Stimarsi significa amarsi per ciò che si è: figli di Dio. Questa è la nostra identità e la nostra dignità che nessuno ci può rubare. La stima di sé è “la valutazione di ciò che l’uomo è ed ha già per natura, con tutti i doni innati a partire dal dono dell’esistenza. In tal senso la stima di sé è più da riscoprire che da conquistare, è più da ritrovare dentro di sé che non da ricercare fuori. L’autostima nasce da quel saper gustare ogni giorno di più un bene essenziale che già possediamo senza disperarci per quei beni accidentali (intellettuali, artistici, morali…) che si possiedono in modo relativo” (A. Cencini).
Purtroppo siamo stati educati al “ti voglio bene se… farai il bravo, se ascolterai i genitori, gli insegnanti, Dio…”. Ci è mancato l’amore incondizionato: “Ti voglio bene per quello che sei”. E così noi ci amiamo se… siamo belli, bravi, se seguiamo le regole, se non commettiamo errori… (M. C. Strocchi). Dobbiamo invece imparare ad amarci sempre e comunque, perché siamo amabili: amabili perché amati.
La buona stima di sè
Colui che conosce se stesso, cara sorella, e ha coscienza della sua dignità, ha un’attenzione, un rispetto e un amore particolare verso se stesso. Si considera il “miglior amico” di se stesso. L’amicizia si manifesta nell’ascolto, nella comprensione, nell’incoraggiamento, nel parlare in modo gentile. La persona che si ama agirà così nei propri confronti.
L’amore di sé comincia con un’autentica comprensione verso se stessi. Invece di inquietarsi per gli errori commessi, rimproverarsi e umiliarsi negli insuccessi, ci si incoraggia e si fa affidamento su noi stessi. Apprezzarsi come persone uniche e insostituibili non vuol dire credersi perfetti o migliori degli altri, non spinge al confronto e alla competizione. Essere consapevoli dell’unicità della propria persona significa riconoscere quel volto e quel dono interiore che nessun altro ha, la pietruzza di valore infinito su cui è scritto il proprio nome (Ap 2,17).
Chi ha una buona stima di sé sa riconciliarsi con le proprie debolezze e le proprie ombre, sa ammettere i propri errori dinanzi agli altri, sa accettarsi quando fa una brutta figura e non si lascia sconvolgere da tutto quello che si dice di lui. Costui accetta tutto di sé, anche i suoi lati meno piacevoli (Grün).
La persona che ha stima di sé non ha paura di sbagliare, stabilisce buone relazioni con gli altri, sa affrontare meglio le difficoltà e gli insuccessi della vita, non dipende dal giudizio degli altri, sviluppa le sue potenzialità. Vive il più possibile nel presente, lasciando da parte il passato e non preoccupandosi eccessivamente del futuro. Ha fiducia nelle sue capacità, ma è disposta a chiedere aiuto in caso di bisogno.
La persona che ha stima di sé non è angosciata dalla possibilità di commettere errori. Se ne commette, sa porvi rimedio, e li considera come altrettante buone occasioni per imparare cosa non deve fare. La persona che ha fiducia nelle proprie capacità avrà una visione positiva del futuro: intravede le tappe da realizzare, sopporta serenamente la tensione tra ciò che è e ciò che non è ancora e persevera nel suo disegno fino alla fine.
Chi ha stima di sé pensa: “Ho la capacità di… riuscirò… so come fare… chiederò consigli… ho il diritto di non riuscire al primo colpo…”. Un simile dialogo interiore permette di mantenere una solida motivazione e di condurre a termine i propri progetti.
Chi possiede una sana autostima è fiero dei suoi successi, per piccoli che siano. Egli non ha bisogno di ricorrere a sotterfugi per dissimulare il suo pensiero, i suoi sentimenti e i suoi valori. Li esprime nel modo più autentico e più onesto possibile. Esercita la propria trasparenza anche negli avvenimenti quotidiani più banali. Evita le mezze verità. Evita i misteri, le menzogne, le facciate artificiali e i giochi di vanità (Monbourquette).
Don Vito
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