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Fede, una luce sulla vita

Carissime...

siamo in pieno caldo estivo! Il pensiero va a tutte le persone che sono in vacanza, al mare o in montagna, ma anche a coloro che per vari motivi non possono andarci. Preghiamo perché per tutti questo sia un tempo di riposo e anche un tempo per nutrire lo spirito, con buone letture, con il sapere apprezzare e godere della bellezza della natura, attraverso la quale Dio si mostra e parla. Nel mese di agosto la liturgia ci fa contemplare il volto trasfigurato di Gesù sul monte Tabor (6 agosto) e l’Assunzione in cielo di Maria (15), la nostra Mamma, che ci indica il luogo dove vuole che anche noi andiamo: il Paradiso. Il mese di settembre ci vedrà uniti nei Convegni di Zona: momenti di grazia particolare in cui il Signore dona le sue benedizioni, anche se a volte può costare qualche fatica l’essere presenti. Spero e prego che siate numerose a parteciparvi.
In questo mese è ancora la Madonna a tenerci compagnia con la ricorrenza della Beata Vergine Maria, Madre del Buon Pastore (3), festa per le Pastorelle e memoria per il resto della Famiglia Paolina, e poi con la Festa della Natività della BVM: è bello pensare a Maria “bambina”! Infatti, come Gesù, anche lei deve nascere in noi, perché la sua presenza nella nostra vita sia sempre più vera e più viva. La festa dell’Esaltazione della Croce (14) e la memoria della BVM Addolorata (15), sempre del mese di settembre, ci ricordano, inoltre, che la via della santità non è facile, che la porta è stretta e bisogna puntare all’essenziale con decisione e fermezza. In questo cammino ci aiutano i santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele (29), amici celesti che ci stimolano a vivere una profonda e intima vita di fede. E proprio “la fede” è il tema di questa Circolare.

Esperienza umana

Il credere e la fede costituiscono una delle esperienze fondamentali dell’uomo. Nelle relazioni umane la “fede” è l’atto col quale ci abbandoniamo a un’altra persona. Nell’età infantile ci si affida ai genitori. Più tardi ci si affida ad altre persone. Scrive H. Fries: “Nessuno può vivere senza fede.

Senza fiducia… l’uomo non può esistere, neppure in quelle cose dove sembra che si possa andare avanti anche senza questa realtà, come nella politica e negli affari. Senza fiducia non si può condurre alcun discorso, senza fede non c’è né comunità, né amicizia, né amore…”. B. Welte sostiene che è in base alla fede che la vita e il futuro hanno un senso; che noi andiamo incontro all’avvenire; che facciamo o non facciamo determinate cose e sopportiamo la sofferenza o il declino. Persino il fatto di provare l’angoscia starebbe a dimostrare che, prima di provare questo sentimento, noi credevamo che le cose fossero in ordine e sensate. Prima dell’angoscia e dello scetticismo c’è la fede: “All’inizio non è né l’azione né il sapere. All’inizio è la fede”. Nelle relazioni umane la fede-fiducia (“io credo in te”), sfocia necessariamente nell’accettazione di ciò che la persona nella quale abbiamo fiducia ci dice (“ritengo per vero quanto mi dici”). La stessa cosa avviene per la fede in Dio: il credere in Lui, il fidarsi di Lui comporta anche l’accettazione di ciò che egli dice, di quanto ha fatto per noi e di quanto ci chiede.

Fede cristiana

Il nocciolo della fede cristiana sta nella fiducia e nell’abbandono al Dio di Gesù Cristo e trova la sua formulazione nell’espressione: io credo in Te! Credere in Cristo, poi, significa fondare la propria vita su di lui, impegnare la propria vita sulla sua parola, seguire totalmente la via che egli ha tracciato. La fede è la risposta dell’uomo a Dio che si rivela in Cristo. Tramite la fede, l’uomo risponde a Dio che lo chiama e lo attira a sé. Così si esprime il Concilio Vaticano II: “A Dio che si rivela è dovuta l’obbedienza della fede con la quale l’uomo gli si abbandona tutto intero e liberamente, prestandogli il pieno ossequio dell’intelletto e della volontà e assentendo volontariamente alla rivelazione che egli fa” (DV 5). Nella decisione personale di “credere” – scrive G. De Rosa – il cristiano impegna tutto se stesso: la sua intelligenza, perché la fede ha un contenuto intellettuale, in quanto è adesione a una verità (credo, perchè quello che dice Cristo è vero); la sua libertà, perché l’atto di fede è un atto libero, non determinato da motivi necessariamente costringenti all’assenso (credo perché “voglio” credere, perché scelgo di credere); il suo cuore e la sua affettività, perché la fede è un atto di affidamento e di amore alla persona di Gesù (credo perché amo Cristo). Scrive Papa Benedetto XVI: “La fede è anzitutto incontro personale, intimo con Gesù, è fare esperienza della sua vicinanza, della sua amicizia, del suo amore, e solo così si impara a conoscerlo sempre di più, ad amarlo e seguirlo sempre di più”. La fede – riflette D. Barsotti – è un lasciarsi portare da Dio. Lui sa dove mi conduce. È inutile che voglia camminare io, se non so dove andare. La nostra vita è un tessuto confezionato da Dio. Nella misura in cui ci abbandoniamo in lui, noi comprendiamo questo disegno. Credere vuol dire fidarsi semplicemente di Dio che ti ama. Dio è l’Onnipotente, ma Egli non agisce in te che nella misura in cui tu lo lasci agire. E tu lasci agire Dio nella misura in cui hai fede in lui e a lui ti abbandoni. La fede è una porta, scrive Cantalamessa: una porta inizialmente troppo stretta che deve essere “dilatata” per tutta la vita. Più si allarga, più è grande ciò che essa lascia passare, della realtà di Dio, nella nostra vita. Gesù viene a noi in proporzione di quanto è grande la nostra fede. “Ti sia fatto secondo la tua fede”, dice Gesù nel Vangelo a chi gli chiede qualche beneficio. È la fede che determina la misura di quello che si riceverà.

