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CON IL FIAT DI MARIA
HA INIZIO LA REDENZIONE
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Carissime sorelle, il mese di marzo di quest’anno ha come centro dinamico e propulsore la PASQUA DEL SIGNORE, una festa che è considerata la più grande delle solennità. Così la descrive il Concilio Vaticano II nella Costituzione Sacrosanctum Concilium: “La S. Madre Chiesa considera suo dovere celebrare l’opera salvifica del suo sposo divino mediante una commemorazione sacra. Ogni settimana, nel giorno cui ha dato il nome di domenica, fa memoria della risurrezione del Signore, che essa celebra anche una volta l’anno, unitamente alla sua beata passione, con la grande solennità di Pasqua” (SC 102). Celebrare la Pasqua significa anzitutto accogliere questa bella notizia che costituisce il Vangelo ed è come l’asse portante che percorre tutto il dettato biblico: Dio è amore, Cristo è risorto: questo è il fondamento della fede. Centro e fondamento sono parti essenziali dell’unica costruzione. E lo sono parimenti le loro conseguenze applicative: se Dio è amore, l’uomo, icona sua, è essenzialmente capacità di amare. Se Cristo è risorto come primizia della nuova umanità, l’uomo non è più essere per la morte, ma è il cristiano essere per la vita.. Centro e fondamento sono vitalmente collegati. Dio si rivela amore, facendo risorgere Cristo e, in lui, facendo risorgere anche i figli nel Figlio. E non solo all’ultimo giorno, ma anche all’interno dei loro giorni di pellegrinaggio. “Noi sappiamo di essere passati dalla morte alla vita, perché amiamo“ (1Gv, 3, 14). Grazie al centro – perché siamo nell’area dell’amore – noi tocchiamo già il fondamento: siamo passati dalla morte alla vita. Il mistero pasquale è la vetta dell’evento Cristo: Cristo nacque per morire, morì per poter risorgere, risorse per poter ascendere, ascese per poter effondere lo Spirito. La nascita di Cristo è l’inizio del mistero pasquale. Tutta la sua vita non è che la strada per raggiungere la sua ora, la cima del monte della sua esistenza. La morte è la porta. La risurrezione è il centro. L’Ascensione ne è il fiore. L’effusione dello Spirito è il suo frutto. E poiché il mistero pasquale è il punto omega dell’evento Cristo, risulta altresì il cuore della storia del mondo. Accogliere e gridare questo annunzio di Pasqua costituisce "la carta di navigazione dei singoli e dei popoli. Là c’è da dove vieni, dove tu sei, dove tu vai", così scriveva Giorgio La Pira, il sindaco santo. Il nostro Fondatore in un testo inedito del 2 aprile 1934 esprimeva così l’augurio di Pasqua: "Un raggio di luce ad ogni anima. Un raggio di luce che diradi le tenebre. Un raggio di luce, luce che parte dal Tabernacolo. Un raggio di luce del Vangelo. Pasqua luminosa". |
UN SI CHE HA CAMBIATO IL VOLTO DEL MONDO Oltre la festa della Pasqua, dobbiamo quest’anno ricordare con particolare solennità la festa dell’ANNUNCIAZIONE, titolare dell’Istituto: il sì di Maria non solo ha dato inizio alla Redenzione, ma ha cambiato il volto del mondo. Nella storia dell’umanità ci sono dei momenti che hanno un valore unico. L’Annunciazione è uno di questi momenti. Il sì di Maria era stato richiesto da una decisione gratuita della bontà divina. Il Padre che mandava suo Figlio nel mondo avrebbe potuto compiere il suo dono senza ricorrere al consenso di una creatura. Ma egli preferiva procurarsi la cooperazione dell’umanità, in virtù dell’alleanza che desiderava instaurare con tutti gli uomini. Prima, Dio aveva stabilito un’alleanza con il popolo giudaico, alleanza che nel corso di parecchi secoli di storia, aveva assunto diverse forme ed era stata confermata attraverso molti avvenimenti. In questa diversità rimaneva pure il fatto che era un uomo che rappresentava il popolo dinanzi a Dio. Ora, nell’Annunciazione, è una donna che viene scelta, per offrire a Dio la risposta che deve istituire l’alleanza. L’instaurazione