prerogative, non di rado emarginata e persino ridotta in schiavitù. Ciò le ha impedito di essere fino in fondo se stessa, e ha impoverito l’intera umanità di autentiche ricchezze spirituali” (Giovanni Paolo II).
Normalmente il progresso è valutato secondo categorie scientifiche e tecniche, ed anche da questo punto di vista non manca il contributo della donna. Tuttavia, non è questa l’unica dimensione del progresso, anzi non è neppure la principale. Più importante appare “la dimensione socio-etica, che investe le relazioni umane e i valori dello spirito: in tale dimensione, spesso sviluppata senza clamore, a partire dai rapporti quotidiani tra le persone, specie dentro la famiglia, è proprio al ‘genio della donna’ che la società è in larga parte debitrice […]. Dovunque c’è l’esigenza di un lavoro formativo, si può constatare l’immensa disponibilità delle donne a spendersi nei rapporti umani, specialmente a vantaggio dei più deboli e indifesi” (Papa Wojtyla).
Femminilità
L’amore per la vita rende la donna sensibile per tutto ciò che riguarda la persona, sia la propria che quella degli altri. Di qui la preoccupazione per chi soffre, la fine sensibilità e l’intuizione nel cogliere gli stati d’animo. La donna è colei che accoglie, custodisce e promuove la vita; è invito e disponibilità; è aperta a Dio e agli uomini; sa accogliere l’altro senza porre condizioni. L’amore materno, a differenza di quello paterno, è ‘incondizionato’. E. Mounier lasciò scritto: “La donna è la più ricca riserva di umanità”. Questa ricchezza le deriva dal fatto che, per lei, il massimo valore è costituito dalla vita, dalla persona.
L’istinto materno è l’espressione più completa sia della femminilità sia della disposizione al dono totale e gratuito di sé. La dimensione materna non richiede necessariamente che la donna abbia dato la vita a qualche creatura, ma è essenzialmente costituita da un atteggiamento di fondo, da una apertura dello spirito materno che rende ogni donna incline al dono di sé, desiderosa di prendersi cura degli altri, feconda con la sua presenza premurosa. L’istinto materno è fonte di preziose disposizioni all’accoglienza e alla cura dell’altro, alla capacità di prestargli attenzioni e di comprenderlo. La donna-religiosa, che ha coscienza di questi doni naturali e li coltiva con libertà interiore, può rendere sempre più fruttuosa la sua presenza nella società e può godere intimamente nell’investire le proprie tendenze in una generosa maternità spirituale.
La donna si realizza nel donarsi agli altri generosamente: “La donna che non ha alcuno a cui appassionarsi; che non ha alcuno a cui dedicarsi; che non ha fratelli, nipoti, bambini ai quali affezionarsi; che non ha dei disgraziati a cui alleviare i dolori e di cui essere la consolatrice; che non ha modo di impiegare i suoi istinti altruistici, i suoi tesori di affetto; che non è maestra, che non è suora, che non ha uno scopo vivo, cioè un amore nella vita, s’inasprisce e si deforma fisicamente e moralmente” (Gina Lombroso).
Consacrazione
Consacrazione è totale dono a Dio di sé, dedizione a Dio in ogni aspetto della propria vita. Si tratta di incarnare il Vangelo – riflette Giovanni Paolo II su Vita Consecrata – nella propria esistenza per riproporre nel proprio tempo la viva presenza di Gesù, il Consacrato per eccellenza. In Cristo Signore il consacrato deve continuare a specchiarsi in ogni epoca, alimentando nella preghiera una profonda comunione di sentimenti con Lui, affinché tutta la sua vita sia pervasa dallo spirito apostolico e tutta l’azione apostolica sia compenetrata di contemplazione.
Il fondamento evangelico della vita consacrata va cercato nel rapporto speciale che Gesù, nella sua esistenza terrena, stabilì con alcuni dei suoi discepoli, invitandoli non solo ad accogliere il Regno di Dio nella propria vita, ma a porre la propria esistenza a servizio di questa causa, lasciando tutto e imitando da vicino la sua forma di vita.
Le persone consacrate – continua il Papa – saranno missionarie innanzitutto approfondendo continuamente la coscienza di essere state chiamate e scelte da Dio, al quale devono perciò rivolgere tutta la loro vita ed offrire tutto ciò che sono ed hanno, liberandosi dagli impedimenti che possono ritardare la totalità della risposta d’amore. In questo modo potranno diventare un vero segno di Cristo nel mondo.
Maria è esempio sublime di perfetta consacrazione, nella piena appartenenza e totale dedizione a Dio. Scelta dal Signore, il quale ha voluto compiere in Lei il mistero dell’Incarnazione, ricorda ai consacrati il primato dell’iniziativa di Dio. Al tempo stesso, avendo dato il suo assenso alla divina Parola, che si è fatta carne in Lei, Maria si pone come modello dell’accoglienza della grazia da parte della creatura umana. La vita consacrata guarda a Lei come a modello sublime di consacrazione al Padre, di unione al Figlio e di docilità allo Spirito.
Don Vito
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