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Dicembre 2007

“COME TE STESSO”

 

Carissime ...

siamo giunti all’ultimo mese dell’anno, il quale ci fa il dono più bello: Gesù Bambino! La liturgia dell’avvento ci prepara a questo evento con due figure: Giovanni Battista, che annunzia la venuta del Messia con la parola e con una vita di penitenza, e Maria, che accoglie nel cuore e nella carne il Verbo santo di Dio, Gesù. Dio si fa uomo, prende la nostra carne mortale e innalza così ogni creatura umana ad una dignità infinita. L’uomo, nel suo essere, ha la capacità di accogliere Dio, è il luogo dove Dio prende dimora, il luogo della sua incarnazione.
Dio si fa uomo e rende l’uomo divino. La morte redentiva di Gesù ci innalza alla vita divina. Il Natale, il “farsi carne umana” di Gesù, rivela la dignità immensa dell’uomo agli occhi di Dio.

Amabili perché amati

L’uomo è il gioiello più bello della creazione, una vera “corona regale” (Is 62,3) nelle mani di Dio. L’uomo che vive nella verità, percepisce continuamente su di sé lo sguardo benevolo e amante di Dio (Sl 138), e sente nel profondo del suo cuore la parola che Dio gli rivolge: “Tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima ed io ti amo” (Is 43,4).
Amato e stimato da Dio l’uomo è chiamato a vedere se stesso in questa verità e, a sua volta, ad amare se stesso come Dio lo ama. Gesù ha detto: “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Lc 10,27). L’uomo vive con se stesso e il primo amore e la prima carità deve esercitarla a casa propria: “Come può essere buono chi ha un cattivo rapporto con se stesso?” dice san Bernardo. Siamo chiamati ad entrare in una relazione di rispetto e di amore verso noi stessi. Stimare se stessi significa conoscere il proprio valore, la propria dignità, la propria unicità. Poiché sono una creatura di Dio “molto buona” (Gn 1,31) e bella, posso accettarmi come sono, con potenzialità e limiti, con qualità e difetti. La giusta stima di sé infonde sicurezza e fiducia che sono fondamentali per affrontare gli impegni della vita, i rapporti con gli altri e donarsi liberamente.

Stimarsi significa amarsi per ciò che si è: figli di Dio. Questa è la nostra identità e la nostra dignità che nessuno ci può rubare. La stima di sé è “la valutazione di ciò che l’uomo è ed ha già per natura, con tutti i doni innati a partire dal dono dell’esistenza. In tal senso la stima di sé è più da riscoprire che da conquistare, è più da ritrovare dentro di sé che non da ricercare fuori. L’autostima nasce da quel saper gustare ogni giorno di più un bene essenziale che già possediamo senza disperarci per quei beni accidentali (intellettuali, artistici, morali…) che si possiedono in modo relativo” (A. Cencini).
Purtroppo siamo stati educati al “ti voglio bene se… farai il bravo, se ascolterai i genitori, gli insegnanti, Dio…”. Ci è mancato l’amore incondizionato: “Ti voglio bene per quello che sei”. E così noi ci amiamo se… siamo belli, bravi, se seguiamo le regole, se non commettiamo errori… (M. C. Strocchi). Dobbiamo invece imparare ad amarci sempre e comunque, perché siamo amabili: amabili perché amati.

La buona stima di sè

Colui che conosce se stesso, cara sorella, e ha coscienza della sua dignità, ha un’attenzione, un rispetto e un amore particolare verso se stesso. Si considera il “miglior amico” di se stesso. L’amicizia si manifesta nell’ascolto, nella comprensione, nell’incoraggiamento, nel parlare in modo gentile. La persona che si ama agirà così nei propri confronti.
L’amore di sé comincia con un’autentica comprensione verso se stessi. Invece di inquietarsi per gli errori commessi, rimproverarsi e umiliarsi negli insuccessi, ci si incoraggia e si fa affidamento su noi stessi. Apprezzarsi come persone uniche e insostituibili non vuol dire credersi perfetti o migliori degli altri, non spinge al confronto e alla competizione. Essere consapevoli dell’unicità della propria persona significa riconoscere quel volto e quel dono interiore che nessun altro ha, la pietruzza di valore infinito su cui è scritto il proprio nome (Ap 2,17).
Chi ha una buona stima di sé sa riconciliarsi con le proprie debolezze e le proprie ombre, sa ammettere i propri errori dinanzi agli altri, sa accettarsi quando fa una brutta figura e non si lascia sconvolgere da tutto quello che si dice di lui. Costui accetta tutto di sé, anche i suoi lati meno piacevoli (Grün).
La persona che ha stima di sé non ha paura di sbagliare, stabilisce buone relazioni con gli altri, sa affrontare meglio le difficoltà e gli insuccessi della vita, non dipende dal giudizio degli altri, sviluppa le sue potenzialità. Vive il più possibile nel presente, lasciando da parte il passato e non preoccupandosi eccessivamente del futuro. Ha fiducia nelle sue capacità, ma è disposta a chiedere aiuto in caso di bisogno.
La persona che ha stima di sé non è angosciata dalla possibilità di commettere errori. Se ne commette, sa porvi rimedio, e li considera come altrettante buone occasioni per imparare cosa non deve fare. La persona che ha fiducia nelle proprie capacità avrà una visione positiva del futuro: intravede le tappe da realizzare, sopporta serenamente la tensione tra ciò che è e ciò che non è ancora e persevera nel suo disegno fino alla fine.
Chi ha stima di sé pensa: “Ho la capacità di… riuscirò… so come fare… chiederò consigli… ho il diritto di non riuscire al primo colpo…”. Un simile dialogo interiore permette di mantenere una solida motivazione e di condurre a termine i propri progetti.
Chi possiede una sana autostima è fiero dei suoi successi, per piccoli che siano. Egli non ha bisogno di ricorrere a sotterfugi per dissimulare il suo pensiero, i suoi sentimenti e i suoi valori. Li esprime nel modo più autentico e più onesto possibile. Esercita la propria trasparenza anche negli avvenimenti quotidiani più banali. Evita le mezze verità. Evita i misteri, le menzogne, le facciate artificiali e i giochi di vanità (Monbourquette).

Don Vito

(Continua nell'area riservata)

 

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