Ai nostri giorni, però, si nota anche un fenomeno inverso: la moda della nostalgia dell’angelo. Ma questi “nuovi angeli” hanno poco in comune con quelli che la Scrittura e la dottrina della Chiesa descrivono come messaggeri di Dio al servizio degli uomini per guidarli sulla via della salvezza. Mentre gli angeli veri sono angeli del Bene, che spingono ad un incontro profondo con Dio e al cambiamento della vita nel senso del Vangelo, questi nuovi angeli sono angeli del Benessere, esclusivamente incentrati sulla elargizione di beni fisici e psichici immediati e terreni (vedi New Age), che magari suggeriscono i numeri per vincere una lotteria.
Dubbi e certezze
“L’esistenza degli angeli – scrive Giovanni Paolo II – veniva già negata ai tempi di Cristo dai Sadducei. La negano anche i materialisti e i razionalisti di tutti i tempi. Eppure, se ci si volesse sbarazzare degli angeli, si dovrebbe rivedere radicalmente la Sacra Scrittura stessa, e con essa tutta la storia della salvezza. Tutta la tradizione è unanime su questa questione”.
Un pericolo costante è l’interpretazione che ne danno alcuni esegeti, infatti “sotto i loro metodi demitizzanti, gli Angeli possono rischiare di perdere la loro identità reale per trasformarsi in un semplice discorso… in un linguaggio assai colorito e immediato creato dalla Bibbia per esprimere la cura di Dio per gli uomini… fortunatamente il Magistero della Chiesa si oppone a questa riduzione” (G. Colombo).
Negare l’esistenza degli Angeli “includerebbe, tra l’altro, anche quella dei demoni, e negare l’esistenza dei demoni significherebbe non percepire la drammaticità della lotta tra il bene e il male che connota sostanzialmente la storia del mondo e la nostra storia personale, e in ultima analisi misconoscere la dimensione cosmica della redenzione operata da Cristo” (G. Biffi).
Nella prospettiva cristiana gli Angeli non stanno al centro del messaggio rivelato. La loro pertinenza rispetto alla storia della salvezza costituisce una verità periferica relativa e subordinata al discorso sull’uomo e su Gesù, “ma di verità autentica si tratta, per cui senza di essa la visione credente della vita dell’uomo e dell’identità di Gesù diventa incompleta” (G. Gozzellino).
È questione di riflessione e di fede. Dice Jean Guitton: “Jean Guitton, da bambino credeva agli Angeli? No, ma dopo tanti anni di riflessione, ora che sto arrivando al termine della mia vita, credo alla loro esistenza”.
Fede
L’esistenza degli angeli è riconosciuta dalla Chiesa lungo tutta la sua storia, a partire dalle prime generazioni cristiane fino ad arrivare, attraverso l’età dei Padri, l’epoca medievale e l’era moderna, ai nostri giorni.
Il Concilio di Nicea del 325 e quello di Costantinopoli I del 381 proclamarono la comune fede nell’unico Dio “creatore di tutte le cose, visibili e invisibili”, dove, per cose invisibili, intendono precisamente gli angeli. La stessa formula, ampliata, ritorna nel Lateranense IV (1215). Nel 1442 una bolla del Concilio di Firenze rilancia la dottrina di Nicea e Costantinopoli, mentre nel 1870 il Concilio Vaticano I riafferma il Lateranense IV. Per ultimo, il Concilio Vaticano II afferma che gli angeli sono giustamente venerati dai fedeli (Lumen Gentium 50), che sono destinati a venire col Cristo nella sua gloria finale (49), e che sono soggetti, nella gloria celeste, alla gran Madre di Dio, Maria (69).
Quando si entra nell’ambito della fede – scrive B. Mondin – il criterio di verità non è più l’evidenza, né quella immediata dei sensi né quella mediata dal ragionamento, bensì l’autorità. L’autorità su cui si fonda la fede è triplice: la Scrittura, la Tradizione e il Magistero ecclesiastico. Il cielo è un oggetto di fede e oggetto di fede sono tutti i suoi abitanti: la Trinità, Gesù Cristo, gli Angeli e i Santi. La fede ci fa sentire e ci fa vivere la presenza degli abitanti del cielo. La loro è una presenza viva, forte, soave, dolce. Non è una presenza lontana, ma vicina: una presenza prossima, intima, profonda. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, nel paragrafo dedicato agli angeli, dichiara: “L’esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione” (n. 328).