dell’alleanza con una donna introduce una nuova prospettiva. Quando un uomo rappresentava il popolo, contava sull’alleanza per fare la guerra e riportare vittorie sui nemici. Maria, invece, non vuole impegnarsi in un patto militare; aderisce a un patto non di azione violenta ma di affetto: per lei l’alleanza ha come scopo la maternità annunciata. La prima parola dell’angelo è un invito alla gioia: “Rallegrati, colmata di grazia” (Lc 1, 28). Non si tratta di un semplice saluto ma di una esortazione a rallegrarsi per il più grande evento della storia del mondo. Ricorda simili esortazioni rivolte alla “figlia di Sion”, al popolo giudaico. “Rallegrati, figlia di Sion”, con riferimento all’avvenimento messianico (Zc 9, 9). Così appare l’intenzione divina primordiale, che ispira tutto il messaggio dell’angelo: Dio vuole rallegrare l’umanità, farla entrare nella sua felicità divina. Verso questa felicità tende l’annuncio: “Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo…”. Questo Gesù è destinato a stabilire un regno che non avrà fine. Dinanzi a questo annuncio Maria è stupita, ma non perde la lucidità del suo pensiero. Fa la domanda: “Come sarà questo, poiché io non conosco uomo”. Non pone in dubbio l’annuncio, perché crede nella parola dell’angelo, ma chiede come il progetto si compirà, perché è vergine e desidera conservare la sua verginità. Crede che questo sarà, ma vuole sapere come questo sarà. L’angelo le spiega la risposta divina. “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo”. E’ una risposta che piace a Maria e colma il suo desiderio. In questa prospettiva la verginità, invece di essere un ostacolo alla maternità, è la via che permette alla maternità di compiersi. E’ lo Spirito Santo che con il concorso della Vergine opererà il concepimento del bambino. Subito viene il consenso: “Ecco la serva del Signore. Avvenga di me quello che hai detto”. Era un sì chiaramente espresso, senza nessuna riserva. Al momento che fu pronunciato, lo Spirito Santo realizzò il progetto divino e il mondo cambiò volto, perché ormai possedeva il figlio di Dio come Salvatore incarnato. Il sì di Maria ha trasformato le condizioni di esistenza di tutti gli uomini. ECCOMI… “Nel fiat vi palpitano una consacrazione universale, un donarsi senza riserve e senza limiti, un accettare con le braccia levate in alto qualsiasi evento, anche inaspettato, voluto o permesso dal Padre, e lei, la Madre, non potrà mutarlo. Con il suo fiat, la Vergine diceva di fatto amen alla notte di betlemme senza casa, senza culla; diceva amen alla fuga in Egitto sconosciuto e ostile; amen al silenzio di Dio durante trent’anni; amen alle ostilità dei sinedriti; amen allo scatenarsi delle forze politiche, religiose e militari che trascineranno Gesù nel torrente della crocifissione e della morte; amen a tutto quanto il Padre avrebbe disposto o permesso e che ella non avrebbe mai tentato di mutare. Insomma, la Madre, col suo avvenga di me entra in pieno nella ricca e profonda corrente delle grandi anime che non domandano, discutono o protestano, ma che si abbandonano in silenzio e depongono la loro fiducia nelle mani onnipotenti del loro amato Signore e Maestro”. (I. Larrañaga, Il silenzio di Maria, p. 65). La S. Pasqua del 2005 deve essere vissuta con particolare attenzione, essendo l’Anno dell’Eucarestia. Nella Lettera Apostolica Mane nobiscum Domine, il Papa così scrive: “In Gesù, nel suo sacrificio, nel suo sì incondizionato alla volontà del Padre, c’è il sì, il grazie, l’amen dell’umanità intera. La Chiesa è chiamata a ricordare agli uomini questa grande verità… In quest’anno dell’Eucarestia ci si impegni a testimoniare con più forza la presenza di Dio nel mondo. La cultura dell’Eucarestia promuove una cultura del dialogo, che trova in essa forza e alimento… Chi impara a dire grazie alla maniera di Cristo crocifisso, potrà essere un martire, ma non sarà mai un aguzzino” (MND, 26). Don Antonio |