figlio, che costituì erede di un regno universale. L’uomo avrebbe dovuto farsi voce del creato per cantare a Dio. Egli invece cum in honore esset, non intellexit; [L’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono] non glorificò Dio come meritava, perciò Dio assunse il creato nella natura umana di Gesù Cristo, per unirla al Verbo divino. Allora al Padre celeste fu cantato un inno che è sopra ogni lode; un inno che è cantato dall’uomo ed ha il valore infinito della persona divina. Questo inno durerà in eterno. Si è iniziato a Betlemme, ebbe la massima espressione sul Calvario e assumerà nel giudizio universale un’armonia nuova, concorde, che non avrà fine. [...] Il fine di Dio nel creare sarà raggiunto e, diremmo, sorpassato, poiché sovrabbonda la grazia ove abbondò il peccato: Dio fa ciò che è di sua volontà in cielo e in terra.

Beato Giacomo Alberione