Scrittura
È dalla Bibbia che il cristiano attinge la vera devozione agli Angeli e, leggendo la Sacra Scrittura, ci sembra quasi di udire “il fruscio degli angeli” ad ogni voltare di pagina. Sono assai pochi, infatti, i libri dell’Antico e del Nuovo Testamento che non menzionano gli angeli come adoratori di Dio e mediatori tra il cielo e l’umanità.
Che la Bibbia contenga un preciso insegnamento sugli angeli è un fatto che non può essere contestato da nessuno. Bisogna però ulteriormente capire quale sia il significato delle sue affermazioni, e cioè se questi angeli sono da intendere quali semplici simboli, metafore, immagini del bene presente e operante nel mondo, oppure come realtà personali distinte e superiori all’uomo coinvolte nella storia. Il magistero della Chiesa cattolica, la liturgia, l’esperienza dei santi e la maggior parte dei teologi cattolici distinguono tra elementi essenziali e dati solo figurativi della credenza, ma tengono ben ferma la realtà personale degli angeli.
Cristo – scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica – è il centro del mondo angelico. Essi sono i suoi angeli: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli…” (Mt 25,31). Sono suoi perché creati per mezzo di Lui e in vista di Lui (Col 1,16), sono suoi perché li ha fatti messaggeri del suo disegno di salvezza: “Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?” (Eb 1,14).
Essi, fin dalla creazione, e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano la salvezza e collaborano alla realizzazione del disegno salvifico di Dio: chiudono il paradiso terrestre (cfr. Gn 3,24), proteggono Lot (cfr. Gn 19), salvano Agar e il suo bambino (cfr. Gn 2,17), trattengono la mano di Abramo (cfr. Gn 22,11), comunicano la legge (cfr. At 7,53), guidano il popolo di Dio (cfr. Es 23,20-23), annunciano nascite (cfr. Gdc 13) e vocazioni (cfr. Gdc 6,11-24; Is 6,6), assistono i profeti (cfr. 1Re 19,5), per citare soltanto alcuni esempi. Infine è l’angelo Gabriele che annuncia la nascita del precursore e quella dello stesso Gesù (cfr. Lc 1,11.26).
Dall’incarnazione all’Ascensione, la vita del Verbo incarnato è circondata dall’adorazione e dal servizio degli angeli. Quando Dio “introduce il primogenito nel mondo, dice: lo adorino tutti gli angeli di Dio” (Eb 1,6). Il loro canto di lode alla nascita di Cristo non ha cessato di risuonare nella fede della Chiesa: “Gloria a Dio…” (Lc 2,13.19). Essi proteggono l’infanzia di Gesù (cfr. Mt 1,20; 2,13.19), servono Gesù nel deserto (cfr. Mc 1,12; Mt 4,11), lo confortano durante l’agonia (cfr. Lc 22,43), quando egli avrebbe potuto da loro essere salvato dalla mano dei nemici (cfr. Mt 26,52), come un tempo Israele (cfr. 2Mac 10,29-30; 11,8). Sono ancora gli angeli che “evangelizzano” (Lc 2,10) annunziando la Buona Novella dell’incarnazione (cfr. Lc 2,8-14) e della risurrezione (cfr. Mc 16,5-7) di Cristo. Al ritorno di Cristo, che essi annunziano (cfr. At 1,10-11), saranno là, al servizio del suo giudizio (cfr. Mt 13,41; 24,31).
Collaboratori di Cristo nella salvezza dell’umanità, gli angeli prestano con costanza e generosità servizio anche alla Chiesa, la sposa di Cristo. Gli Atti degli Apostoli non sono soltanto il Vangelo dello Spirito Santo, ma anche degli angeli. Essi svolgono un ruolo importante a fianco degli apostoli: li proteggono dai loro nemici, li liberano dalla prigione o da minacciosi pericoli, li aiutano nella diffusione del Vangelo. Ippolito di Roma, paragonando la Chiesa ad una nave, scrive: “La Chiesa ha anch’essa i suoi nocchieri, a bordo e a tribordo, vale a dire gli angeli assistenti. Essa non ha mai cessato di essere governata e protetta da loro”. Gli angeli partecipano intensamente e gioiosamente alla vita della Chiesa, specialmente quando celebra i riti liturgici.
Don Vito
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