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CIRCOLARE

 

 

OBBEDIENZA, ASCOLTO DI DIO


Carissime...


abbiamo appena vissuto, di presenza o con il cuore, la celebrazione del 50° di fondazione del nostro Istituto (24 febbraio), assieme agli altri Istituti della Famiglia Paolina ed ai Cooperatori che hanno festeggiato il 90° di fondazione.
Ringraziamo Dio che, per mezzo del Beato Alberione, si è fatto questa bella Famiglia, a cui noi siamo felici di appartenere. Questo anno lo dedicheremo a portare questa festa del 50°, nei nostri luoghi di vita parrocchiale e diocesana: per far conoscere il Beato Alberione, la Famiglia Paolina e il nostro prezioso e amato Istituto.
Oltre alla solennità di San Giuseppe (il 15) e alla festa dell’Annunciazione del Signore (il 31), Marzo ci porta il grande dono della Pasqua di risurrezione, preceduta dalla passione e morte di nostro Signore.
La morte di Gesù è il luogo dove si concentra e si riassume tutta la vita di Gesù: vita di totale obbedienza al Padre, un’obbedienza senza limiti e misure, fino “alla morte di croce”, fino al “tutto è compiuto”. Alla radice dell’obbedienza di Gesù c’è, il suo immenso amore per il Padre.

Obbedienza consacrata


L’obbedienza di Gesù fino alla morte, ha portato all’uomo la redenzione, la salvezza. Con il voto di obbedienza – unito a quello di povertà e castità – un numero infinito di discepoli di Gesù si sono messi alla sua sequela, offrendo tutta la loro vita a Dio. Con questo voto non si rinuncia soltanto a delle cose (povertà), nè solamente all’affetto di una persona (castità), ma direttamente a se stessi, al bene più prezioso, che è quello della libertà.
L’obbedienza è un ordinare la realtà secondo il progetto di Dio, plasmare la propria vita orientandola verso di Lui. È consegnare l’intera esistenza nelle sue mani, lasciare che dia forma a tutta la nostra vita secondo i suoi disegni. L’obbedienza è la realizzazione del progetto di Dio nella propria persona. Essa raccoglie tutti i nostri piani e li colloca nella prospettiva del piano infinito di Dio per noi (J. Ridick).
Come Gesù, il discepolo deve avere come alimento la volontà del Padre, essere attento all’imprevedibilità del suo amore, vivere con piena disponibilità i richiami della sua grazia. L’obbedienza è “ingresso nelle cose del padre”. Accettando di morire al proprio arbitrio si diventa partecipi degli orizzonti della libertà stessa di Dio (P. G. Cabra). “L’obbedienza – scrive san Benedetto – è la caratteristica di coloro che non considerano nulla più caro di Cristo” e nulla vogliono anteporre al suo amore.
L’obbedienza a Dio è come il “filo dall’alto” che sostiene la splendida tela del ragno che pende da un cespuglio. Il piccolo ragno ha fatto questo filo e, scendendo giù da esso, ha costruito tutta la sua tela. Quando il lavoro è terminato il ragno non distrugge il filo su cui tutta la tela è costruita. È infatti questo filo che, dal centro, sostiene il tutto e senza il quale tutto crollerebbe. Se qualche parte della tela viene danneggiata, il ragno la ripara immediatamente, ma se si rompe il filo dall’alto, il ragno abbandona tutto e si sposta altrove, perché ormai non c’è più niente che si possa fare. L’obbedienza a Dio è questo “filo dall’alto” (Cantalamessa).

Vocazione all’obbedienza


Quando tu hai la sorte – scrive P. G. Cabra – di sentirti amato dall’Amore e di comprendere d’essere preceduto e atteso da un Padre e d’avvertire che la tua esistenza è sorretta dalle sue mani sicure e di percepire ch’Egli, il Creatore dell’universo, ti pensa e ti segue ed ha preparato una strada appositamente per te, allora l’adorazione e la lode sono la tua risposta più immediata, cui segue la domanda ammirata e trepidante: che cosa vuoi da me, Signore? È da qui che nasce nel cuore dell’uomo la passione di cercare la volontà di Dio, per farla propria e seguirla. Infatti “Colui che fa funzionare l’universo non sarà forse in grado di far andare bene anche la mia vita?”.
I grandi spiriti religiosi dell’umanità sono stati presi e inebriati dalla volontà di Dio e il lasciarsi guidare da Dio è stata la loro preoccupazione dominante. Un mistico non cristiano affermava che la “decisiva illuminazione spirituale consiste nel capire che occorre lasciarsi guidare da Dio, invece che autogovernarsi. Il governo di Dio precede il tuo esistere. Dio era per te, prima che tu fossi per te. E come ti governava prima che tu fossi, così ti governa dopo che tu sei… Evita di governare te stesso: ciò che Dio fa per te, non volerlo fare tu” (Ibn Atà A.). E ancora: “Lo stolto, quando si sveglia di mattina, pensa che cosa farà; l’intelligente pensa che cosa farà Iddio di lui”.
Per Giovanni della Croce l’unione mistica “consiste nella totale trasformazione della nostra volontà in quella di Dio, di modo che in essa niente vi sia di contrario al volere di Dio, ma ogni suo atto dipenda totalmente dalla volontà di Dio”. Unione della povera volontà umana con la volontà di Dio: ecco l’espressione più alta della creatura e la sua più completa realizzazione.
Colui che, in tutte le cose, prega “sia fatta la tua volontà”, aspira a Dio solo. “Dio solo” comincia a diventare una realtà viva nella tua vita quando, mancando qualche cosa, dici a te stesso che, nonostante tutto, tu hai Dio. Cominci a volere Dio sul serio quando prima di un’azione ti chiedi non quale è la tua decisione più bella, più grande, più utile, più gratificante, ma quale è la più conforme alla volontà di Dio. “Dio solo” diventa una realtà operante quando nel tuo agire tu ti rivolgi abitualmente a Dio, prendi come punto di riferimento costante la sua volontà, cerchi di piacere a Lui prima che agli uomini o a te stesso, cerchi la sua grazia, tieni Lui come termine di confronto. “Dio solo” diventa realtà quando ti sta a cuore prima di tutto la realizzazione dei suoi piani.
Più si avanza sulla strada dell’obbedienza, più diventano familiari alcuni atteggiamenti fondamentali dei santi: l’indifferenza di S. Ignazio (pronti per attuare qualsiasi decisione di Dio), la via dell’infanzia spirituale di S. Teresa di Lisieux (attendendo tutto da Dio come un bimbo dal padre), l’abbandono in Dio di S. Francesco di Sales (nulla desiderando e nulla rifiutando, volendo solo ciò che vuole Dio), la piena conformazione a Cristo di don Alberione, fino a giungere a quella creatura nuova in cui “il Cristo solo vive, pensa, opera, ama, vuole, prega, soffre, risuscita” (DF 64). Nella Bibbia tutta la pedagogia del Signore tende a questo: che il fedele liberamente accetti di lasciar fare a Lui, che si fidi di Lui, che arrivi al punto di avere come unica sua volontà la stessa volontà di Dio.
Si cerca la volontà di Dio e si obbedisce in proporzione all’amore. Se si fa fatica a fare la volontà di Dio è perché non si ama abbastanza. Se si amasse Dio veramente e intensamente, si correrebbe lungo la via della sua volontà. Il fatto è che amiamo di più noi stessi e facciamo più volentieri la nostra che la sua volontà. “Uomo – scrive Silesius – in ciò che ami sarai trasformato. Diverrai Dio, se ami Dio e terra, se ami la terra”.

Don Vito

(Continua nell'area riservata)


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