Pablo Casals, il celebre violoncellista spagnolo, diceva in occasione del 93° anniversario della sua vita: “Il segreto della mia longevità è semplice, io ho avuto un culto per il momento presente.
Ogni giorno, per me, è una nuova nascita ed io mi ripeto: sii felice, oggi comincia una vita nuova”.
Anche Teresa di Lisieux aveva caro il momento presente: “La mia vita è un istante, un’ora passeggera. La mia vita è un momento che mi
scappa e fugge. Tu lo sai, o mio Dio, per amarti sulla terra, non ho altro che quest’oggi”.
Il tempo trascorso non è più nostro e l’avvenire non è ancora a nostra disposizione: abbiamo solo il presente per ricevere e fare il bene. Don Giaccardo nel suo Diario scriveva: “Confido e spero di non ammirare solo gli ideali della santità, ma di perseguirli. E spero di avere una santità pratica, quella del giorno, dell’ora, della circostanza, del luogo”. E ancora: “Io penso sempre al futuro e al passato; ma debbo considerare a far bene nel presente”. Don Alberione ci invita a vivere nella luce quotidiana che Dio ci dà: “Il Signore accende le lampadine man mano che si cammina ed occorre; non le accende tutte, subito all’inizio, quando ancora non occorrono; non spreca la luce; ma la dà sempre al momento giusto”.
E ci suggerisce ancora: “Progredire un tantino al giorno” perché “quello che possediamo è il momento presente. E perciò santificare i momenti presenti”
Dio nel presente
Il presente – riflette F. Ciardi – è il luogo dell’incontro tra Dio e l’uomo. È nel tempo, in questo oggi, che Dio compie la storia della salvezza, donandosi interamente. L’eterno presente di Dio si dona all’uomo nel presente attuale della storia. Con l’incarnazione, Dio è infatti penetrato nella storia, aprendola sull’eternità. Ha portato l ’eterno nel tempo e da allora “ciascun istante può aprirsi dal di dentro su un’altra dimensione, facendoci così vivere l’eternità dell’istante, nel presente eterno… L’eternità non è né prima né dopo il tempo, essa è la dimensione sulla quale il tempo può aprirsi” (P. Evdokimov). Il presente migiunge carico di eternità. Tutto nel presente posso
accogliere come dono di Dio, come Dio stesso che, nelle mediazioni di fatti e persone, mi si comunica.
Vivere il presente vuol dire attingere all’eternità, collocarsi nell’eterno presente.
Sono chiamato alla piena comunione con Dio, e quindi alla piena attuazione di me stesso, qui e ora, perché il qui e ora sono sacramento
dell’amore di Dio che mi raggiunge e mi penetra, sono il luogo e il tempo della mia risposta all’amore e della mia adesione a Dio. Ogni istante ci dona Dio. Si può dire che “l’attimo presente è in qualche modo il Sacramento Perpetuo, il segno della presenza nascosta di Dio” (V. Sion).
Ogni momento è il tempo della grazia. Proprio come la manna veniva data agli Ebrei giorno per giorno (cfr. Es 16), così la grazia è elargita
quotidianamente a chi si fida di Dio. Ma la grazia è sempre un dono per l’oggi e non può essere accaparrata per il domani. Non possiamo vivere senza questa grazia quotidiana. Ogni giorno, ogni minuto, dobbiamo rimettere a Dio tutta la nostra esistenza. Alla base di tutto ci deve essere la certezza che c’è un Padre nei cieli che ci ama ed ha cura di noi. Egli sa di cosa abbiamo bisogno e ci segue momento per momento come non potrebbe fare la più affettuosa delle madri.
Scrive Rujsbrolk: “Dio nasce in noi ogni momento” e Francesco di Sales: “In ciascuno dei tuoi momenti, come in un piccolo nocciolo, è racchiuso il bene di tutta l’eternità”. Santa Teresina così si esprime: “Egli, Gesù, mi nutre ogni istante… mi sembra che l’Amore mi penetri e mi circondi, e che ogni momento quest’Amore misericordioso mi rinnovi”. Per Kierkeegard l’istante “costituisce l’accesso all’eternità, la comunione con l’Assoluto, lo sboccio dell’Eterno”. Il “carpe diem” (= metti a profitto il giorno presente) non è una tecnica per combattere l’ansia, né soltanto una pratica utile per il progresso spirituale; non si tratta neanche di strappare un attimo al flusso del tempo, ma di “inchiodarlo nell’eterno” (C. Lubich).
