all’avventura meravigliosa della conoscenza di Cristo e la sperimentavo come unica realtà capace di dare senso alla vita. Sì, davvero potevo (e posso ovviamente ancora...) affermare che Cristo mi appagava totalmente, nella mente, nella volontà e nel cuore e che la vita valeva la pena di essere vissuta solo per annunciarLo al mondo.
Un altro aspetto del carisma di don Albe-rione che durante il Corso di Esercizi compresi essere fondamentale e che oggi, grazie all’approfondimento del Donec formetur propostoci dall’Istituto mi risuona dentro sempre più chiaro, è che in qualità di membro della Famiglia Paolina ho ricevuto quasi un dono in più rispetto agli altri istituti. Spero di non peccare di “superbia” o “campanilismo spirituale” affermando ciò che sto per dire...
Penso che a noi paolini, in maniera maggiore rispetto ai consacrati di altri istituti, il Signore richieda una maniera speciale di vivere la consacrazione: mentre ad esempio ai francescani, ai salesiani, ai vincenziani, ecc., viene richiesto di incarnare un aspetto particolare del Cristo (la povertà, l’amore ai giovani, l’attenzione ai malati, ecc..), a noi paolini viene richiesto di vivere il Cristo integrale, Via, Verità e Vita. Anzi, per l’esattezza, di fare un passo in più, di lasciare che Cristo viva in noi, di prestargli tutto di noi stessi perché sia Lui il Vivente al posto nostro, sia Lui che regni in ogni fibra del nostro corpo, sia Lui stesso a guardare, operare, insegnare, amare, il Padre e gli uomini, in noi.
Cristo, cioè, mi chiede di essere per Lui pian piano un ‘mero contenitore’, che sarà più utile quanto più sarà capace, ad esempio di Maria, di svuotarsi di sé per fare posto a Dio. Dice in proposito Mons. F. M. Greco: “Maria, figura dolce e soave di Madre che dà se stessa... Ella è il calice completamente vuoto ripieno della presenza del Signore...”. Questa davvero credo essere l’essenza ultima del cristianesimo e in modo particolare del vivere da paolini veri!
La prospettiva del morire a se stessi fino al punto da non essere in verità proprio più noi a vivere bensì il Cristo stesso che negli anni si forma in noi, è però abbastanza difficile da interiorizzare per via della natura umana sempre orientata a primeggiare e ribellarsi. Ecco dunque il motivo per cui sento che come Istituto e come singoli dovremmo essere particolarmente grati al Signore, per averci suddiviso l’approfondimento del Donec Formetur Christus in Vobis in un itinerario spirituale di tre anni.
L’attento e puntuale lavoro di Anna Maria Gustinelli insieme a quello di don Guido Gandolfo, davvero ci consentono, se affrontati con serietà, di arrivare alla meta della cristificazione propostaci dal nostro padre e fondatore don Alberione. Certo, sappiamo quanto sono piene le nostre giornate, che il tempo non ci è quasi mai amico e che, come se non bastasse, di fronte alla pienezza del Donec Formetur si ha sempre la sensazione di non averlo approfondito abbastanza. Non dobbiamo però per questo dimenticare che per noi il comprendere e vivere il Cristo Maestro come Via, Verità e Vita deve rappresentare a tutti i costi una priorità perché determina davvero, come dice don Alberione, il nostro essere o non essere paolini.
Non nascondo che questa frase del fondatore mi rattrista in prima persona perché penso che, pur avendone intuito nel cuore l’importanza, non sempre ho dedicato all’approfondimento del Donec Formetur la cura e il tempo necessari. Chiedo per questo perdono al Signore e confido che Lui, Misericordia infinita che si innamora della miseria infinita, vorrà concedermi la gioia di ottenere per le mani di Maria un prezioso scambio: io Gli presenterò le mie mancanze passate e Lui mi concederà al contrario sovrabbondanza di grazia perché l’approfondimento del Donec Formetur risulti per il futuro più fruttuoso. Che il Signore me lo conceda. Amen.
Maria Teresa A.