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PREPARARCI ALLA MORTE

 

Nella meditazione tratta dal testo: Alle Figlie di San Paolo 1929-1933, vol. II, pp. 277-282, il Fondatore esorta a prepararsi alla morte. Redenti e santificati da Dio, sta a noi fare la nostra parte. L'invito allora é a fare adesso quello che non si potrà più fare dopo.

Tre sono i mezzi [per prepararci alla morte]: 1) pensare alla morte; 2) operare per la morte; 3) pregare per la morte. È in mano nostra la buona e la cattiva fine. Dio, da parte sua, ci ha creati, redenti, santificati; ora sta a noi [fare] la nostra parte: l'uomo è libero e padrone del suo destino eterno.

1.Pensare alla morte. Gesù dice: "Guardatevi da ogni cupidigia, perché la vita di un uomo non dipende dall'abbondanza dei beni che possiede. E disse loro una parabola. Ad un uomo ricco aveva fruttato bene la campagna, ed egli andava così ragionando fra sé: Come farò che non ho dove riporre la mia raccolta?

E disse: Farò così: demolirò i miei granai e ne fabbricherò dei più vasti, e ci metterò tutti i miei prodotti ed i miei beni, e dirò all'anima mia: O anima, tu hai messo da parte i beni per molti anni; riposati, mangia, bevi e godi. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti si chiederà l'anima tua; e quanto hai preparato, di chi sarà? Così capita a chi tesoreggia per sé e non arricchisce dinanzi a Dio" (cfr. Lc 12,16-21).

Questa parabola ci rappresenta un uomo che pensa solo alla terra, e viene chiamato stolto. Dobbiamo pensare alla morte, all'eternità. Si hanno mille pensieri e premure, si hanno mille fastidi e preoccupazioni per questa breve vita; ci prendiamo pensiero e della stima e del cibo e del vestito; si ha grande premura per la salute del corpo; e all'anima e alla morte ci si pensa? La Chiesa quando mette le sacre ceneri sul capo dice: "Memento, homo, quia pulvis es" [Ricordati, uomo, che sei polvere]. Lo Spirito Santo ci ammonisce: "Memorare novissima tua"
[Ricordati della tua fine]. [...]

Una sera avevo fatto una predichina sulla morte, dopo le orazioni. All'indomani ho ricevuto un biglietto sotto la porta che diceva: Non venga più a parlarci della morte alla sera; ci fa paura, io non ho potuto dormire. La morte fa paura a non pensarvi: presa di fronte, con realtà, lascia grande serenità, come ai santi. Il Papa Pio IX, regalando un anello ad un cristiano, diceva: Portatelo ogni giorno, leggete ogni sera prima di mettervi a letto le due parole che vi sono scritte: Memento mori [Ricordati che devi morire].
Quell'uomo continuò la sua pratica secondo l'avviso ricevuto per parecchie sere, ma quasi con indifferenza; finché una sera mettendosi a letto, quelle parole gli fecero una singolare impressione: Ho da morire e sono preparato? Ho da morire e se fosse questa notte l'ultima mia ora, come mi troverei al tribunale di Dio? Cambiò vita.
Usiamo questa santa astuzia: al mattino quando ci svegliamo, alla sera quando ci svestiamo per andare a letto, guardiamoci le mani. leggiamo le due "M" che vi sono segnate. interpretando: Memento mori. Al mattino [pensiamo]: Oggi io voglio vivere come se fosse l 'ultimo giorno di vita; [e a sera]: voglio fare un atto di dolore perfetto, se venisse la morte in questa notte voglio essere pronto. Pensa che hai da morire. E se si pensasse che si ha da morire. oh. quanti peccati di meno, quanti disordini di meno, quante agitazioni di meno! Quante pie virtù quanta più preghiera, quanti più meriti! Recitiamo il primo mistero doloroso per ricevere la grazia di avere sempre presente il pensiero della morte. [...]

