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CIRCOLARE

 

"LA BELLEZZA " OLTRE LE BELLEZZE

 

Carissime ...
siamo in piena estate e abbiamo appena iniziato il mese più caldo dell’anno, agosto. è tempo di pausa dal lavoro, tempo di riposo, tempo speciale per tutti per fermarsi, rallentare i ritmi, prendersi uno spazio per riflettere, per gustarsi una passeggiata, in montagna o altrove, scoprire la bellezza della natura che ci circonda ovunque, e intravedere, attraverso le stupende realtà della creazione, l’Artista divino.
La festa della Trasfigurazione del Signore (6 agosto) illumina la figura di Gesù di Nazaret, e fa brillare, nel volto di ‘un uomo’, il Volto di Dio. Anche l’Assunzione della Beata Vergine Maria (15 agosto) pone davanti a noi la persona piena di splendore della nostra cara e tenera Madre, accolta nel cuore della Trinità.
In questo numero della Circolare vogliamo soffermarci e raccogliere alcune perle sul tema della bellezza, “tanto antica e tanto nuova” (S. Agostino, 28 agosto), auspicando per noi e per tutti i nostri fratelli e sorelle, un’esperienza particolare di Dio attraverso le cose belle del mondo e della vita.

Bellezza necessaria

La bellezza è un mistero che affascina e rallegra, genera un senso di gioia e di pace. Contemplata con animo puro, la bellezza parla direttamente al cuore, eleva interiormente dallo stupore alla meraviglia, dall’ammirazione alla gratitudine, dalla felicità alla contemplazione. La bellezza difficilmente lascia indifferenti: suscita emozioni, desiderio di partecipare ad essa e spinge l’uomo ad uscire da se stesso per aprirsi ad orizzonti più ampi, al Trascendente e al Mistero, a desiderare la Bellezza originale che è Dio stesso, Creatore di ogni bellezza (vedi G. Mura). è proprio dell’uomo sentirsi attratto dalla bellezza e a sua volta creare bellezza, così come è specifico della razza umana



ricercare la verità e il bene, e fare ciò che è vero e ciò che è buono. Mentre il cammino per raggiungere il bene e la verità comporta una certa fatica, quasi fosse un dovere, è molto più facile rispondere al fascino della bellezza (S. Galilea). Non basta che la verità sia proposta dall’argomentazione logica e il bene comandato dall’imperativo etico. Occorre che entrambi si mostrino nel loro volto attraente ed amabile (B. Forte). Finchè la verità e il bene non sono divenuti bellezza, la verità e il bene sembrano rimanere in qualche modo estranei all’uomo, si impongono a lui dall’esterno, ma quando egli raggiunge il possesso della verità e del bene, allora la sua vita è una testimonianza di bellezza (D. Barsotti).
L’Antico Testamento inizia con la bellezza: “E Dio vide che era cosa buona/bella”, Gn 1,4.10 ecc., e continua nel Nuovo con il “Pastore buono/bello, che da la vita per le sue pecore” (Gv 10,11). È la bellezza dei santi, di S. Francesco che invocava Dio dicendo: “Tu sei bellezza!”, e di altri che sono stati ‘sorpresi dalla bellezza’: Paul Claudel trovò la fede contemplando la bellezza delle vetrate della cattedrale di Parigi in un giorno di sole splendido; Peter Van der Meer assistendo alla liturgia delle monache benedettine, attratto dalla bellezza del canto; Thomas Merton ebbe l’idea di diventare trappista visitando una stupenda e antica abbazia di Roma.
Il cardinale Goffredo Danneels ha scritto: “Mi chiedo se il Bello non è la strada per eccellenza per trovare Dio… Provate con i giovani. Parlate loro di Dio in quanto fonte del vero, della grande verità: tutti dormono. Parlate di Dio come esempio di moralità: sono tutti di cattivo umore. Ma mostrate che Dio è bello nella sua Bibbia, nella sua creazione, nell’uomo, nella coppia, in Gesù, nelle opere d’arte… mostrate loro il bello in Dio dicendo che egli è la Bellezza stessa: non affermo che tutti si convertiranno ma almeno non c’è resistenza”. Gli fa eco il card. Martini: “È bello cercare nella storia i segni dell’Amore Trinitario; è bello seguire Gesù e amare la sua Chiesa; è bello dare la vita per i fratelli; è bello scommettere la propria esistenza su colui che non solo è la verità in persona, che non solo è il bene più grande, ma è anche il solo che ci rivela la bellezza divina di cui il nostro cuore ha profonda nostalgia e intenso bisogno”.