Quotidianità
L’attenzione al momento presente porta alla riscoperta e valorizzazione delle piccole cose di ogni giorno, del nostro grigio monotono quotidiano che, sotto questa nuova ottica, risplende di insospettata bellezza ed acquista un fascino sottile e profondo: “L’ora che tu vivi – scrive P. Evdokimov – il compito che tu adempi, l’uomo che tu incontri in questo momento, sono i più importanti della tua vita. Sono tali perché il passato ed il futuro nella loro astratta collocazione sono inesistenti e non hanno accesso all’eternità; questa non converge che verso il momento presente e non si dà che a chi si rende totalmente presente in quel momento”. Giovanni XXIII, consapevole di tale realtà, scriveva: “Io devo fare ciascuna cosa, recitare ogni orazione, seguire quella regola, come se non avessi altro da fare, come se il Signore mi avesse messo al mondo solo per fare quell’azione”. Il quotidiano è riscattato dalla sua contingenza effimera – riflette ancora F. Ciardi – ed assurge a momento creativo. Anche il mangiare e il dormire, il lavoro ripetitivo e monotono, lo sport, lo studio, il tempo libero, la conversazione amichevole, la malattia… tutto può diventare materia prima con cui forgiare l’uomo nuovo a immagine di Cristo. Tutto è visto sotto una luce nuova, ovunque si scorge la mano del Padre.
Ogni persona, ogni circostanza, ogni azione diventa un sacramento che comunica Dio. A sua volta, ogni nostra azione compiuta con perfezione e amore, diventa una dichiarazione del nostro amore e della nostra gratitudine nei confronti di Dio. La vita è allora semplificata perché tutta concentrata sull’amore nell’attimo presente. Non siamo in attesa di eventi straordinari nei quali, finalmente, poterci esprimere con grandi gesta, degne di nota. Gustiamo piuttosto il dono del quotidiano con quanto ci riserva giorno dopo giorno, sapendo che qui e ora si costruisce il capolavoro della santità.
Chiara Lubich aveva particolarmente a cuore la santificazione dell’attimo presente: “Egli (Dio), sta lì, Eterno Presente, ad attendere che in
ogni momento della vita che ci è data, possa entrare in collaborazione con noi per operare con ed in noi”. La vita è semplice, siamo noi a complicarla: “Basterebbe incastonarci bene nel presente con tutte le sue gioie, i suoi imprevisti, le sue fatiche, i doverosi impegni: e tutto scorrerebbe da sé come se fossimo portati da un potente razzo verso l’eternità beata”. C’è solo da curare l’ordinario: “Io farò ciò che Dio vuole da me in quest’attimo: studiare bene, spazzare bene, pregare bene…”. E ancora: “Che ci può essere di più grande che seguire un simile Padre che momento per momento ci conduce parlando attraverso mille voci: le circostanze, gli insegnamenti, i doveri, le ispirazioni, i dolori, gli avvenimenti, i precetti, tutte note di una melodia composta in cielo e fatta suonare sull’arpa docile dell’anima amante di Dio?”.
Scrive Feige: “Stolto colui che vorrebbe sempre essere altrove piuttosto che là dove la Provvidenza l’ha collocato… Grande follia di coloro che si divertono a desiderare di essere martiri nelle Indie, e che non si applicano a ciò che devono fare nella loro condizione… Quale
consolazione, quale coraggio attingerebbero molte anime da questo pensiero che per acquistare l’amicizia di Dio e tutte le glorie del cielo, non c’è da fare di più di quel che fanno, né da soffrire di più di quel che soffrono… La santità alla quale dobbiamo tendere non consiste nel fare cose straordinarie, ma quelle ordinarie che Dio ci domanda nel presente”. Scrive il beato Giaccardo: “Il Signore non chiede cose straordinarie, ma chiede la lealtà, la fedeltà, il fervore, la letizia nell’osservanza delle piccole cose quotidiane”.
Niente è piccolo quando l’amore è grande. Dio apprezza la fedeltà alle piccole cose. È significativo questo episodio della vita di sant’Antonio di Padova: un giorno il Santo era solo nella sua cella e il Bambino Gesù venne a fargli visita. Una campana suonò l’ora della preghiera comune. Immediatamente il Santo si alzò e andò a pregare; quando tornò alla sua cella il Bambino Gesù era lì ad aspettarlo.
Don Vito
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