2. Operare per la morte, cioè fare adesso ciò che allora vorremmo aver fatto: fuggire e lasciare adesso ciò che vorremmo allora aver fuggito e lasciato. [...]
"Venit nox quando nemo potest operari" [Viene la notte quando nessuno può operare], e sì, immaginiamo che sia ormai vicina l'ora della nostra morte e interroghiamo il nostro cuore, la nostra coscienza: Che cosa vorrei aver fatto nei miei anni di esistenza? Certamente la risposta sarebbe semplice, verrebbe dal profondo della coscienza e quindi sarebbe molto convincente: Ah, vorrei essermi fatto santo! Dice quel moribondo: Io ho avuto tanti anni di vita, forse quaranta, forse trenta, forse venti. Altri in questi anni si sono fatti santi. Beato me, se adesso fossi santo! Ma allora sarà inutile questo desiderio; sarebbe come se un contadino non avesse seminato e al mese di luglio volesse andare nel suo campo con la falce a mietere: si raccoglie ciò che si è seminato. Sarebbe come se un vignaiuolo non avesse potato, piantato, concimato la sua vigna, e giunto ad ottobre volesse vendemmiare: si raccoglie ciò che si è seminato.
Facciamoci santi adesso: abbiamo i minuti e le ore, basta anche poco tempo. Se io voglio, da questa sera divengo santo, perché dirigo tutti i pensieri, tutte le aspirazioni, tutti i sentimenti verso Dio, abbraccio intera la sua volontà, aderisco pienamente al suo cuore, mi unisco a lui per la vita e per la morte. Chi vuole si fa santo. Beati noi, se arrivati in punto di morte, potremo vedere a destra e a sinistra le nostre opere buone che ci andranno ripetendo: "Opera tua sumus, non te deseremus: Siamo state fatte da te e con te andremo al tribunale di Dio" (Cfr. Ap 14,13). Facciamo adesso quel che non si potrà più fare allora: ecco la gran massima dei santi. S. Alfonso ha una meditazione intera sopra questa massima.
Fuggiamo ora ciò che allora vorremmo aver schivato: il peccato. Tristissima messe sarebbe questa: partire dal mondo con il cuore ancora carico di peccati. Detestiamo ogni peccato, laviamo l'anima con una buona confessione. E spe­cialmente peccati non più, né amicizie partico­lari, né piaceri, né vana superbia, né spirito di comodità: piuttosto la morte. [...]

3. Pregare per la morte. Lettura del santo Vangelo. "Non si turbi il vostro cuore. Credete in Dio ed anche in me. Nella casa di mio Padre ci sono molti posti. Altrimenti come vi avrei detto: Vado a preparare il posto per voi? E quando sarò andato e vi avrò preparato il posto verrò di nuovo a prendervi con me, affinché dove sono io siate anche voi. Dove io vado lo sapete e sapete anche la via. Gli disse Tommaso: Signore, non sappiamo dove vai, e come possiamo saperne la strada? Gesù gli rispose: Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per me." (Gv 14,1ss).
La grazia di una santa morte deve coronare tutte le altre grazie. Figliuoli carissimi, abbiamo chiesto per tutti la salvezza, il paradiso. Questa terra fra poco dovrà cambiarsi nella gloria del cielo, questa misera abitazione fra poco dovrà mutarsi in quella eterna Gerusalemme dove Iddio regna e con lui regnano i figli fedeli. Abbiamo chiesto per tutti noi, membri della Società San Paolo, per i carissimi fanciulli, per i nostri cooperatori la grazia di ben morire. Il cristiano prudente avanza nella vita, diffidando e sperando. Teme di sé, confida in Gesù Cristo, e prega. Ogni giorno, costantemente, domandiamo la grazia della perseveranza finale. Abbiamo meditato l'agonia e la morte di Gesù Cristo in croce: Gesù è il più grande modello per i moribondi. Per meritare la grazia di una santa morte recitiamo sempre il quinto mistero doloroso e la preghiera Anima Christi, mettiamo adesso l'intenzione che serva per tale grazia. Abbiamo ricordato che la morte più felice, dopo quella di Gesù, è stata quella di Maria. Recitiamo quindi bene, in tutta la vita, il quarto mistero glorioso e l'Ave Maria, [soprattutto] nell'ora della nostra morte.

Abbiamo considerato la morte di S. Giuseppe che è anche protettore degli agonizzanti; ebbene, le Litanie di S. Giuseppe, i dolori e le allegrezze di S. Giuseppe e tutta la devozione a questo santo abbia anche lo scopo di ottenerci una santa  morte fra le braccia di Gesù e di Maria. Noi viviamo per le anime, ci mortifichiamo per le anime e le vogliamo sante, e diamo loro ciò che Dio ci ha dato. [...]
Mettiamo adesso l'intenzione che tutte le volte che reciteremo l'Ave Maria sia un grido, una chiamata che noi lanciamo alla nostra madre, perché venga ad assisterci nell'ultima agonia. Alcuni autori dicono, e lo spiega il B. Cafasso, che la Madonna viene ad assistere visibilmente i suoi divoti al letto di morte. E veramente S. Luigi, S. Stanislao, S. Giovanni Berchmans e lo stesso B. Cafasso con le loro morti edificantissime ce lo confermano. Altra preghiera: S. Giuseppe, padre putativo di Gesù Cristo e vero sposo di Maria Vergine, pregate per noi e per gli agonizzanti di questo giorno. Invochiamo S. Giuseppe spesso.
Terza preghiera, quella che chiude la giornata, e che dovrà chiudere la vita: Gesù, Giuseppe, Maria, vi dono il cuore e l'anima mia; Gesù, Giuseppe, Maria, assistetemi nell'ultima agonia; Gesù, Giuseppe, Maria, spiri in pace con voi l'anima mia. Se l'anima spira tra le braccia di Gesù, di Giuseppe e di Maria resterà felice tutta l'eternità fra le loro braccia.


Beato Giacomo Alberione

 

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