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La Santa Messa
Carissime ...eccoci alla prima Circolare bimestrale di quest’anno. Giugno e Luglio sono mesi in cui molte di voi partecipano ai corsi di Esercizi Spirituali, tempo per una più prolungata sosta con il Signore, per godere intensamente della sua presenza e del suo amore. Ricordiamo nelle nostre preghiere tutte le sorelle che per vari motivi, soprattutto per anzianità e/o malattia, non possono partecipare ai corsi: il Signore doni a ciascuna di loro conforto e grazie abbondanti. Alle loro preziose preghiere raccomandiamo tutte le sorelle partecipanti agli Esercizi, perché portino frutti abbondanti di santità nelle loro vite. Il mese di Giugno è ricco di solennità: la Regina degli Apostoli (giorno 11), la Pentecoste (12), la SS. Trinità (19), la Natività di san Giovanni Battista (24), il SS. Corpo e Sangue di Cristo (26), i Ss. Apostoli Pietro e Paolo (29), san Paolo Apostolo (30). Anche il mese di Luglio inizia con una solennità, il Sacratissimo Cuore di Gesù (1), a cui seguono la Memoria del Cuore Immacolato di Maria (2), e poi due festività: san Benedetto (11) e santa Brigida (23). Centro di tutte le feste liturgiche è il mistero pasquale, il quale ci viene ri-presentato in ogni Santa Messa. è appunto a questo tema che dedichiamo la presente riflessione. Possa essa portare, a voi tutte, insieme alle altre rubriche della Circolare, la luce dello Spirito Santo, la compagnia della Regina degli Apostoli e lo zelo dell’apostolo Paolo. Fonte e Culmine Quando il Concilio Vaticano II parla della santa Messa non finisce mai di sottolinearne l’importanza. La definisce: “Centro della comunità cristiana”, “fonte e culmine di tutta la vita cristiana”, “il centro e il culmine di tutta la vita della comunità cristiana”. Radice, fonte, centro, culmine: la Celebrazione Eucaristica è il cuore della nostra fede e della nostra vita. La Messa è l’incontro tra Dio e l’uomo. “La Messa celebra il ritorno di Gesù in mezzo ai suoi, continua gli incontri che Gesù compì coi suoi discepoli dopo la sua Resurrezione… La Messa è l’incontro di Gesù risorto con i suoi. è come un’anticipazione della parusìa, della seconda venuta del Cristo… |
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| La Messa non è soltanto la presenza della Passione, è anche l’anticipazione della seconda venuta, è anche una realizzazione della vita celeste, è anche una visione di Dio, una partecipazione degli uomini alla vita divina” (D. Barsotti). Nel 988, quando va a Costantinopoli, il principe Vladimiro di Kiev, dopo aver partecipato all’Eucaristia a Santa Sofia, scrive una lettera a casa: “Non sapevamo se eravamo in paradiso o sulla terra. Mai abbiamo visto tanta bellezza… non riusciamo a descriverla, ma questo possiamo dire: qui Dio dimora in mezzo agli uomini”. Alla richiesta: “Perché non hai impedito ai cristiani di partecipare alla Celebrazione Eucaristica nella tua casa?” Il martire africano Emerito, durante la persecuzione di Diocleziano (304), rispose al proconsole romano: “Perché noi non possiamo stare senza la Cena del Signore”. Partecipazione Tutti siamo invitati a prendere parte attiva alla Messa. Non si può esserne spettatori, bisogna esserne attori. E lo si deve essere non necessariamente perché facciamo qualche cosa come la lettura o la questua, ma perché partecipiamo attivamente a ciò che viene celebrato: ascoltiamo la Parola di Dio e ci lasciamo interpellare da essa; ci offriamo con il Cristo per avere parte alla sua risurrezione; lo riceviamo perché venga ad abitare in noi e noi in lui. Tutto ciò nessuno può farlo al nostro posto. Dipende da noi vivere la Messa come una vera azione santa. Per una più viva partecipazione alla Messa la prima indispensabile condizione è la percezione viva del Risorto, presente nel cuore dell’assemblea. Dio in quel momento cessa di essere un “Egli” di cui si parla e a cui si pensa, e diventa un “Tu” a cui ci si rivolge. è quello che faceva S. Caterina quando, avvertendo con una esperienza mistica la presenza di Cristo accanto a sé, recitava così il Gloria: “Gloria al Padre, e a Te, o Figlio, e allo Spirito Santo”. E nulla impedisce – anzi, tutto richiede – che il discorso si faccia diretto anche per il Padre e lo Spirito Santo, se non nelle parole, almeno nell’attitudine interiore. Croce Il Segno di croce con l’acqua benedetta che siamo soliti fare quando entriamo in Chiesa, ci aiuta e ci fa consapevoli che stiamo entrando in un’atmosfera sacra, che abbiamo bisogno di essere “lavati”, purificati, che abbiamo sete di un’acqua misteriosa la cui sorgente è Cristo. Entriamo in un’atmosfera religiosa che ci fa percepire più forte la presenza di Dio. Il segno della croce comincia dalla testa, dall’intelligenza che noi chiediamo al Padre di purificare, e di benedire. La mano scende al nostro cuore, dove chiediamo al Cristo di stringerci, di non lasciarci mai. Poi risale alle nostre due spalle perché lo Spirito Santo abbracci tutto il nostro corpo e ci dia forza. Il segno di croce non esprime solo il grande mistero del Calvario che ci ha salvati, ma è anche “memoria” del nostro battesimo che ci ha innestati nella Pasqua di Cristo e ci ha messi “in società” con le tre Divine Persone. Segnando il nostro corpo con il segno della croce ci riconosciamo di Cristo, ci mettiamo tra i confini territoriali della Trinità. Segnarsi con il nome santo della Trinità all’inizio della Messa indica che tutto ciò che diremo, vivremo, celebreremo, si farà nel “nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Amen La Messa inizia dunque con una prima professione di fede nel mistero del nostro Dio trinitario. I cristiani vi aderiscono completamente con l’Amen che pronunciano. Amen viene dalla parola ebraica âman la cui radice evoca ciò che è solido, stabile, vero, fedele. Dire Amen significa affermare: “è così” oppure “Sia così”. Un tempo si diceva: “Così sia”. Ma Amen ha un senso più forte: non esprime soltanto un auspicio, bensì una certezza sulla quale ci si può appoggiare. Il Signore sia con voi “E con il tuo spirito” rispondiamo al sacerdote all’inizio della Messa. Questo dialogo risuona nei momenti importanti della Celebrazione Eucaristica, come per invitare l’assemblea a volgersi al Signore e ad aprirgli il proprio cuore. Mentre l’espressione “Il Signore sia con voi” contiene un augurio di benedizione, l’originale latino e greco contiene la constatazione di un dato di fatto. Si dovrebbe correttamente tradurre: “Il Signore è con voi!”. “Il sacerdote con il saluto annunzia alla comunità riunita la presenza del Signore” (Institutio Generalis, n.28). “E con il tuo spirito”: con questa risposta non si vuol dire qualcosa come: “Lo stesso succeda a te”. Significa molto di più. Il popolo si sta rivolgendo allo “spirito” del sacerdote, cioè a quella parte interiore più profonda del suo essere ordinata e consacrata proprio per guidare il popolo in questa sacra azione. Il popolo sta in realtà dicendo: “Sii il sacerdote per noi ora”, consapevole che c’è un solo sacerdote, Cristo stesso, e che colui che ora lo sta rappresentando deve essere ben sintonizzato con Lui per svolgere bene i i suoi sacri doveri. Don Vito (continua nell'area riservata) |
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