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LE GRANDI VERITÀ
nel cadere dei vasti imperi che si stabilirono, l’uno dopo l’altro, sulla terra.Con la sua Provvidenza naturale, Dio accompagna il mondo dal suo primo esistere fino alla rinnovazione quando vi saranno “cieli nuovi e terra nuova” (Is 66,22), accompagna l’umanità dal paradiso terrestre al giudizio finale, all’eternità. Nell’ordine soprannaturale la Provvidenza divina è una maggior effusione dell’amore di Dio verso l’uomo, uscito dalle sue mani ricco di doni soprannaturali, amico dell’Altissimo, destinato a godere la visione beatifica. Ma l’uomo col peccato infranse il piano creativo di Dio. Allora la divina Provvidenza ne stabilì uno nuovo, più mirabile del primo: il piano redentivo. Lo preparò nel corso di tutto l’Antico Testamento, lo attuò, giunta la pienezza dei tempi, in Gesù Cristo; lo compie nell’umanità e nelle anime col piano santificativo per mezzo della Chiesa. Dio lascia gli uomini liberi. Vuole però la sua gloria; vuole che essi concorrano con lui a costruire la storia e gli siano cooperatori nell’ordine della grazia. Lascia che vivano insieme buoni e cattivi, ma ad ognuno darà poi la giusta rimunerazione: i giusti avranno un premio senza fine e loderanno in eterno la divina misericordia; i cattivi, al cospetto di tutto il creato, subiranno la condanna e saranno eternamente sottoposti ai rigori della divina giustizia. Il giudizio universale sarà l’epilogo della storia in quanto è provvidenza di Dio e in quanto è cooperazione dell’umanità. Tutto è retto da Dio Anche sotto questo aspetto si debbono distinguere due elementi: l’elemento naturale e quello soprannaturale. Il naturale serve al soprannaturale, come lo Stato alla Chiesa, come il corpo all’anima, come il temporale all’eterno. Ambedue poi servono alla gloria di Dio, perché tutto quello che avviene in questo mondo deve risultare a gloria del Signore. Nel corso della storia, come nella natura, non solo tutto viene da Dio, ma tutto è retto, ordinato, conservato e sostenuto da lui. Perciò la storia è, insieme con la natura, la maestra della vita: maestra nel campo della verità, della giustizia e del culto. Tutta la dottrina cristiana, la rivelazione primitiva fatta da Dio ai nostri progenitori, la Rivelazione mosaica, la Scrittura, la Tradizione e tutti i dogmi della Chiesa cattolica, nel corso della storia sono guidati da Dio. Il Cristianesimo, predicando l’amore del prossimo quale espressione massima della moralità, ha capovolto i concetti della civiltà pagana. [...] Riconoscendo la coscienza giudice intimo del bene e del male, la morale cristiana ha posto un contrasto tra carne e spirito, tempo ed eternità, mondo e Dio, contrasto ignoto al pensiero antico. [...] Il cristiano mira ad un fine che non è temporale soltanto: la pace dell’individuo nelle sue relazioni personali, sociali, internazionali, ma ad un fine soprannaturale: la visione beatifica di Dio, il regno di Dio, la salvezza del genere umano. L’uomo, le sue opere, le sue istituzioni, l’umanità intera vengono proiettate verso l’eterno, verso Cristo, verso Dio. Guidata parimenti da Dio fu la vita di Gesù Cristo; i suoi sublimi insegnamenti, i suoi esempi, la sua passione, la risurrezione e la gloria, l’istituzione della Chiesa e la discesa dello Spirito Santo. Così la dottrina degli Apostoli e della Chiesa, dalle 14 Lettere di San Paolo ai Concili ecumenici, alle ultime definizioni. [...] Tutto termina a Dio Dio sta al principio, nel corso ed al fine di ogni cosa: Ego sum alpha, et omega [Io sono l’alfa e l’omega]. Alla fine ogni cosa sarà rinnovata: Ecce ego nova facio omnia [Ecco io faccio nuove tutte le cose]. La creazione sta ansiosamente aspettando la rivelazione dei figli di Dio – dice San Paolo – e non soltanto le creature, ma anche noi che abbiamo le primizie dello Spirito, anche noi sospiriamo dentro noi stessi aspettando l’adozione dei figli di Dio, la redenzione del nostro corpo, essendo noi salvati in speranza (Rm 8,23). Saremo glorificati in Gesù Cristo. Piacque infatti al Padre di restaurare tutto nel suo Figlio, che costituì erede di un regno universale. L’uomo avrebbe dovuto farsi voce del creato per cantare a Dio. Egli invece cum in honore esset, non intellexit; [L’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono] non glorificò Dio come meritava, perciò Dio assunse il creato nella natura umana di Gesù Cristo, per unirla al Verbo divino. Allora al Padre celeste fu cantato un inno che è sopra ogni lode; un inno che è cantato dall’uomo ed ha il valore infinito della persona divina. Questo inno durerà in eterno. Si è iniziato a Betlemme, ebbe la massima espressione sul Calvario e assumerà nel giudizio universale un’armonia nuova, concorde, che non avrà fine. [...] Il fine di Dio nel creare sarà raggiunto e, diremmo, sorpassato, poiché sovrabbonda la grazia ove abbondò il peccato: Dio fa ciò che è di sua volontà in cielo e in terra. Beato Giacomo Alberione |