La creazione

Dio ha seminato nel mondo, nella natura e nell’umanità frammenti della sua verità, della sua bellezza e della sua bontà: “Grazie a mille spargendo / passò per questi luoghi con sveltezza, e soltanto effondendo / lo sguardo con mitezza / li lasciò rivestiti di bellezza” (San Giovanni della Croce). Scrive Massimo il confessore: “Il fuoco ineffabile e prodigioso nascosto nell’essenza delle cose, come nel roveto ardente di Mosè, è il fuoco dell’amore divino e lo splendore fulgido della sua bellezza presente in tutte le cose”. E suor Elisabetta della Trinità: “Questo è il sogno del Creatore: potersi riflettere nelle sue creature e scorgere in esse tutte la sua perfezione, tutta la sua bellezza, come attraverso di un cristallo puro e senza macchia”.
Nella Bibbia risuona spesso l’inno alla creazione: “I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l’opera delle sue mani” (Sl 19); “Stupiti per la loro bellezza, li hanno scambiati per dei… Li ha creati infatti lo stesso autore della bellezza… Dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l’autore” (Sap 13,1-9; Rm 1,19-20); “L’una supera la bellezza dell’altra e chi può stancarsi di contemplare il loro splendore?” (Sir 42,25): “Sparge la neve… la sua bianca bellezza abbaglia gli occhi e quando cade il cuore si estasia… fa brillare i fiori come zaffiro” (Sir 43,17-19); “Guardate i gigli del campo… neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro” (Mt 6,28-29).
Dio fa risplendere la bellezza “nelle maestà delle vette innevate, nell’assorto silenzio dei boschi, nel brivido profumato dell’erba… Ed è un dono che ci inebria di felicità perché, sia pure per un attimo appena, ci concede di mettere lo sguardo nelle feritoie fugaci che danno sull’eterno… Egli l’ha disseminata qua e là sulla terra perché, lungo la strada, tenga deste, nel nostro cuore di viandanti, le nostalgie insopprimibili del cielo” (T. Bello).
Per vedere la realtà nella sua profondità e bellezza, l’invisibile nel visibile, bisogna però ascoltare e guardare: “Fermatevi e sappiate che io sono Dio” (Sal 46,11). Occorre fare attenzione, silenzio, per accorgersi di Dio: “Siediti ai bordi dell’aurora: per te si leverà il sole. Siediti ai bordi della notte: per te scintilleranno le stelle. Siediti ai bordi del torrente: per te l’usignolo canterà. Siediti ai bordi del Silenzio: Dio ti parlerà”.
La terra è di una bellezza straordinaria: “Contemplo la grandezza del mare che mi sta intorno, sono pieno di stupore, ammiro, cerco l’autore; levo gli occhi al cielo e alla bellezza delle stelle; ammiro lo splendore del sole capace di illuminare il giorno e la luna che dirada le tenebre nella notte. Sono meravigliose queste cose… Interroga la bellezza della terra, del mare… interroga gli animali… La loro bellezza è un inno di lode… chi le ha fatte se non uno che è immutabilmente bello?”. Parla Agostino, l’innamorato della bellezza, che vive tutta la sua ricerca della verità come un passaggio dalle bellezze della creazione alla sua fonte sorgiva: la Bellezza, Dio. San Francesco, il cantore della creazione, a sua volta “contemplava il Bellissimo tra le cose belle”.
Il bello stupisce in virtù del suo splendore e apre a nuovi orizzonti: “L’universo cessa allora di apparire come un mero dato: si rivela come un dono che stimola la riconoscenza e la celebrazione” (F. Cheng). È una bellezza straordinaria nell’ordinarietà, è la trama stessa del vivere: una bellezza discreta, da imparare a riconoscere tra le pieghe dell’esistenza. È necessario imparare a contemplare la bellezza, educarci a scorgerne le tracce, a guardare ogni cosa con gli occhi dello Spirito, così da riconoscere la presenza operante della sapienza di Dio (G. De Simone). Scrive B. Forte: “Il Tutto dimora nel frammento: all’uomo il compito di riconoscerlo, di accoglierne la misteriosa presenza, di lasciarsi illuminare dal paradosso del minimo Infinito”. La creazione è stata data all’uomo come una finestra dai vetri trasparenti attraverso la quale la luce di Dio può brillare nell’anima dell’uomo (M. Bisi). “La bellezza del creato – scrive S.Weil – è il sorriso di tenerezza che Cristo rivolge a noi tramite la materia… Egli è realmente presente nella bellezza dell’universo”.

Don Vito

(Continua nell'area riservata)

 

 

 

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