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FINO AGLI ESTREMI CONFINI


Il termine missione è stato per lungo tempo usato nel quadro della fede trinitaria: il Padre invia nel mondo il Figlio unigenito, insieme Padre e Figlio mandano lo Spirito Santo a dar vita ad una nuova creazione. Il Risorto invia gli Apostoli per le strade del mondo per fare suoi discepoli tutti i popoli. La profondità teologica e l’ardore di San Paolo porteranno a fare della missione una caratteristica tipica del cristianesimo, a differenza delle religioni di carattere etnico, come per esempio l’ebraismo, ove si è credenti per discendenza. L’Induismo è stato missionario solo in casi sporadici, mentre il Buddismo è il più antico esempio di religione missionaria in quanto già a partire dal II sec. a.C. il re Asoka manda ufficialmente missionari a Ceylon.
L’Islam inizialmente ha concretizzato la sua vocazione missionaria attraverso la conquista: già Maometto sottopone alla propria sovranità quasi tutta la penisola arabica. Inizia con questa panoramica sulla missione il libro Fino agli estremi confini (edizioni San Paolo) di Severino Dianich e Ber Jan Peerbolte, studioso olandese. Gli autori trattano poi della dimensione biblica del mandato toccando alcuni temi chiave propri dell’esperienza di Gesù, la missione paolina presso i pagani e le caratteristiche delle comunità cristiane del II secolo (Didachè), il respiro universale rilanciato dal Concilio Vaticano II, la situazione attuale. Infine viene dato spazio nel testo a tre forme di missione: la parola, la prassi, il rito. Forme diverse per dire l’unica verità: “Dio ha tanto amato il mondo da mandare il Suo unico Figlio, perché il mondo si salvi per mezzo di Lui”.

Rosaria G.