Anche il brano che stiamo esaminando sembrerebbe orientarci in questo senso. Infatti Giovanni adesso chiama i suoi avversari, ed in particolare coloro che insegnano ad altri le dottrine errate, con l’appellativo di “falsi profeti” (cfr. 1Gv 4,1). Il “falso profeta” è una delle figure che ricorre nelle teorie dei primi secoli cristiani riguardo alle presenze malefiche che si presenteranno negli ultimi tempi. Un’altra di queste figure negative, che farà la comparsa alla fine del mondo, è l’anticristo. Abbiamo già visto come Giovanni demitizzi questa figura e l’abbia identificata con i suoi oppositori (1Gv 2,18ss). Ora anche il “falso profeta” viene tirato fuori dalle nebbie misteriose dei tempi apocalittici e prende il volto dei maestri di errore che hanno portato la divisione nella comunità del Discepolo amato. La categoria del “falso profeta” appare anche in altri passi apocalittici del Nuovo Testamento, come la Seconda lettera di Pietro e la lettera di Giuda. In entrambi questi testi l’insegnamento dei falsi profeti e maestri è legato anche all’immoralità, soprattutto nel campo sessuale: essi non accettano vincoli etici, insegnano ad abbandonarsi ad ogni soddisfazione dei sensi. Alla luce di questa connotazione dei falsi profeti come maestri di immoralità e licenziosità, ci sembra rafforzata l’idea che gli avversari contro cui è scritta la Lettera di Giovanni fossero colpevoli di un errore morale, riguardo le conseguenze concrete del credere nel Verbo fatto carne, più che di un errore dottrinale circa le due nature di Cristo.
Il nostro brano si apre con un forte appello ai veri credenti ad operare un chiaro discernimento degli spiriti. Facciamo bene attenzione che non si tratta di un discernimento degli spiriti come quello proposto da Paolo in alcune lettere: Paolo esorta a discernere tra i diversi carismi, tra i diversi doni, tutti buoni, dello Spirito buono, per comprendere quale dono particolare, quale manifestazione dell’unico Spirito Santo è concessa a ciascuno. Qui Giovanni invece esorta a distinguere tra lo Spirito di Dio e lo spirito maligno e menzognero. Viene in mente l’insegnamento del grande Evagrio Pontico, che insegnava all’uomo di Dio ad essere vigilante, stando sulla porta della mente come un guardiano attento, che domanda ad ogni pensiero che vuole entrare nella mente: “Tu chi sei? Sei dei nostri o sei dell’avversario?” e dava come criterio di riconoscimento le conseguenze dei pensieri stessi, perché il pensiero che proviene da Dio porta pace e gioia spirituale ed accende di amore per il prossimo; se il pensiero che vuole entrare nella mente, e di lì nel cuore, porta invece angoscia, irrequietezza e sentimenti ostili agli altri, dimostra di essere del Nemico e perciò va respinto con decisione. Ci si domanda anche in che senso Giovanni parli di discernimento degli spiriti. Con la parola “spirito” si può intendere lo spirito dell’uomo, oppure spiriti soprannaturali, come angeli o demoni, o lo stesso spirito maligno, Satana ed ancora e soprattutto, lo Spirito di Dio. Poiché qui si parla di “spiriti” al plurale, sembra da escludere che si parli dello Spirito Santo in maniera diretta. Forse si devono intendere le suggestioni che il mondo spirituale, nel suo senso più ampio, esercita sullo spirito umano. La letteratura spirituale insegna che lo Spirito Santo e gli angeli suggeriscono allo spirito umano pensieri buoni e divini, mentre il contrario fa Satana con i suoi alleati.
Lo spirito umano è sollecitato da queste ispirazioni, ma conserva sempre la libertà di ritenere quelle che vuole. Queste ispirazioni possono venire anche tramite la voce dei maestri pneumatofori, portatori dello Spirito, o dei maestri d’errore e falsi profeti. Sta allo spirito umano distinguere i pensieri e ricevere solo quelli buoni, come ricordavamo sopra, tramite l’insegnamento di Evagrio. Ma in quest’opera l’uomo non è lasciato solo. Il cristiano ha qualcuno che già lo abita e gli insegna interiormente. Obbedire a questo maestro interiore è vincere la battaglia contro lo spirito di inganno e di dissoluzione. Questo maestro interiore è lo Spirito Santo, l’Unzione che tutto insegna (cfr.1Gv 2,27). “Chiunque sente dire: avete vinto, alza la testa, si pavoneggia e vuole essere lodato. Ma non esaltarti – ammonisce sant’Agostino – considerando invece chi in te ha vinto. Perché hai vinto? Perché colui che sta in voi è più grande di colui che è nel mondo. Sii umile, porta il Signore Dio tuo, sii la cavalcatura di colui che ti monta. È un bene per te che lui ti diriga e lui stesso guidi il cammino. Se non avessi lui seduto in sella, potresti alzare la testa, potresti dare calci: ma guai a te, che resteresti senza un reggitore; perché questa libertà ti conduce alle belve per essere da loro divorato”. Il cristiano, nel battesimo, è nato da Dio. Il Padre lega a sé i suoi figli tramite lo Spirito Santo. Chi non rimuove questo legame con il Padre non può essere ingannato. Chi vive dell’amore ricevuto come dono gratuito da Dio riconosce l’amore e non se ne separa. Riconoscere Cristo venuto nella carne significa riconoscere la concretezza dell’amore con cui si è stati amati. Scrive infatti sant’Agostino, commentando il nostro brano: “Il figlio dell’uomo avrebbe mai potuto dare per noi la sua vita, senza rivestirsi della carne, nella quale potesse morire? Chiunque dunque viola la carità, qualunque cosa dica con la lingua, nega con la sua vita che Cristo è venuto nella carne”.
PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:
1) Opero il discernimento degli spiriti, facendo il “portinaio” della mente per non lasciare entrare pensieri del Nemico?
2) Quali sono i “falsi profeti” che oggi turbano la vita dei credenti, i quali sembrano parlare per la fede ed invece creano divisione nella comunità? Come riconoscerli e combatterne le idee ingannevoli?
3) Come coltivo la vita interiore, la vita nello Spirito, come comunione con il Padre nella verità della fede e dell’esistenza?
don Marco Renda