Il Vaticano Secondo, voce della Chiesa e dello Spirito, “esorta con ardore tutti i fedeli, soprattutto i religiosi, ad apprendere la sublime conoscenza di Gesù Cristo (Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture. L’ignoranza delle Scritture – dice san Girolamo – è ignoranza di Cristo” (Dei Verbum 25).
Scrive Clemente di Alessandria riguardo alle Scritture: “Sacre veramente queste lettere, che non solo veramente santificano, ma anche divinizzano”. E Crisostomo: “Se la frase è breve, grande è però la sua forza. E spesso basta prendere una parola di lì per avere un viatico per tutta la vita”. Gli fa eco Efrem: “Dal campo proviene la gioia della messe, dalla vigna il frutto che nutre, dalla Sacra Scrittura la dottrina che dà vita”. Sant’Agostino rimane pieno di stupore di fronte alla Parola: “Stupenda profondità delle tue parole… stupenda profondità, mio Dio, stupenda profondità”.
La Scrittura si presenta come un universo insondabile. L’uomo che vi si avventura non può mai dire di averne toccato il fondo. Al riguardo i Padri usano moltiplicare le immagini: “mare immenso”, “cielo profondo”, “abisso insondabile”, “peso immenso di misteri”. Scrive Newman: “Nessuno è in grado di esplorare fino in fondo la Scrittura. Dopo aver applicato tutta la diligenza, al termine della vita sarà ancora una terra inesplorata e vergine”. Questa constatazione mette l’uomo in un atteggiamento di profonda umiltà di fronte alla Parola, ma non scoraggia la sua ricerca. Al contrario, la stimola: rimane sempre qualcosa da scoprire, si può attingere sempre nuova acqua da questo pozzo inesauribile.
S. Eriugena affianca la Creazione alla Scrittura. Entrambi, egli dice, sono un riflesso della luce eterna. Senza il peccato sarebbe bastata la prima. Ma dopo il peccato pesa su di essa una maledizione. Dio ha creato allora un nuovo universo: la Scrittura. Entrandovi, l’uomo ritorna in grado di ascoltare la Parola di Dio, di vedere la sua luce, di entrare in comunione con Lui.
L’uomo spirituale, cara sorella, è un affamato, un assetato: solo la Parola può saziare questa sua brama. La fame della Parola è un’esigenza dell’amore. L’amore reca con sé ineluttabilmente un bisogno incoercibile di conoscere. Tutto ciò che si riferisce alla persona amata riveste un interesse vivo e diventa oggetto di appassionata ricerca (M. Magrassi).
La Lectio Divina
Il termine “Lectio Divina” richiama subito alla nostra mente il conosciutissimo metodo di preghiera. I termini stessi ci parlano di una lettura (lectio), ma di una lettura “speciale”, di una parola particolare, divina: la Parola di Dio.
La lectio è un cammino. Il fine è Dio. Con la meditazione delle Scritture si arriva all’unione con Dio. Lo scopo della Lectio è di entrare in relazione con la fonte della Vita per cambiare e trasformare la nostra vita. È ascolto della Parola di Dio, ascolto assiduo, perseverante, continuo, in vista del nostro rinnovamento spirituale.
Essa è indispensabile per entrare nella verità di Dio, per scoprire “le abitudini di Dio” (san Tommaso). Su tali abitudini nessun libro ci può istruire meglio della Bibbia. In esso infatti Dio vi si rivela e vi si esprime. Il cristiano incontra il Verbo di Dio nella “Parola fatta libro”. La Lectio Divina è il luogo dove Dio continua a parlare e autocomunicarsi attraverso il testo della Scrittura: da qui Egli parla anche oggi a noi.
La Lectio estende a tutti i figli di Dio il privilegio concesso a Mosè nella tenda del Convegno: “Il Signore parlava con Mosè faccia a faccia” (Es 33,9). La Lectio fa entrare nella relazione d’amicizia con il Signore, permettendogli di parlarci e dirci tutto: “Non vi chiamo più servi… ma amici… perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi” (Gv 15,15).
La Scrittura non ci vuole dire, in primo luogo, che cosa dobbiamo fare, bensì chi siamo, qual è il mistero della nostra vita. La lettura della Scrittura significa innanzitutto incontrare il Dio che ci parla e ci apre il suo cuore e, in questo incontro, vedere svelato il mistero della propria vita e della propria identità. L’incontro con le Scritture non ci deve lasciare con una coscienza carica di rimproveri come: “Però, adesso dovrei…”, ma piuttosto ci deve allargare il cuore, farci rallegrare del mistero della nostra vita perché Dio ci ha creati così meravigliosamente (Grün).
La Lectio porta abbondanti frutti nella nostra vita: crea una mentalità biblica; fa approfondire le conoscenze su Dio; dà più solido fondamento al contenuto della fede; aiuta a passare dalle cose relative a quelle essenziali; arricchisce la capacità di discernimento fra il bene e il male. La Lectio, praticata assiduamente, rende la vita intera luogo di ascolto e di incontro con il mistero del Dio vivente.
Giovanni Paolo II invita caldamente alla Lectio: “È necessario che l’ascolto della Parola diventi un incontro vitale, nell’antica e sempre valida tradizione della Lectio Divina, che fa cogliere nel testo biblico la parola viva che interpella, orienta, plasma l’esistenza”.
Don Vito
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