Bibbia

La parola “fede”, nella Bibbia, rappresenta la situazione di chi si affida, si appoggia e si sente saldo perché è appoggiato a qualcuno molto più forte di lui. L’Antico Testamento – riflette F. Ardusso – conosce, a livello terminologico, molti verbi per esprimere ciò che significa “credere”. Essi indicano atteggiamenti di fiducia, sicurezza, obbedienza, speranza. La radice fondamentale è ’aman (da cui il nostro amen), che significa stabilità e sicurezza derivanti dal fatto di appoggiarsi a qualcuno con fiducia e abbandono. Solo in Dio, che Isaia chiama col nome di “Dio dell’amen” (Is 65,16), l’uomo può trovare sicuro ancoraggio. Per questo l’A.T. parla di Dio come la roccia solida sulla quale l’uomo può costruire. “Nella fiducia – dice Isaia ad Israele – sarà la vostra forza” (30,15). E ancora: “Se non credete, non persisterete” (7,9). Esemplare è nell’A. T. la figura di Abramo che si fida di Dio anche nel momento tragico della prova (cfr. Gn 12,1-4; 15,6 ecc.). Credere è fidarsi di Dio, delle sue promesse, dei suoi comandamenti. La sicura fiducia in Dio comporta la conoscenza e il riconoscimento della sua potenza salvatrice manifestatasi nella storia. Per questo Israele può professare la sua fede raccontando le meraviglie che Dio ha fatto per il suo popolo (cfr. ad esempio Dt 6,20-24; 7,6-9 ecc.). Nel Nuovo Testamento il verbo credere (pisteuo) e il sostantivo fede (pistis) sono le espressioni più importanti e pregnanti per caratterizzare il rapporto dell’uomo con Dio. Nei sinottici (Matteo, Marco e Luca) il significato prevalente dei due termini è quello di fiducia nell’onnipotenza di Dio, una fiducia che esprimono soprattutto le persone che si rivolgono a Gesù per ottenere la guarigione. In questo caso “credere non è più contare su di sé per contare unicamente su Dio” (P. Benoit). La fede nel Nuovo Testamento è anzitutto riconoscere che Gesù di Nazaret è il Messia promesso a Israele e il Figlio di Dio fatto uomo. La divinità di Gesù di Nazaret è lo specifico della fede cristiana.

Paolo

Per Paolo credere è accogliere la predicazione degli apostoli, testimoni di Gesù, e confessare che egli, Gesù, è “il Signore” (1Cor 12,3). La fede infatti nasce dall’ascolto della predicazione (Rm 10,17). Ciò che è caratteristico della fede, secondo san Paolo, è che “l’uomo è giustificato dalla fede, indipendentemente dalle opere della legge” (Rm 3,28), perché “il giusto vivrà mediante la fede” (Rm 1,17). Non è l’osservanza della Torà (= Legge), scritta e orale, quindi che può salvare l’uomo peccatore e renderlo giusto dinanzi a Dio, ma soltanto la fede, cioè l’umile accettazione della grazia di Dio, che giustifica l’uomo, mediante la morte e risurrezione di Gesù. La fede consiste dunque nell’aderire a Cristo crocifisso e risorto con la mente e il cuore e attendere da lui la salvezza: “Se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo” (Rm 10,9). Ma se la fede è “ascolto” del Vangelo di salvezza in Cristo morto e risorto ed è “obbedienza e accettazione del Vangelo di Cristo” (2Cor 9,13), essa comporta una inversione di marcia: si tratta di convertirsi al Signore (2Cor 3,16). È quanto fa lo stesso Paolo che vive di sola fede in Cristo: “Questa vita che vivo nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2,19-20).

Don Vito

(continua nell'area riservata)

 

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